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L’Ernia Inguinale

L’ernia inguinale può diventare un problema ben più complicato rispetto a quanto si possa immaginare. Un inconveniente di questo tipo colpisce soprattutto il sesso maschile, ma va monitorato a dovere per scongiurare qualsiasi rischio.

Stiamo parlando di una sporgenza di viscere del corpo umano dalla sua sede naturale, in direzione della zona pelvica. In linea di massima, i muscoli resistono a dovere ad ogni tipo di pressione e sollecitazione. Tuttavia, l’inguine maschile è alquanto sensibile a causa di numerose diramazioni presenti al suo interno, con scarsa muscolatura. L’ernia inguinale costituisce circa il 75% delle ernie addominali e si forma al di sopra del legamento inguinale.

Questo tipo di ernia può essere diretto, cioè un’ernia da sforzo che si estende per anteriore. Al tempo stesso può essere indiretto, ossia transitare mediante l’anello inguinale profondo e spingere verso l’esterno in seguito ad un percorso non diretto. Molto pericolosa è la cosiddetta ernia mista, che corrisponde all’unione dell’ernia inguinale diretta e indiretta.

L’ernia inguinale può essere provocata da una parete addominale più debole del solito, unita ad un tono muscolare insufficiente. Una situazione del genere riguarda soprattutto gli uomini. In alcune circostanze, le viscere derivanti dall’ernia fanno pressione sui tessuti meno forti e causano l’espulsione di materiale di varia natura. Per quanto riguarda il sesso femminile, il canale inguinale è caratterizzato da un rischio minore.

Tra i fattori di pericolo dell’ernia inguinale, vanno segnalati i lavori troppo pesanti, il tono muscolare limitato della parete, la tosse cronica, la stitichezza frequente, l’obesità e l’essere sottopeso. Il problema si manifesta inizialmente mediante un piccolo rigonfiamento, doloroso, fastidioso o asintomatico. I problemi possono presentarsi quando ci si trova in posizione eretta, specialmente in caso di tosse, stitichezza o attività fisica intensiva. Dai problemi di deambulazione all’indigestione alla pesantezza alla gamba, possono presentarsi vari sintomi da monitorare con tutta la dovuta attenzione.

L’ernia inguinale viene riscontrata in seguito ad una diagnosi di natura chimica. Ci vuole una visita medica per analizzare la situazione e risolverla alla radice, con una conseguente palpazione nell’area sospetta. Se l’esame iniziale non è sufficiente, si procede ad un’ecografia. Per curare l’ernia inguinale, può essere sufficiente una rapida pressione oppure, in casi più estremi, ci vuole l’intervento chirurgico. Se quest’ultimo non può essere attuato, si passa all’utilizzo di un cinto ortopedico per salvaguardare la salute della parete inguinale.

A tutto ciò, bisogna aggiungere che l’ernia inguinale può ripresentarsi una volta su dieci, con il rischio di dover subire ulteriori operazioni dopo la prima. Se si ha a che fare con un’ernia strozzata o incarcerata, non si può fare altro che sottoporsi ad un intervento. Con tali prerogative, un simile problema va prevenuto a dovere per evitare che possa tramutarsi in una situazione molto pericolosa sotto l’aspetto relativo alla salute.

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Birulina Alta

Il ruolo della bile

La bile è un liquido giallo dorato prodotto dalle cellule epatiche che attraverso i canali biliari viene raccolta nella colecisti per poi essere immessa nel duodeno e entrare a far parte del processo digestivo.

Il ruolo della bile è quello di “emulsionare” le sostanze grasse degli alimenti ingeriti in modo che in un secondo momento la secrezione del succo pancreatico possa svolgere la sua azione digestiva sui grassi.

La bile raccolta nella colecisti che entra nel processo digestivo, in parte – mediamente il 10% – viene espulsa con gli escreti (feci) mentre per la rimanente parte i suoi componenti vengono riassorbiti dalle pareti intestinali e riportate al fegato dal quale vengono successivamente rielaborati per formare nuova bile stabilendo così un circolo chiuso tra intestino e fegato (circolo entero-epatico).

Metabolismo della bilirubina

Ora che per grandi linee si conosce il ruolo della bile nella dinamica digestiva ci si può concentrare su uno dei suoi costituenti; la bilirubina, un componente di colore bruno arancio costituente principale della bile che le conferisce un tipico colore giallo scuro.

La bilirubina è un prodotto di scarto per il nostro organismo principalmente generata per circa l’80% dalla fine del ciclo vitale del globulo rosso per lisi (disgregazione) della molecola proteica non enzimatica emoglobina il più importante costituente del globulo rosso – vita media 120 giorni – che conferisce al sangue il suo colore caratteristico.

È utile sapere che il derivato parziale della trasformazione dell’emoglobina è la biliverdina che in una successiva reazione ne determina la riduzione in bilirubina.

Il rimanente 20% di produzione giornaliera di bilirubina è generata dalla disgregazione di altre emoproteine (proteine del sangue, e.g. citocromi e mioglobina) così come dalla eritropoiesi inefficace naturali anomalie nella produzione di eritroblasti – le cellule progenitrici dei globuli rossi – che per tale motivo vengono scartati.

Tale processo di disgregazione continua fa si che ci sia una concentrazione di bilirubina insolubile in circolo nel sangue che raggiunto il fegato – attraverso il vettore albumina prodotto dal fegato e al quale la bilirubina si lega – subirà un ulteriore processo di trasformazione che la renderà idrosolubile.

In base a quanto riportato è evidente come sia possibile classificare la bilirubina in due tipi:

  • Bilirubina indiretta o non coniugata, che non ha ancora subito processi di trasformazione nel fegato, non è ancora passata nei canali biliari e si trova nel sangue;
  • Bilirubina diretta o coniugata, che si forma nelle cellule epatiche per coniugazione della bilirubina indiretta con l’acido glicuronico, rendendosi così idrosolubile e potendo passare nella bile. In minima quantità si trova anche nel sangue.

Misurare la concentrazione di bilirubina

La produzione media di bilirubina varia tra i 250 e i 350mg nell’arco delle 24 ore e la bilirubinemia è l’esame di laboratorio – nella pratica è un prelievo di sangue – che ne misura la concentrazione. I valori di riferimento normali oscillano nei range:

  • Bilirubina totale 0,3-1,0 mg/dl;
  • Bilirubina diretta: 0,0-0,4 mg/dl;
  • Bilirubina indiretta: 0,1-1,0 mg/dl;

In minima parte – pochi mg al giorno, mediamente intorno al 2% del totale – la bilirubina che non passa la captazione epatica viene escreta con le urine previa captazione dei reni.

NOTA: I valori riportati sono valori medi e possono differire leggermente da laboratorio a laboratorio.

Valori anomali

Quando, a causa di alcuni stati patogeni, la concentrazione di bilirubina aumenta in maniera importante, essa passa nei tessuti conferendo loro una caratteristica colorazione giallognola detta ittero.

Ciò avviene perché i processi di escrezione della bilirubina in qualche modo non funzionano più ingenerandone un accumulo detto iperbilirubinemia.

Nel ripercorre l’itinerario fisiologico descritto risulta evidente che un suo aumento nel sangue può essere dovuto ad alterazioni a diversi livelli. Le forme più importanti si verificano:

  • Per una aumentata distruzione dei globuli rossi (riduzione della vita media);
  • Per una disfunzione epatica;
  • Per un difetto di escrezione attraverso le vie biliari.

– Il primo scenario induce una iperbilirubinemia indiretta dovuto alla incapacità del fegato di smaltire quella prodotta. In questi casi si parla di ittero emolitico tipico di alcune patologie quali:

  • Talassemia (o anemia mediterranea);
  • Ipersplenismo;
  • Emolisi extravascolare;
  • Leucemie;
  • Anemia perniciosa;
  • Anemia emolitica (e.g. dovuta ad infezioni).

– Le disfunzioni del fegato portano generalmente ad una iperbilirubinemia diretta le cui cause, generalmente genetico-ereditarie, vedono:

  • Sindrome di Gilbert, disfunzione delle cellule epatiche deputate. In questo caso può essere misurato anche un lieve eccesso di bilirubina indiretta e/o totale.
  • Sindroem di Criggler-Najar, difetto di coniugazione della bilirubina con l’acido glicuronico.
  • Sindrome di Dubin-Johnson, incapacità della cellula epatica di riversare la bilirubina coniugata nei condotti biliari.

– L’ultimo scenario vede un ittero da stasi (ristagno o rallentamento) nel quale la bilirubina diretta ha un valore maggiore di quella indiretta. In queste condizioni il metabolismo della bilirubina è regolare in tutte le sue fasi ma c’è un difetto di escrezione che non permette la sua eliminazione attraverso il duodeno. Alcune cause vedono:

  • Cirrosi biliari;
  • Infiltrati leucemici;
  • Calcolosi delle vie biliari;
  • Stenosi cicatriziali;
  • Pseudocisti;
  • Tumori pancreatici.

Da quanto detto emerge chiaramente come sia tutt’altro che facile porre una diagnosi esatta di iperbilirubinemia e di come siano laboriose le ricerche di laboratorio e strumentali atte a identificarne la natura. Molte cause in essere per un sintomo di un’alterazione precisa e localizzata.

NOTA: Non si avanzano pretese in ambito medico-scientifico e i fatti vengono riportati così come sono nella realtà. Quanto letto non sostituisce e non intende sostituire nel modo più assoluto una rigorosa visita medica a partire dal proprio medico curante.

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Denti Bianchi in Modo Naturale: 10 Consigli Utili

Un sorriso sano e profumato è il nostro miglior biglietto da visita. Mantenere la salute della nostra bocca può essere molto semplice, basta seguire alcuni accorgimenti. Vediamo insieme quali rimedi naturali possono esser utilizzati per pulire e sbiancare i nostri denti.

Sbiancamento dentale? Rivolgiti sempre al tuo dentista

Una bocca sana e pulita e l’obiettivo di tutti. Prendersi cura dei propri denti non è solo una questione di natura estetica, ma rappresenta un investimento per la nostra salute generale. Per ottenere un sorriso smagliante, potreste rivolgervi al vostro dentista di fiducia che valuterà se effettuare o meno il trattamento. È importante, infatti, evitare di sbiancare i denti con prodotti che normalmente troviamo in commercio poiché, questa procedura che apparentemente non presenta rischi può, invece, essere un pericolo per la vostra salute dentale. I trattamenti sbiancanti con prodotti di sintesi dovrebbero essere sempre evitati in presenza di gengiviti, infiammazioni del cavo orale o in caso di ipersensibilità. Rivolgetevi sempre, quindi, a personale medico esperto!

Come rendere i denti più bianchi con rimedi naturali

Vediamo ora insieme 10 rimedi naturali e consigli che vi consentiranno di rendere i vostri denti più bianchi e più sani.

1. Bicarbonato. Per sbiancare efficacemente i denti e avere risultati visibili in pochi giorni, provate ad utilizzare il bicarbonato miscelato a poca acqua. Create, così, una pappetta da usare sullo spazzolino da denti proprio come un normale dentifricio.

2. Lavare i denti dopo aver mangiato. Se ne avete la possibilità, lavate sempre i denti dopo aver mangiato. Oltre a regalarvi un alito sempre fresco e profumato, questa piccola attenzione vi aiuterà a mantenere la vostra dentatura sempre perfettamente bianca.

3. Utilizzate filo e scovolino. Almeno una volta al giorno, per una pulizia ottimale, è consigliabile utilizzare il filo interdentale e lo scovolino. In questo modo, riuscirete ad eliminare le tracce di cibo tra i denti, prevenendo l’ingiallimento dentale.

4. Prevenzione. La prevenzione è la prima arma per avere una dentatura bianca e sana. Ogni 6 mesi è consigliabile recarsi dal proprio dentista per effettuare un controllo e un’eventuale pulizia dei denti. In questo modo, sarete liberi dalla placca, nemica numero uno dei denti.

5. Utilizzate lo spazzolino elettrico. Utilizzare uno spazzolino elettrico è una scelta intelligente poiché riuscirete a garantire ai vostri denti una salute migliore. Uno spazzolino di ultima generazione permette di effettuare una pulizia più approfondita eliminando residui di cibo e placca. I vostri denti saranno più sani e bianchi!

6. Usare correttamente lo spazzolino. Se usate, invece, uno spazzolino tradizionale, fate attenzione al movimento che effettuate per pulire i denti. La pulizia va effettuata partendo dalla gengiva e scendendo verso il dente e non il contrario. Il movimento dovrà, inoltre, essere leggero e non violento per evitare di creare danni alle vostre gengive.

7. Aceto di mele. L’aceto di mele è un prodotto ottimo da usare come collutorio. Disinfetta e pulisce a fondo tutta la bocca e rende i denti più bianchi.

8. Evitare caffè, tè e fumo di sigaretta. L’assunzione giornaliera di questi alimenti tende, a lungo andare, a rovinare e macchiare lo smalto dei denti. Il fumo di sigaretta, oltre a provocare seri danni alla vostra salute, macchia i denti e provoca gengiviti e irritazioni a tutto il cavo orale.

9. Limone. Anche il limone può essere usato per smacchiare e ridare brillantezza alla dentatura.

10. Pulizia della lingua. Non tutti ci pensano, ma pulire la lingua ed eliminare batteri e microbi che si trovano sopra di essa dovrebbe essere un’operazione di routine. La vostra bocca non può essere pulita e sana se la vostra lingua è sporca. Per effettuare una pulizia corretta, in commercio potrete trovare strumenti come il raschia lingua in rame, igienico e pratico.

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Come Rafforzare le Difese Immunitarie

Salvaguardare la nostra salute e il nostro benessere dovrebbe essere una priorità per tutti noi. Con pochi semplici accorgimenti, nella vita di tutti i giorni è sicuramente possibile rafforzare il nostro sistema immunitario, spesso vittima di uno stile di vita scorretto e stress eccessivo. Vediamo insieme alcuni rimedi e consigli per restare in buona salute.

Perché si abbassano le nostre difese immunitarie?

Avere un sistema immunitario che non funziona a dovere significa permettere a virus e batteri di entrare più facilmente nel nostro organismo, creando danni più o meno seri, ed essere, quindi, esposti maggiormente a malattie ed infezioni. Il nostro sistema immunitario è, a tutti gli effetti, la nostra arma di difesa da tutti gli agenti patogeni con cui quotidianamente entriamo in contatto. Dopo questa premessa, è facile comprendere come sia assolutamente importante mantenere sempre il proprio sistema immunitario efficiente.

Vi sono diversi motivi per cui si può andare incontro ad un abbassamento delle difese naturali del nostro organismo:

• Sbalzi eccessivi di temperatura;

• cambio stagione;

• stress;

• abitudini alimentari non corrette;

• uso eccessivo e scorretto di farmaci come gli antibiotici;

• scorretto stile di vita;

• sedentarietà.

Come rafforzare il sistema immunitario

Abbiamo visto l’importanza che ha per la nostra salute generale mantenere un sistema immunitario il più possibile sano ed efficiente. L’inverno è sicuramente la stagione che mette più a dura prova il nostro organismo, ma anche con il cambio di stagione spesso ci sentiamo stanchi, debilitati e con poche forze a disposizione. Questi sono i segnali che il nostro sistema immunitario non sta funzionando correttamente e ha bisogno di aiuto e sostegno per poter svolgere al meglio il proprio compito di protezione e difesa.

Come riuscire conservare la salute ed aumentare le nostre difese immunitarie? Vediamolo insieme:

1. Corretta alimentazione. Sappiamo che per mantenerci in buona salute e conservare il nostro benessere, l’alimentazione è fondamentale. Sarebbe opportuno seguire una dieta varia ed equilibrata, evitando un uso eccessivo di zuccheri e cibi raffinati. La frutta e la verdura giocano un ruolo chiave per mantenere il nostro sistema immunitario sempre in forma e dovremmo consumare almeno 5 porzioni al giorno di questi preziosi alimenti.

Vi sono poi alcuni cibi che possiedono capacità curative e sono dei veri alleati per il nostro benessere.

• Aglio: grazie al suo contenuto in allicina, riesce a stimolare e rafforzare le nostre difese naturali e a contrastare efficacemente le infezioni. L’aglio è un ottimo alleato per prevenire malattie cardiache e cancro.

• Agrumi: contengono vitamine importanti per il nostro benessere, tra cui spicca la vitamina C fondamentale per le nostre cellule immunitarie e per favorire l’assorbimento a livello intestinale del ferro contenuto nella frutta e nella verdura.

• Frutta secca: mandorle, noci e nocciole sono alimenti ricchi di vitamina E ed antiossidanti, utili per prevenire malattie respiratorie ed infezioni.

• Yogurt: questo alimento prezioso rafforza la nostra flora batterica intestinale.

2. Praticare sport. Tenersi attivi grazie ad una pratica sportiva leggera e costante è fondamentale per la nostra salute e per aumentare le nostre difese. Attenzione però a non esagerare!

3. Adottare un corretto stile di vita. Avere uno stile di vita corretto significa prevenire le malattie e vivere meglio. Bisognerebbe cercare di riposare almeno 7/ 8 ore a notte, in modo da recuperare le energie spese durante la giornata.

Altro consiglio è quello di limitare le fonti di stress che portano ad abbassare in maniera importante le nostre difese immunitarie.

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Valori Pressori

Valori pressori: tante variabili da considerare

I valori pressori sono un importante indicatore del nostro stato di salute, delle nostre emozioni e del nostro stile di vita. I fattori che possono portare significative variazioni su questi valori sono davvero molti. La pressione può infatti variare in base al peso e all’età, all’ora in cui la si misura, all’etnia, al tipo di apparecchio impiegato per la rilevazione e al generale stato psicofisico del soggetto. Tanto per fare un esempio la pressione di un bambino, influenzata in particolar modo dall’altezza, ha dei valori normalmente inferiori a quelli di un soggetto adulto. Quest’ultimo, a sua volta, li avrà inferiori rispetto a quelli di una persona anziana. Chi è avanti con gli anni, infatti, va incontro a una fisiologica perdita di elasticità delle arterie. Il flusso del sangue trova quindi una maggiore resistenza e la pressione aumenta.

Quali sono i valori normali

Sulla base di questo ampio ventaglio di variabili viene quindi naturale chiedersi se esista un range all’interno del quale collocare i valori pressori ideali. Diversi studi epidemiologici si sono fatti carico del problema e hanno convenuto che, per un adulto, i valori ottimali della pressione sistolica, la cosidetta “massima”, dovrebbero mantenersi nei limiti tra i 115 e i 130 mmHg. La pressione diastolica, la “minima”, dovrebbe essere tra i 75 e 85 mmHg. Naturalmente, durante uno sforzo fisico, i valori vanno incontro a delle oscillazioni del tutto naturali e legate al tipo di attività più o meno intensa e che richiede un incremento di ossigeno per sostenere lo sforzo muscolare. In questo, così come in molti altri casi, le variazioni pressorie sono transitorie e non destano alcuna preoccupazione per la salute.

Ipertensione e ipotensione

Si parla di ipertensione quando la pressione è alta e supera a riposo i 140/90 mmHg. Il problema non va sottovalutato, può generare danni seri e può dipendere da varie cause che vanno dal sovrappeso, dalla vita sedentaria e dallo stress fino a una serie di patologie o all’assunzione di alcuni farmaci. Vertigini, palpitazioni annebbiamento della vista e altre complicazioni più serie sono i sintomi che solitamente accompagnano l’ipertensione. Una apposita terapia medica, la dieta, il movimento e uno stile di vita sano sono solitamente in grado di riportare la pressione entro i limiti normali. Anche l’ipotensione, tuttavia, può generare disagi. La pressione bassa, con valori sistolici e diastolici inferiori a 90/60 mmHg, può dipendere da disidratazione, infezioni, allergie, anemia e altri disturbi. Pur essendo meno pericolosa dell’ipertensione va comunque mantenuta sotto controllo e, anche in questo caso, il medico saprà fornire la giusta soluzione al problema. Per avere la certezza di rilevare i valori corretti è preferibile evitare misurazioni dopo i pasti o alla sera, quando la pressione tende a diminuire o immediatamente dopo uno sforzo fisico quando, al contrario, tende a impennarsi. Il suggerimento è quello di misurare la pressione al mattino. Il picco massimo di cui tener conto per scongiurare possibili rischi cardiovascolari si riscontra infatti in questo momento della giornata.

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Mononucleosi

La mononucleosi è una malattia infettiva trasmissibile attraverso la saliva. Proprio per questo motivo, è detta anche “malattia del bacio“. L’infezione può essere trasmessa per effetto dei droplets di saliva emessi tramite starnuti e colpi di tosse, oppure condividendo bicchieri e posate con un soggetto infetto. La mononucleosi è una conseguenza dell’infezione da Epstein Barr Virus (EBV), appartenente alla famiglia degli Herpes Virus. Colpisce soprattutto gli adolescenti e i bambini, anche se gli adulti non ne sono completamente esenti. È più facile contrarre l’infezione quando il sistema immunitario risulta indebolito (ad esempio, durante un periodo di stress o dopo una malattia debilitante).

I sintomi

Nella maggior parte dei casi, la mononucleosi decorre in maniera asintomatica; altre volte, invece, si manifesta attraverso sintomi lievi e transitori, tra cui:

  • astenia (forte stanchezza)
  • mal di gola (faringite)
  • mal di testa
  • inappetenza
  • dolori muscolari
  • febbre
  • ingrossamento dei linfonodi
  • rash cutaneo
  • ingrossamento della milza

L’unico disturbo che tende a persistere, anche per diversi mesi dopo il termine dell’infezione, è una sensazione di stanchezza generalizzata. Nonostante la scarsa pericolosità della patologia in sé, le complicanze legate alla mononucleosi, anche se abbastanza rare, possono essere più gravi della malattia stessa. Tra queste vale la pena citare l’encefalite, la meningite, l’epatite, la sindrome di Guillain-Barré, la miocardite, la trombocitopenia, l’anemia emolitica e la splenomegalia (un ingrossamento della milza che, sebbene asintomatico, può condurre alla rottura dell’organo in seguito a sforzi o traumi).

La diagnosi

La diagnosi di mononucleosi deve essere effettuata dal medico, attraverso il riconoscimento dei sintomi e dei segni tipici della malattia. Oltre a mal di testa, febbre e spossatezza, il medico può riconoscere anche la presenza di faringite, che si manifesta attraverso mal di gola e tonsille ricoperte da una patina biancastra. Per confermare la diagnosi, il medico può consigliare alcuni esami, tra cui le analisi del sangue, che consentono di individuare la presenza degli anticorpi anti EBV, sia del tipo IgG che IgM. Entrambi le classi di anticorpi compaiono in seguito all’infezione (in particolar modo le IgM, che indicano lo stato di attività del virus). Quando le IgM calano e lasciano campo libero alle IgG, ciò vuol dire che l’infezione è stata definitivamente superata.

Trattamento e prevenzione

Non esiste alcun trattamento specifico contro la mononucleosi. In ogni caso, può rivelarsi utile l’uso di antipiretici e antinfiammatori. Qualora il medico dovesse individuare un interessamento della milza, allora sarà necessario evitare il rischio che la stessa si rompa, limitando il più possibile gli sforzi fisici. Per quel che riguarda la prevenzione della malattia, invece, è fondamentale evitare qualsiasi contatto con la saliva o le secrezioni degli individui infetti. È importante anche ricordare che il virus resta nella saliva per diversi mesi dopo il termine dell’infezione.

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Come Depurare il Fegato

Il fegato è uno degli organi più importanti del corpo umano, perché si occupa di metabolizzare i cibi e di smaltire ogni sostanza che ingeriamo.

Proprio per questo motivo va tenuto sempre in perfetta efficienza, ed al primo sintomo di affaticamento si deve correre subito ai ripari.

È ciò che affronteremo in questa guida, dedicata a come depurare il fegato.

Fegato affaticato: da cosa dipende

Il primo campanello d’allarme di un fegato affaticato è un dolore persistente e acuto al fianco destro. Proprio lì si trova questo importantissimo organo infatti.

I motivi per cui il fegato può affaticarsi sono diversi, e possono dipendere da:

  • alimentazione ricca di grassi: i grassi, soprattutto quelli di tipo saturo, sono da consumare con moderazione. Eccedere con burro, carne rossa, formaggi grassi è un buon sistema per portare il fegato all’eccesso;
  • consumo eccessivo di alcolici: anche i liquori e gli alcolici andrebbero consumati con criterio. Un bicchiere di vino ogni tanto a pasto ad esempio può rappresentare un buon coadiuvante della salute, ma consumare regolarmente alcol può essere invece dannoso;
  • consumo eccessivo di fritti: anche i fritti andrebbero limitati, soprattutto facendo attenzione a non far salire l’olio di cottura oltre il punto di fumo, provocando la bruciatura dell’olio stesso con conseguenze nocive sulla salute
  • terapie farmacologiche prolungate: proprio perché attraverso il fegato passa tutto ciò che deve essere metabolizzato, si intuisce come una terapia a base di farmaci che duri nel tempo possa affaticare quest’organo;
  • stile di vita sregolato: in generale infine, uno stile di vita con molti eccessi non è salutare, e non solo per il fegato.

Se il fegato è affaticato, come si può depurare?

Come depurare il fegato

La prima cosa da fare per depurare il fegato è assumere un’alimentazione benefica che contenga:

  • fibre
  • carciofi
  • mirtilli
  • tisane depurative.

Le fibre aiutano l’organismo ad eliminare le tossine in eccesso, di fatto sollevando il fegato da un eccesso di lavoro.

I carciofi sono particolarmente indicati per depurare il fegato, grazie alla presenza della cosiddetta ‘cinarina’, dalle proprietà depurative e protettive proprio del fegato. La funzione di questa sostanza, tra l’altro, è quella di stimolare la produzione della bile.

I mirtilli hanno una potente azione antiossidante, e aiutano la circolazione sanguigna. Inoltre abbassano la concentrazione del colesterolo e svolgono un’azione antinfiammatoria.

Le tisane depurative sono poi molto utili per depurare il fegato, e possono essere preparate con alcuni ingredienti facilmente reperibili in erboristeria, come:

  • curcuma: la curcuma è una spezia particolarmente apprezzata per la sua azione antinfiammatoria e di stimolo per la produzione della bile;
  • cumino: ha una potente azione di eliminazione dei gas e di stimolo della bile;
  • menta: la menta è particolarmente consigliata proprio nei disturbi del fegato e più in generale per la digestione.

In erboristeria si possono trovare tisane che combinano tra loro diverse sostanze benefiche già pronte per la consumazione in acqua calda.

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Linfonodi del Collo Ingrossati: Perchè?

I linfonodi del collo ingrossati non sono una malattia, sono, piuttosto, i sintomi di un’infezione in corso nel nostro organismo, o meglio, nella zona tra il capo e il torace, in cui questi sono collocati.
I linfonodi del collo si trovano sotto e dietro le orecchie, alla base e ai margini delle mandibole, sulla parte superiore delle clavicole e sono collegati tra loro come una collana di perle o, più semplicemente, una catena. La loro funzione è quella di drenare e filtrare la linfa che proviene dalla testa e che poi viene scaricata nei tronchi linfatici giugulari.
Quando i linfonodi del collo sono ingrossati si può pensare ad un’infezione batterica o virale in corso, a malattie autoimmuni o, in rari casi, a tumori. Anche un banale mal di gola può gonfiare i linfonodi del collo, per cui non bisogna allarmarsi o trarre subito delle conclusioni sbagliate.
Insomma, quando succede, i linfonodi del collo si possono ingrossare velocemente se si tratta di un’infezione o un trauma, invece, se si tratta di una malattia autoimmune o di un tumore s’ingrossano gradualmente. Il gonfiore è accompagnato quasi sempre dal dolore, che in alcuni casi è constante e in altri si rivela solo quando si va a palpare la parte ingrossata.

I linfonodi del collo ingrossati si manifestano, principalmente, a causa di:

a) malattie infettive di varia natura;
b) malattie virali come la rosolia o la varicella;
c) gengiviti o ascessi dentali;
d) infiammazione della laringe (laringite), o della faringe (faringite), o delle tonsille (tonsillite);
e) otite;
f) punture d’insetto sul collo;
g) traumi sul collo;
h) sinusite;
i) malattie autoimmuni;
l) AIDS;
m) tumori che interessano la gola, la bocca o la lingua.

Bisogna rivolgersi al medico quando i linfonodi del collo ingrossati sono persistenti e sono legati ad altri sintomi quali:

a) febbre alta;
b) difficoltà a ingerire i cibi;
c) difficoltà respiratorie;
d) forte dolore al tatto;
e) mal di denti;
f) arrossamento della cute nella parte interessata.

I linfonodi del collo ingrossati vengono curati in base alla patologia che li hanno causati.

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Depurare il Fegato

Il fegato è uno degli organi più importanti del corpo umano, perché si occupa di metabolizzare i cibi e di smaltire ogni sostanza che ingeriamo.

Proprio per questo motivo va tenuto sempre in perfetta efficienza, ed al primo sintomo di affaticamento si deve correre subito ai ripari.

È ciò che affronteremo in questa guida, dedicata a come depurare il fegato.

Fegato affaticato: da cosa dipende

Il primo campanello d’allarme di un fegato affaticato è un dolore persistente e acuto al fianco destro. Proprio lì si trova questo importantissimo organo infatti.

I motivi per cui il fegato può affaticarsi sono diversi, e possono dipendere da:

  • alimentazione ricca di grassi: i grassi, soprattutto quelli di tipo saturo, sono da consumare con moderazione. Eccedere con burro, carne rossa, formaggi grassi è un buon sistema per portare il fegato all’eccesso;
  • consumo eccessivo di alcolici: anche i liquori e gli alcolici andrebbero consumati con criterio. Un bicchiere di vino ogni tanto a pasto ad esempio può rappresentare un buon coadiuvante della salute, ma consumare regolarmente alcol può essere invece dannoso;
  • consumo eccessivo di fritti: anche i fritti andrebbero limitati, soprattutto facendo attenzione a non far salire l’olio di cottura oltre il punto di fumo, provocando la bruciatura dell’olio stesso con conseguenze nocive sulla salute
  • terapie farmacologiche prolungate: proprio perché attraverso il fegato passa tutto ciò che deve essere metabolizzato, si intuisce come una terapia a base di farmaci che duri nel tempo possa affaticare quest’organo;
  • stile di vita sregolato: in generale infine, uno stile di vita con molti eccessi non è salutare, e non solo per il fegato.

Se il fegato è affaticato, come si può depurare?

Come depurare il fegato

La prima cosa da fare per depurare il fegato è assumere un’alimentazione benefica che contenga:

  • fibre
  • carciofi
  • mirtilli
  • tisane depurative.

Le fibre aiutano l’organismo ad eliminare le tossine in eccesso, di fatto sollevando il fegato da un eccesso di lavoro.

I carciofi sono particolarmente indicati per depurare il fegato, grazie alla presenza della cosiddetta ‘cinarina’, dalle proprietà depurative e protettive proprio del fegato. La funzione di questa sostanza, tra l’altro, è quella di stimolare la produzione della bile.

I mirtilli hanno una potente azione antiossidante, e aiutano la circolazione sanguigna. Inoltre abbassano la concentrazione del colesterolo e svolgono un’azione antinfiammatoria.

Le tisane depurative sono poi molto utili per depurare il fegato, e possono essere preparate con alcuni ingredienti facilmente reperibili in erboristeria, come:

  • curcuma: la curcuma è una spezia particolarmente apprezzata per la sua azione antinfiammatoria e di stimolo per la produzione della bile;
  • cumino: ha una potente azione di eliminazione dei gas e di stimolo della bile;
  • menta: la menta è particolarmente consigliata proprio nei disturbi del fegato e più in generale per la digestione.

In erboristeria si possono trovare tisane che combinano tra loro diverse sostanze benefiche già pronte per la consumazione in acqua calda.

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Valori Pressori

Valori pressori: tante variabili da considerare

I valori pressori sono un importante indicatore del nostro stato di salute, delle nostre emozioni e del nostro stile di vita. I fattori che possono portare significative variazioni su questi valori sono davvero molti. La pressione può infatti variare in base al peso e all’età, all’ora in cui la si misura, all’etnia, al tipo di apparecchio impiegato per la rilevazione e al generale stato psicofisico del soggetto. Tanto per fare un esempio la pressione di un bambino, influenzata in particolar modo dall’altezza, ha dei valori normalmente inferiori a quelli di un soggetto adulto. Quest’ultimo, a sua volta, li avrà inferiori rispetto a quelli di una persona anziana. Chi è avanti con gli anni, infatti, va incontro a una fisiologica perdita di elasticità delle arterie. Il flusso del sangue trova quindi una maggiore resistenza e la pressione aumenta.

Quali sono i valori normali

Sulla base di questo ampio ventaglio di variabili viene quindi naturale chiedersi se esista un range all’interno del quale collocare i valori pressori ideali. Diversi studi epidemiologici si sono fatti carico del problema e hanno convenuto che, per un adulto, i valori ottimali della pressione sistolica, la cosidetta “massima”, dovrebbero mantenersi nei limiti tra i 115 e i 130 mmHg. La pressione diastolica, la “minima”, dovrebbe essere tra i 75 e 85 mmHg. Naturalmente, durante uno sforzo fisico, i valori vanno incontro a delle oscillazioni del tutto naturali e legate al tipo di attività più o meno intensa e che richiede un incremento di ossigeno per sostenere lo sforzo muscolare. In questo, così come in molti altri casi, le variazioni pressorie sono transitorie e non destano alcuna preoccupazione per la salute.

Ipertensione e ipotensione

Si parla di ipertensione quando la pressione è alta e supera a riposo i 140/90 mmHg. Il problema non va sottovalutato, può generare danni seri e può dipendere da varie cause che vanno dal sovrappeso, dalla vita sedentaria e dallo stress fino a una serie di patologie o all’assunzione di alcuni farmaci. Vertigini, palpitazioni annebbiamento della vista e altre complicazioni più serie sono i sintomi che solitamente accompagnano l’ipertensione. Una apposita terapia medica, la dieta, il movimento e uno stile di vita sano sono solitamente in grado di riportare la pressione entro i limiti normali. Anche l’ipotensione, tuttavia, può generare disagi. La pressione bassa, con valori sistolici e diastolici inferiori a 90/60 mmHg, può dipendere da disidratazione, infezioni, allergie, anemia e altri disturbi. Pur essendo meno pericolosa dell’ipertensione va comunque mantenuta sotto controllo e, anche in questo caso, il medico saprà fornire la giusta soluzione al problema. Per avere la certezza di rilevare i valori corretti è preferibile evitare misurazioni dopo i pasti o alla sera, quando la pressione tende a diminuire o immediatamente dopo uno sforzo fisico quando, al contrario, tende a impennarsi. Il suggerimento è quello di misurare la pressione al mattino. Il picco massimo di cui tener conto per scongiurare possibili rischi cardiovascolari si riscontra infatti in questo momento della giornata.