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| Giappone. Il Tamiflu cola a fiumi, anzi...nei fiumi . Alcuni ricercatori della Kyoto University hanno analizzato campioni di tre fiumi che raccolgono le acque rigettate da tre stazioni di depurazione. Hanno ritrovato delle tracce della molecola attiva del Tamiflu nella totalità dei campioni prelevati, le concentrazioni rilevate raggiungevano a volte 300 ng/l. Inoltre la quantità della medicina è proporzionale al numero delle influenze dichiarate nei dintorni. Insomma, la molecola, evacuata con le urine dei pazienti, attraversa intatta le centrali di depurazione. Test realizzati da un Centro di Ricerche Ambientali di Magdebourg (Germania) hanno messo in evidenza che il solo trattamento efficace per degradarlo sarebbe l'esposizione al sole, che permette dimezzarne la concentrazione... ogni tre settimane. Medicine a bizzeffe Non è una novità che le acque superficiali siano inquinate. Pesticidi, inquinanti organici, ormoni, nitrati, metalli pesanti... Tracce di medicine sono state trovate nelle acque degli acquedotti francesi e altrove. Bisogna reagire. Le centrali di depurazione non sono progettate per degradare questo genere di prodotti. La concentrazione di Tamiflu rilevata dall'equipe nipponica non sarà esorbitante ma si avvicina comunque ai limiti raccomandati. Ultimo ingrediente di questo cocktail così vario ed avariato, i cui effetti si fanno già sentire sull'ambiente. Alcune fra le conseguenze più eclatanti: -il cambiamento di sesso dei pesci -il divieto di pesca generalizzato in tutte le acque dolci Lo studio giapponese è stato condotto tra dicembre 2008 e febbraio 2009, molto prima dell'apparizione della A H1N1. Il Tamiflu era stato utilizzato fino ad allora con parsimonia. Adesso le autorità sanitarie hanno dato degli ordini chiari di prescrizione massiccia di questo antivirale e la consumazione potrebbe divenire enorme, esponenziale... nessuno lo può dire. I virus fanno una guerra di resistenza Ma Gopal Ghosh, il responsabile di questa ricerca, ha altri timori, e non da poco. Secondo lui, le concentrazioni misurate in alcuni luoghi sembrano già essere "tanto elevate da poter provocare una resistenza agli antivirali negli uccelli acquatici". Insomma anche se la dose di farmaco in questi fiumi non è pazzesca , essa può comunque consentire lo sviluppo di ceppi influenzali resistenti ai farmaci antivirali. Gli uccelli acquatici sono un vettore naturale del virus dell'influenza, di qualsiasi tipo: stagionale, aviaria o suina. -- - Marco A.- (aranciamec[at]email.it) it-alt.salute.tumori Consulente per lo sviluppo delle medicine non convenzionali. In collaborazione con : G. Paolo Vanoli - Giornalista (Albo speciale) - Consulente in Scienza della Nutrizione e Medicine Biologico Naturali webmaster di: www.mednat.org " Chi non combatte il mal , comanda che si facci " By sgas, braccio DX del Capo..... |
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| fiumi, giapponesi, tamiflu, trovato |
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