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  #23  
Vecchio 05-10-2009, 16.22.44
*GB*
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Predefinito Re: RECE: "Breve storia dell'idea di salute e malattia"

Enrico C ha scritto:

- Citazione -

> > il libro, non ne comunichi anche il prezzo.
> A questo rimedio subito: costa 10 euro.


In libreria. Se è esposto nella vetrina di una farmacia,
avrà attaccata sopra il prezzo un'etichetta che lo alza
a 10 euro e 90 centesimi. Come per le mascherine. ;-)

Bye,

*GB*
Alt 05-10-2009, 16.22.44
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  #22  
Vecchio 05-10-2009, 16.09.07
Enrico C
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Predefinito Re: RECE: "Breve storia dell'idea di salute e malattia"

Enrico C ha scritto:

- Citazione -

> Il titolo esatto è "Breve storie delle idee di salute e malattia",

"Breve storiA...", ovviamente, uffa!


--

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  #21  
Vecchio 05-10-2009, 16.07.33
Enrico C
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Predefinito Re: RECE: "Breve storia dell'idea di salute e malattia"

*GB* ha scritto:

- Citazione -

> Non puoi criticare i farmacisti per come organizzano le loro vetrine
> se dopo aver pubblicizzato


recensito, se permetti

- Citazione -

> il libro, non ne comunichi anche il prezzo.

A questo rimedio subito: costa 10 euro.

Il titolo esatto è "Breve storie delle idee di salute e malattia", mentre
nel Subject avevo scritto per errore "dell'idea" al singolare.



--

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  #20  
Vecchio 05-10-2009, 15.56.42
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Predefinito Re: RECE: "Breve storia dell'idea di salute e malattia"

Enrico C ha scritto:

- Citazione -

> L'editore è Carocci, collana "Le Bussole", 140 pagine.

Non puoi criticare i farmacisti per come organizzano le loro vetrine
se dopo aver pubblicizzato il libro, non ne comunichi anche il prezzo.

Bye,

*GB*
  #19  
Vecchio 05-10-2009, 15.20.09
Enrico C
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Predefinito RECE: "Breve storia dell'idea di salute e malattia"

Ho letto un libro che mi ha molto incuriosito. Si intitola "Breve storia
delle idee di salute e malattia", di Gilberto Corbellini, docente di
Storia della medicina, bioetica ed epistemologia medica.
Come suggerisce il titolo stesso, la "salute" e la "malattia" non sono
viste come concetti invariabili e assoluti, ma come idee che cambiano
secondo le società, le concezioni, le epoche. Per esempio, se consideriamo
"malattia" ciò che impedisce a un individuo di svolgere le sue "normali"
funzioni, è chiaro che molto dipende da cosa ci aspettiamo come
"normalità". Ora sto banalizzando il concetto, ma il prof. sviscera il
discorso per benino. Corbellini definisce la malattia anzitutto come
"...prodursi a diversi livelli dell'organizzazione dei sistemi fisiologici
dell'organismo individuale di modalità di funzionamento disadattive
rispetto all'ambiente. Tale disadattamento può causare sofferenza, mettere
a rischio la sopravvivenza o diminuire le chance riproduttive...".
Ma "le idee di salute e malattia incarnano dimensioni
antropologico-culturali fondamentali di una società, ovvero valori
associati a diverse condizioni fisiche e psicologiche di sofferenze e/o
benessere, ma anche sistemi di conoscenze e pratiche mediche evolutesi per
alleviare e prevenire le sofferenze o promuovere il benessere. La varietà
di strategie di analisi e concettualizzazione che oggi concorrono alle
definizioni di salute e malattia scaturiscono da una storia, che trova
verosimilmente le radici negli schemi cognitivi costitutivi
dell'esperienza religiosa, schemi che progressivamente si sono arricchiti
di elaborazioni teorico-culturali e di modelli esplicativi stimolati da un
confronto sempre più strutturato con la realtà, patologica e non".
Corbellini collega la nascita del concetto di malattia con la nascita
stessa delle religioni: "Considerando che in base alla spiegazione
evoluzionistica dell'adattamento biologico non è mai esistita né mai
esisterà un'armonia completa tra la specie umana e il suo ambiente, per
cui uomini hanno sempre dovuto far fronte a sofferenze e minacce, dovute a
eventi patologici, è plausibile pensare che la malattia abbia svolto un
ruolo importante nella strutturazione delle basi cognitive del pensiero
religioso. Vi sono prove del fatto che il credente realizza attraverso la
pratica religiosa stati di soddisfacimento soggettivo, che dipendo da
specifici sistemi neurofisiologici che a livello comportamentale assumono
le forme di una sensazione di controllo della situazione o aiutano a far
fronte alle difficoltà, ovvero al dolore e all'angoscia. Insomma, le
credenze religiose verrebbero mantenute, nonostante le prove contrarie,.
perché sfruttano risposte comportamentali fisiologicamente innate,
producendo benefici per l'individuo e contribuendo alla costruzione della
realtà sociale (Hinde, 1999). [...] Orbene, la malattia è il principale
evento stressante costantemente collegato alle credenze religiose ed p la
conseguenza normalmente temuta per una trasgressione o per non aver dato
ascolto a una prescrizione divina..."
Mi è parso anche molto interessante il panorama storico, che parte
dall'esperienza, anche alimentare, dell'uomo nelle savane preistoriche,
epperienza che ha forgiato profondamente la nostra evoluzione.
Per riportare solo uno dei tanti spunti interessanti: "Considerando la
dieta dei cacciatori-raccoglitori, che praticavano anche un'intensa
attività fisica, si ritiene che la resistenza genetica all'insulina abbia
rappresentato un vantaggio. Con la transizione all'agricoltura, ma
soprattutto nelle moderne società del benessere, [...] quel vantaggio si
sarebbe trasformato in una predisposizione al diabete mellito non
insulinodipendente, o di tipo II (Neel, 1998)."

E la storia della "medicina", prima ancora di quella scientifica, a
partire dalle culture magiche e animistiche in cui "domina la credenza in
principi immateriali (spiriti) indipendenti dal corpo [...], ogni oggetto
o fenomeno sarebbe animato da presenze e potrebbe rappresentare una
minaccia o una trappola, ... le malattie appaiono dovute all'influenza
negative di forze occulte, Di fatto, gli spiriti possono essere per loro
natura malvagi o arrabbiarsi per azioni o mancanze da parte dell'uomo, che
trasgredisce a qualche divieto. Per vendicarsi o punire l'atto vengono
inviate o provocate le malattie. La malattia, quindi, venne
originariamente concettualizzata come un fenomeno di possessione, per cui
all'anima della persona si sovrapporrebbero o si sostituirebbero un'anima
estranea, che prende il controllo del suo corpo per indebolirlo o
consumarlo. Per guarire si deve ricorrere allo sciamano, che ...
identifica lo spirito malefico ... e cerca di liberare il malato dalla
possessione, trasferendo, per esempio, l'aente occulto in un oggetto o in
un animale."


Intrigante anche la "medicina" assiro-babilonese, dove ogni malattia era
portata da una diversa divinità: "Al letto del malato il medico proferiva
l'invocazione 'Mano di...' Ishtar o Shamash o Ea o Sin ecc. per denunciare
una specifica presenza occulta nel corpo dell'infermo. Le ragioni della
condizione di sofferenza potevano essere una colpa o un peccato commessi
dal malato (adulterio, incesto, sacrilegio ecc.), per cui la divinità si
era adirata, oppure qualche sortilegio (filtro magico o formula malefica)
di cui il malato era vittima. La malattia poteva anche essere dovuta alla
natura di qualche demone vagante e sempre in cerca di una preda (per
esempio Lamashtu, un angelo caduto divenuto insaziabile divoratore di
bambini, o Lilith e Lilu, demini assetati di sesso in cerca di uomini e
donne di cui abusare furtivamente, o Kubu, feto abortito che vaga alla
ricerca di un altro asilo uterino). Il medico doveva stabilire se era
presente un demone e quale..."

Si passa per gli egiziani, per arrivare alla nascita della scuola
ippocratica, che comincia a studiare la malattia come fenomeno naturale, e
delle altre scuole in Grecia: già allora ci si divideva tra approcci più o
meno olistici, per così dire!: "...in qualche modo si può leggere, nella
contrapposizione tra [le scuole mediche di] Cos e Cnido, l'emergere
all'interno del sapere medico di due divergenti strategie di
concettualizzazione delle malattie. Da un lato, con Ippocrate, abbiamo la
prima teoria funzionale della malattia, per cui essa non è un'entità
dotata di proprietà essenziali indipendenti, ma un'alterazione
nell'equilibrio naturale che corrisponde alla salute. Un concetto che
implica una visione olistica, ovvero unitaria dell'essere umano, e
rinuncia implicitamente a una nosologia, ovvero a una
specificità/differenziabilità dei quadri clinici. La scuola di Cnido,
invece, considerava le malattie come configurazioni specifiche di segni e
sintomi che rendono possibile una classificazione, ovvero una nosologia, e
che implicano un concetto ontologico della malattia, concepita non più
come un'entità fisica o uno spirito manipolato dalla divinità, ma come una
realtà concettualizzabile in modo indipendente o riconducibile a qualche
aspetto materiale della realtà organica (lesione o parassita)."
E poi, passando per Roma, il medioevo, l'omeopatia settecentesca (una dei
vari "sistemi" di quell'epoca precendente alle grandi scoperte della
chimica), fino alle moderne correnti dell'antipsichiatria, giusto per
citare alcuni punti, e tutta l'evoluzione della medicina e delle sue
concezioni fino ai giorni nostri.

L'editore è Carocci, collana "Le Bussole", 140 pagine.

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