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#23
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| Enrico C ha scritto: - Citazione - > > il libro, non ne comunichi anche il prezzo.
In libreria. Se è esposto nella vetrina di una farmacia,> A questo rimedio subito: costa 10 euro. avrà attaccata sopra il prezzo un'etichetta che lo alza a 10 euro e 90 centesimi. Come per le mascherine. ;-) Bye, *GB* |
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#22
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| Enrico C ha scritto: - Citazione - > Il titolo esatto è "Breve storie delle idee di salute e malattia",
"Breve storiA...", ovviamente, uffa!-- questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad abuse[at]newsland.it |
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#21
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| *GB* ha scritto: - Citazione - > Non puoi criticare i farmacisti per come organizzano le loro vetrine
recensito, se permetti > se dopo aver pubblicizzato ![]() - Citazione - > il libro, non ne comunichi anche il prezzo.
A questo rimedio subito: costa 10 euro.Il titolo esatto è "Breve storie delle idee di salute e malattia", mentre nel Subject avevo scritto per errore "dell'idea" al singolare. -- questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad abuse[at]newsland.it |
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#20
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| Enrico C ha scritto: - Citazione - > L'editore è Carocci, collana "Le Bussole", 140 pagine.
Non puoi criticare i farmacisti per come organizzano le loro vetrinese dopo aver pubblicizzato il libro, non ne comunichi anche il prezzo. Bye, *GB* |
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#19
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| Ho letto un libro che mi ha molto incuriosito. Si intitola "Breve storia delle idee di salute e malattia", di Gilberto Corbellini, docente di Storia della medicina, bioetica ed epistemologia medica. Come suggerisce il titolo stesso, la "salute" e la "malattia" non sono viste come concetti invariabili e assoluti, ma come idee che cambiano secondo le società, le concezioni, le epoche. Per esempio, se consideriamo "malattia" ciò che impedisce a un individuo di svolgere le sue "normali" funzioni, è chiaro che molto dipende da cosa ci aspettiamo come "normalità". Ora sto banalizzando il concetto, ma il prof. sviscera il discorso per benino. Corbellini definisce la malattia anzitutto come "...prodursi a diversi livelli dell'organizzazione dei sistemi fisiologici dell'organismo individuale di modalità di funzionamento disadattive rispetto all'ambiente. Tale disadattamento può causare sofferenza, mettere a rischio la sopravvivenza o diminuire le chance riproduttive...". Ma "le idee di salute e malattia incarnano dimensioni antropologico-culturali fondamentali di una società, ovvero valori associati a diverse condizioni fisiche e psicologiche di sofferenze e/o benessere, ma anche sistemi di conoscenze e pratiche mediche evolutesi per alleviare e prevenire le sofferenze o promuovere il benessere. La varietà di strategie di analisi e concettualizzazione che oggi concorrono alle definizioni di salute e malattia scaturiscono da una storia, che trova verosimilmente le radici negli schemi cognitivi costitutivi dell'esperienza religiosa, schemi che progressivamente si sono arricchiti di elaborazioni teorico-culturali e di modelli esplicativi stimolati da un confronto sempre più strutturato con la realtà, patologica e non". Corbellini collega la nascita del concetto di malattia con la nascita stessa delle religioni: "Considerando che in base alla spiegazione evoluzionistica dell'adattamento biologico non è mai esistita né mai esisterà un'armonia completa tra la specie umana e il suo ambiente, per cui uomini hanno sempre dovuto far fronte a sofferenze e minacce, dovute a eventi patologici, è plausibile pensare che la malattia abbia svolto un ruolo importante nella strutturazione delle basi cognitive del pensiero religioso. Vi sono prove del fatto che il credente realizza attraverso la pratica religiosa stati di soddisfacimento soggettivo, che dipendo da specifici sistemi neurofisiologici che a livello comportamentale assumono le forme di una sensazione di controllo della situazione o aiutano a far fronte alle difficoltà, ovvero al dolore e all'angoscia. Insomma, le credenze religiose verrebbero mantenute, nonostante le prove contrarie,. perché sfruttano risposte comportamentali fisiologicamente innate, producendo benefici per l'individuo e contribuendo alla costruzione della realtà sociale (Hinde, 1999). [...] Orbene, la malattia è il principale evento stressante costantemente collegato alle credenze religiose ed p la conseguenza normalmente temuta per una trasgressione o per non aver dato ascolto a una prescrizione divina..." Mi è parso anche molto interessante il panorama storico, che parte dall'esperienza, anche alimentare, dell'uomo nelle savane preistoriche, epperienza che ha forgiato profondamente la nostra evoluzione. Per riportare solo uno dei tanti spunti interessanti: "Considerando la dieta dei cacciatori-raccoglitori, che praticavano anche un'intensa attività fisica, si ritiene che la resistenza genetica all'insulina abbia rappresentato un vantaggio. Con la transizione all'agricoltura, ma soprattutto nelle moderne società del benessere, [...] quel vantaggio si sarebbe trasformato in una predisposizione al diabete mellito non insulinodipendente, o di tipo II (Neel, 1998)." E la storia della "medicina", prima ancora di quella scientifica, a partire dalle culture magiche e animistiche in cui "domina la credenza in principi immateriali (spiriti) indipendenti dal corpo [...], ogni oggetto o fenomeno sarebbe animato da presenze e potrebbe rappresentare una minaccia o una trappola, ... le malattie appaiono dovute all'influenza negative di forze occulte, Di fatto, gli spiriti possono essere per loro natura malvagi o arrabbiarsi per azioni o mancanze da parte dell'uomo, che trasgredisce a qualche divieto. Per vendicarsi o punire l'atto vengono inviate o provocate le malattie. La malattia, quindi, venne originariamente concettualizzata come un fenomeno di possessione, per cui all'anima della persona si sovrapporrebbero o si sostituirebbero un'anima estranea, che prende il controllo del suo corpo per indebolirlo o consumarlo. Per guarire si deve ricorrere allo sciamano, che ... identifica lo spirito malefico ... e cerca di liberare il malato dalla possessione, trasferendo, per esempio, l'aente occulto in un oggetto o in un animale." Intrigante anche la "medicina" assiro-babilonese, dove ogni malattia era portata da una diversa divinità: "Al letto del malato il medico proferiva l'invocazione 'Mano di...' Ishtar o Shamash o Ea o Sin ecc. per denunciare una specifica presenza occulta nel corpo dell'infermo. Le ragioni della condizione di sofferenza potevano essere una colpa o un peccato commessi dal malato (adulterio, incesto, sacrilegio ecc.), per cui la divinità si era adirata, oppure qualche sortilegio (filtro magico o formula malefica) di cui il malato era vittima. La malattia poteva anche essere dovuta alla natura di qualche demone vagante e sempre in cerca di una preda (per esempio Lamashtu, un angelo caduto divenuto insaziabile divoratore di bambini, o Lilith e Lilu, demini assetati di sesso in cerca di uomini e donne di cui abusare furtivamente, o Kubu, feto abortito che vaga alla ricerca di un altro asilo uterino). Il medico doveva stabilire se era presente un demone e quale..." Si passa per gli egiziani, per arrivare alla nascita della scuola ippocratica, che comincia a studiare la malattia come fenomeno naturale, e delle altre scuole in Grecia: già allora ci si divideva tra approcci più o meno olistici, per così dire!: "...in qualche modo si può leggere, nella contrapposizione tra [le scuole mediche di] Cos e Cnido, l'emergere all'interno del sapere medico di due divergenti strategie di concettualizzazione delle malattie. Da un lato, con Ippocrate, abbiamo la prima teoria funzionale della malattia, per cui essa non è un'entità dotata di proprietà essenziali indipendenti, ma un'alterazione nell'equilibrio naturale che corrisponde alla salute. Un concetto che implica una visione olistica, ovvero unitaria dell'essere umano, e rinuncia implicitamente a una nosologia, ovvero a una specificità/differenziabilità dei quadri clinici. La scuola di Cnido, invece, considerava le malattie come configurazioni specifiche di segni e sintomi che rendono possibile una classificazione, ovvero una nosologia, e che implicano un concetto ontologico della malattia, concepita non più come un'entità fisica o uno spirito manipolato dalla divinità, ma come una realtà concettualizzabile in modo indipendente o riconducibile a qualche aspetto materiale della realtà organica (lesione o parassita)." E poi, passando per Roma, il medioevo, l'omeopatia settecentesca (una dei vari "sistemi" di quell'epoca precendente alle grandi scoperte della chimica), fino alle moderne correnti dell'antipsichiatria, giusto per citare alcuni punti, e tutta l'evoluzione della medicina e delle sue concezioni fino ai giorni nostri. L'editore è Carocci, collana "Le Bussole", 140 pagine. -- questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad abuse[at]newsland.it |
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