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| <d-two[at]libero.it> ha scritto nel messaggio news:1194388497.623951.159580[at]57g2000hsv.googlegroups.com... - Citazione - > Accipicchia sei peggio di quello che immaginavo. C. Viola a proposito
Ah, be', io ti cito Keynes e tu mi rispondi con il Sig. Viola, vediamo> della > moneta ha sostenuto che: cosa dice: - Citazione - > A) la ricchezza (beni e servizi utili prodotti con il lavoro) la si può
Una perfetta banalita', tra l'altro vera soltanto nell'era moderna e> produrre in misura sufficiente atta a soddisfare i bisogni economici della > popolazione; nel mondo industrializzato... - Citazione - > B) la moneta (che allo stato attuale è sopratutto sotto forma di cifre
Altra banalità. Un modo complicato di definire la politica monetaria.> sullo > schermo dei computer) la si può gestire in maniera "elastica", (a piacere) > al fine di permettere sia la produzione che la distribuzione della > ricchezza > allo scopo di assicurare alla popolazione di soddisfare i suoi bisogni > economici. E questo è appunto quanto propone di fare Keynes esponendo la > sua > teoria su come secondo lui dovrebbe essere gestita la moneta allo scopo di > assicurare il buon funzionamento dell'economia. Tra l'altro Keynes definisce il ruolo della moneta in modo molto piu' articolato, altro che queste quattro caxxate da centro sociale. - Citazione - > C) In conclusione tenendo conto di A) e B) non ci sono motivi particolari
Questa invece e' veramente comica, una conclusione che salta fuori dal> affinché si verificano condizioni di povertà fra vasti strati della > popolazione accanto a minoranza di ricchi che invece si ritrovano con > immense ricchezze. nulla, senza uno straccio di spiegazione, quando invece tutte le maggiori teorie economiche negano invece questo fatto. Con "comico" hai parafrasato C. Viola: egli ha sostenuto che se non fosse tragica, l'attuale situazione del mondo moderno: la povertà in mezzo all'abbondanza, sarebbe comica... (vedi i link per capire a cosa mi riferisco): In Italia 7 milioni e mezzo di poveri http://www.corriere.it/cronache/07_o...ta_istat.shtml Gli Stati Uniti ignorano la poverta' in aumento http://www.zmag.org/Italy/vulliamy-povertaumento.htm USA, 61 milioni senza assicurazione sanitaria http://it.health.yahoo.net/p_news.asp?id=11438 Secondo te questa situazione è "merito" degli economisti che hanno elaborato le "maggiori teorie economiche" le quali vengono applicate come se fossero oro colato? Non ti pare che dovresti piuttosto arrivare da solo alla conclusione che questi economisti sono incompetenti, invece di pretendere che te lo venga spiegato con tanto di prove allegate? Economisti, che incompetenti http://it.altermedia.info/politica/e...enti_1983.html Ora, eliminato per carità di patria il pistolotto sulla moneta autogestita del paesello austriaco (che dal punto di vista scientifico conta meno di zero), E senti chi parla: di tuo chi hai messo solo "dal punto di vista scintifico conta meno di zero". Tuttavia questo genere di politica economica è stata a più ripresa sostenuta per esempio negli USA da A. Hamilton e A. Lincoln, con risultati lusigneri (vedi il link): http://www.movisol.org/amsys.htm ti chiedo se c'era la necessità di sputare fuori altre 100 e passa righe di copiaincolla selvaggio, quando mi bastava una spiegazione concisa, ma chiara e soprattutto farina del tuo sacco? Ho allegato l'esempio di Woergl proprio perché è conciso, breve, facile da capire. Eppure tu li trovi molto difficile da studiare... quindi beccati quest'altro copia incolla... GUERNSEY EXPERIMENT Questa è la straordinaria storia di Guernsey, un Isola nella Manica inglese, che agli inizi del 1800 fu il primo Stato ad adottare la moneta locale. Per chi si recasse a Guernsey, saranno immediatamente evidenti lo straordinario benessere, i bassi prezzi e le quasi inesistenti tasse di questa piccola isola. Questo "miracolo economico" ha origine in un esperimento che portò in pochi anni una terra povera ed abbandonata al benessere. Tratto da "Guemsey experiment", libro ripubblicato nel 1992 da Distributist Books questo testo racconta come, lontani dai riflettori, gli isolani inaugurarono la stagione del "buon senso". All'inizio dei diciannovesimo secolo, dopo le Guerre Napoleoniche, l'isola di Guernsey si trovava in condizioni disastrose. A parte le bellezze naturali e il clima mite c'era poco o niente che potesse attrarre i visitatori o solamente trattenerne gli abitanti dall'emigrare verso la terraferma. Le strade erano sentieri per carri larghe appena tre metri che, durante l'inverno, diventavano fiumi di fango fiancheggiati da ripide banchine di roccia. La città era malamente pavimentata e poco attraente e non c'era possibilità, in tutta l'isola, di affittare un veicolo di alcun tipo. Non esistevano commerci, attività o speranze di impiego per i poveri. Ancor più grave, però, era il fatto che il mare stesse corrodendo in maniera progressiva vaste zone di terra a causa del terribile stato del sistema di dighe. Il debito pubblico, che ammontava a 19.137 sterline, era gravato di un interesse annuale pari a 2.390 sterline; il bilancio annuale dell'amministrazione era solamente di 3.000 sterline. Questo significava che, mentre vaste somme di denaro erano necessarie per salvare l'isola dall'erosione marina e renderla adatta ad essere abitata, gli incassi pubblici netti (da tutte le fonti) ammontavano solamente a 600 sterline annuali; mentre il solo progetto per le dighe era stimato intorno alle 10.000 sterline. Nel 1815 si cominciò a sentire il bisogno di incrementare il bilancio pubblico che in quel momento non provvedeva né appoggio né riparo per i cittadini e fu organizzato un comitato per studiare il problema. Risultò subito evidente che ulteriori tasse sulla popolazione isolana già troppo impoverita erano completamente fuori discussione. L'alternativa di prendere in prestito denaro dalle banche avrebbe comportato interessi sul debito ad un alto tasso, che le casse non sarebbero state in grado di affrontare. Era ovvio, altresì, che la cifra ottenuta in prestito, quantunque fossero stati pagati interessi per anni, non sarebbe mai stata restituita. Infine, dopo lunga disamina, il Comitato presentò, nel 1816, i suoi risultati con la storica raccomandazione: "che vengano acquisite proprietà e che venga eretto un mercato coperto; le spese saranno coperte mediante l'emissione di Banconote di Stato per un valore di 6.000 sterline". Gli argomenti portati nell'occasione a favore dell'emissione di Stato valgono la pena di essere riportati: "il Comitato raccomanda che le spese siano sostenute mediante l'emissione di Titoli di Stato da una sterlina per un valore totale di 6.000 sterline (...). E che questi Titoli siano a disposizione non solamente per il pagamento del nuovo mercato, ma anche per la Chiesa di Torteval, per le strade da costruire e per le altre spese pubbliche (...). "Considerando che le banche hanno già in circolazione denaro per un valore di 50.000 sterline, si propone qui di emettere Banconote di Stato per il solo valore di 6.000 sterline". Si aggiungeva inoltre che l'emissione avrebbe costituito un attivo permanente per il bilancio dello Stato sufficiente non solo a costruire il nuovo mercato, ma anche a costituire un fondo di ammortamento per estinguere il debito di Stato. Queste proposte non vennero messe in pratica fino alla fine di quell'anno quando fu autorizzata l'emissione di Titoli di Stato per un valore di 4.000 sterline per lavori di promozione costiera, Chiesa di Torteval e Monumento di Jerbourg. I Titoli vennero emessi soggetti ad un riscatto in tre fasi: aprile 1817, ottobre 1817 e aprile 1818 e ne era esclusa la riemissione. La relazione del Comitato che raccomandava l'emissione così recitava: "in questa maniera, senza incrementare il debito pubblico, sarà possibile portare a termine i tre lavori, lasciando denaro sufficiente nelle casse dello Stato per altre necessità". Si dovette aspettare, comunque, fino al 1820, dopo un altro tentativo abortito nel 1819, perché il Comitato riuscisse nei suoi tentativi volti a finanziare l'erezione del nuovo mercato e fosse finalmente autorizzata l'emissione di Titoli di Stato, destinati a questo scopo, per un valore di 4.500 sterline ripagabili in 10 anni tramite gli incassi dalle tasse di importazione e dalla tassa sulle macellerie. L'emissione fu rapidamente seguita da altre simili e, nel 1821, il numero di Titoli in circolazione fu aumentato, su raccomandazione del Comitato, a 10.000 sterline, essendo questo il metodo più vantaggioso di affrontare i debiti sia dal punto di vista delle finanze di Stato sia dal punto di vista del pubblico. Certamente i cittadini sembrarono subito rendersi conto del fatto e, invece di essere restii ad accettare i Titoli, li andarono cercando con passione. I nuovi mercati vennero finalmente inaugurati nell'ottobre 1822. Nel 1824 un'ulteriore emissione di 5.000 sterline fu autorizzata per i mercati, e, nel 1826, l'emissione fu incrementata a 20.000 sterline per la costruzione dell'Elizabeth College e di alcune scuole parrocchiali. Fu nello stesso anno che apparvero le prime banconote da 5 sterline degli Stati di Guernsey. Entro il 1829 i Titoli di Stato in circolazione superavano la cifra di 48.000 sterline, nel 1837 le 55.000 sterline. I Bilanci dello Stato erano frequente oggetto di congratulazioni; e fu dichiarato più e più volte da eminenti personalità dell'epoca che senza l'emissione di Titoli di Stato importanti lavori pubblici, come strade ed edifici, non avrebbero potuto essere realizzate. Attraverso questa emissione, non solo questi lavori furono compiuti, ma l'isola non era più povera di un penny per i costi di tassi d'interesse. I miglioramenti stimolarono il flusso dei visitatori nell'isola, e grazie all'incrementarsi del commercio l'isola poté avvantaggiarsi di una notevole prosperità. Impedimenti temporanei È risaputo che non si può accontentare tutti e sempre ciò é vero anche per quanto riguarda la questione delle banconote di Guernsey. Di certo durante i primi dieci anni di questo grande esperimento non ci fu opposizione, tuttavia nel 1826, alcune persone fecero un rapporto al "Privy Council" facendo notare che gli Stati non avevano alcun diritto di eccedere le loro entrate annue senza il consenso Reale. Alla richiesta di spiegazione dei "Privy Council" il comitato rispose in maniera così esauriente che la faccenda fu chiusa. Copie fotostatiche di tale documento storico sono state gentilmente fornite dal Signor Guillemette. Il vero pericolo per questo esperimento venne proprio dal settore da cui ce lo si poteva aspettare e cioè dalle banche dell'isola, la "Old Bank" e la "Commercial Bank", fondate rispettivamente nel 1827 e nel 1830. Queste istituzioni private inondarono letteralmente l'isola di numerose banconote. Gli Stati temendo che la continua emissione di proprie banconote potesse venire pregiudicata, nominarono un comitato per conferire con le banche. La verità é più strana della finzione. È difficile capire ciò che successe allora, ma il punto fu che proprio gli Stati e non le banche alla fine ritirarono dalla circolazione banconote del valore di £15.000 (Sterline); in aggiunta gli Stati dovettero concordare di limitare la loro emissione futura di banconote a £ 40.000 (Sterline). Non si capisce il perché di questa misteriosa decisione, non esistendo documenti a proposito, ma soli fatti. Tuttavia quest'accordo rimase in vigore fino al 1914 quando le banconote di Stato in circolazione furono valutate £ 41.206 (Sterline). Durante tutto questo periodo ci fu solo un tentativo di falsificazione, ma il fatto venne immediatamente scoperto. Di conseguenza fu necessario ritirare tutte le banconote, che furono rimpiazzate da una nuova emissione di "Green Backs". A gonfie vele Per 70 anni la situazione a Guernsey rimase invariata con un limite di emissione di £ 40.000 (Sterline), ma nel 1914 gli Stati di Guernsey riuscirono a ribaltare la situazione nei confronti delle banche ed emettere di nuovo denaro a seconda delle proprie esigenze. Questo fu dovuto ad una situazione imposta alle banche durante la prima guerra mondiale. La domanda di denaro era enorme, ma fu proibito alle banche di emettere denaro in una somma maggiore a quella già in circolazione. Gli Stati tuttavia non erano sotto tale obbligazione e fecero buon uso di questa opportunità ed alla fine della guerra, nel 1918, l'emissione si elevò a £ 142.000 (Sterline). Dal quel momento in poi l'emissione di banconote a Guernsey si elevò pari alla sua prosperità e nel 1958 c'erano £ 542.765 (Sterline) in circolazione. Ora che le banche locali sono amalgamate con gli interessi delle banche Britanniche non ci sono più banconote private sull'isola, ma solamente banconote di Stato a fianco delle banconote della Cassa del Tesoro Britannica. Ovviamente c'e una grande domanda di banconote di Stato. Nessun cittadino di Guernsey che sia sensato desidera vedere le proprie tasse aumentate per coprire i costi di interesse sul debito! Per approfondire ulteriormente, nel 1937 le banconote di Stato, circa £175.000 (Sterline), costarono solo £450 (Sterline) agli Stati per la stampa e l'emissione. Un prestito delle stesse dimensioni sarebbe costato circa £11.333 (Sterline) all'anno. Possiamo quindi noi biasimare i contribuenti di Guernsey nel preferire il proprio denaro, considerando che sotto questo benevole sistema finanziario non pagano quasi alcuna tassa? Durante tutta la durata di questo esperimento, dal 1817 fino ad oggi non c'é mai stata alcuna minaccia di inflazione dovuta all'emissione di danaro. Gli Stati sono stati sempre molto cauti nell'emettere e nell'annullare banconote a seconda delle loro capacità e richieste. Chiunque visiti l'isola rimane subito impresso dalla grande differenza di prezzi tra l'isola e il resto del Regno Unito. Grazie al basso sistema di tassazione, e ai bassi dazi, Guernsey beneficia di bassi prezzi, abbondanza di denaro ed un elevato tenore di vita. Difatti può permettersi di ignorare i problemi di inflazione esistenti nel già molto indebitato Regno Unito. Contrasti e conclusioni Con riluttanza lasciamo l'isola del buon senso e ritorniamo al Regno Unito e visto che questa é una storia con una morale e una lezione da imparare, il paragone deve essere fatto. Che contrasto esiste! Quale ammontare di debito deve essere pagato dal cittadino Britannico! Ogni anno enormi tasse e contributi vengono imposti per pagare gli interessi su debiti che non saranno mai ripagati. Il debito nazionale odierno s'aggira all'incirca a 28.000 milioni di Sterline e il tasso d'interesse, nel 1960, é non meno di 640 milioni di sterline, il doppio di quello che noi (inglesi) spendiamo per l'assistenza sanitaria. Bisogna tenere presente che della somma raccolta dai contribuenti solo 1\5 viene restituito sotto forma di interesse al risparmiatore privato. Il resto va alle banche, Britanniche o straniere. È facile capire, anche se non si ha alcuna predisposizione alla matematica, il perché stiamo ancora pagando per la battaglia di Waterloo. Al tasso d'interesse dei 5% annuo, l'interesse pagato sul debito nazionale é pari, dopo 20 anni, alla somma presa in prestito all'origine. Se il nostro Parlamento (britannico) fosse arrivato alle stesse conclusioni, degli Stati di Guernsey nel 1816, e come foro avessero emesso il proprio denaro, ci troveremmo ora in una posizione ben differente Il nostro debito nazionale semplicemente non esisterebbe, e come a Guernsey le nostre tasse sarebbero trascurabili. Grazie alla politica del Governo Britannico, le nostre autorità locali si trovano di fronte a problemi finanziari che sono insolubili usando metodi ortodossi. Sono obbligati a chiedere in prestito ingenti somme di denaro ad alto tasso d'interesse, che possono essere ripagate solamente aumentando di continuo i contributi. Uno dei peggiori esempi di comunità altamente indebitate é Glasgow, dove il debito ammonta a 167 milioni di Sterline. Ogni anno interessi sul debito devono essere pagati direttamente dalle tasche dei contribuenti; nel 1960 la cifra é di 9.412.665 Sterline (quasi la metà del totale dei contributi raccolti). È interessante comparare alcuni dati in relazione al mercato della frutta di Glasgow con quelli di Guernsey. Il mercato di Candleriggs a Glasgow venne costruito nel 1817 e costò 60.000 Sterline. Questa somma fu raccolta in modo convenzionale, cioè con un prestito su cui si pagano gli interessi. Al contrario dei mercati di Guernsey, che furono ripagati dopo dieci anni dalla loro costruzione, i mercati di Glasgow non furono ripagati fino al 1956 - 139 anni più tardi! Ci é stato impossibile ottenere informazioni precise sul totale degli interessi pagati in 139 anni, tuttavia é registrato che tra il 1919 e il 1956 l'interesse pagato non fu meno di 267.886 Sterline. Appena il debito fu ripagato si presentò la necessità di eliminare questo mercato troppo costoso e oramai obsoleto. Nel prossimo progetto di sviluppo di Glasgow il mercato della frutta verrà spostato in un altro posto per far fronte a problemi di traffico. È ancora quasi impossibile prevedere il costo di questo progetto, ma tra il costo d'acquisto del terreno, costruzione e rimborsi, si può benissimo considerare che l'intero mercato costerà diversi milioni di Sterline. Se questa somma di denaro viene raccolta alla solita maniera, le conseguenze per i contribuenti di Glasgow saranno doppiamente disastrose. I costi d'affitto del mercato aumenteranno notevolmente, probabilmente triplicheranno, costringendo molti rivenditori all'ingrosso a cessare l'attività. I rimanenti saranno obbligati ad alzare i prezzi della merce venduta per ammortizzare le spese addizionali, fattore che a sua volta provocherà un rialzo dei prezzi al dettaglio a Glasgow. Inoltre c'è il costo del prestito stesso. Non occorre far notare che se per ripagare un prestito di 60.000 Sterline ci sono voluti 139 anni, un debito di diversi milioni di sterline sarà un peso per i cittadini di Glasgow che incomberà su numerose generazioni a venire. Possiamo senza ombra di dubbio presumere che lavori pubblici finanziati per mezzo di prestiti con tasso d'interesse, costeranno al contribuente quasi tre volte tanto il suo costo originale. Ad esempio una casa il cui costo di costruzione é di 2.000 Sterline, costerà alla fine 5.500 Sterline. Tutte le autorità locali in Gran Bretagna, non solo Glasgow si trovano di fronte allo stesso dilemma. Per fare un altro esempio, il mercato di Spittafield a Londra propose di spendere 700.000 Sterline per ristrutturazioni varie. I locatari si sono accordati ad un aumento degli affitti per raccogliere un totale di 30.000 Sterline, ma al tasso d'interesse dei 5% perfino il costo degli interessi dei primo anno su 35.000 Sterline lascerebbe un deficit di 5.000 Sterline, che va ad aggiungersi al capitale inizialmente prestato. Di anno in anno il debito aumenta, invece di essere ripagato come a Guernsey. Il nuovo progetto per Covent Garden, mercato di Londra e maggior centro di distribuzione del paese costerà 20 milioni di Sterline. Quando questo nuovo mercato sarà operativo gli affitti praticamente triplicheranno per far fronte agli alti costi d'interesse sul prestito. Vale a dire che i costi di distribuzione aumenteranno in tutto il Paese per pareggiare gli alti affitti che i venditori devono pagare per il loro spazio sul mercato. Le entrate annue dei mercati di Guernsey aiutarono nella costruzione di strade, porti, scuole, case etc... e per migliorare l'isola in generale. Le perdite annue del mercato di Glasgow dovute interamente agli oneri sul prestito, sono state interamente a spese del contribuente. È da notare inoltre che durante i periodi peggiori della depressione, negli anni venti e trenta, Glasgow pagò i più alti tassi d'interesse. Il debito, privato o pubblico, é il cancro che si alimenta sull'essenza della civilizzazione, non solo in Gran Bretagna, ma in tutto il mondo. Molti dei nostri più grandi pensatori si sono resi conto di questo fatto. Sir Mortimer Wheeler e Sir Compton Mackenzie, in un recente programma televisivo sulla civilizzazione Romana e Greca hanno denunciato l'alta tassazione e l'usura come la causa principale della caduta di Roma e della Grecia. Dobbiamo stare ad aspettare che la nostra grande civilizzazione segua i suoi predecessori nel limbo, o possiamo imparare la lezione in tempo per prevenire il disastro? Il contrasto tra la bancarotta e la prosperità, tra tassazione in misura accettabile e pura rapina legalizzata, in una parola, tra Guernsey e la Gran Bretagna, ci fa notare la lezione da imparare. Il difetto é nella creazione del denaro. Guernsey crea il suo proprio denaro come un Credito, la cosiddetta nazionalizzata "Bank of England" crea il nostro denaro come Debito. 130 anni fa Guernsey scoprì il sistema per liberarsi dai debiti e ne raccoglie i frutti tutt'oggi. Guernsey é all'avanguardia nel mondo per quanto riguarda il buonsenso finanziario. Possiamo noi seguirli o dobbiamo continuare a dimenarci nella melma sempre più profonda del debito e delle tasse e fino all'esaurimento finale? La decisione é vostra. |
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| On 6 Nov, 17:51, "Franco" <fra...[at]timx.it> wrote: - Citazione - > Accipicchia sei peggio di quello che immaginavo. C. Viola a proposito della
Ah, be', io ti cito Keynes e tu mi rispondi con il Sig. Viola, vediamo> moneta ha sostenuto che: cosa dice: - Citazione - > A) la ricchezza (beni e servizi utili prodotti con il lavoro) la si può
Una perfetta banalita', tra l'altro vera soltanto nell'era moderna e> produrre in misura sufficiente atta a soddisfare i bisogni economici della > popolazione; nel mondo industrializzato... - Citazione - > B) la moneta (che allo stato attuale è sopratutto sotto forma di cifre sullo
Altra banalità. Un modo complicato di definire la politica monetaria.> schermo dei computer) la si può gestire in maniera "elastica", (a piacere) > al fine di permettere sia la produzione che la distribuzione della ricchezza > allo scopo di assicurare alla popolazione di soddisfare i suoi bisogni > economici. E questo è appunto quanto propone di fare Keynes esponendo la sua > teoria su come secondo lui dovrebbe essere gestita la moneta allo scopo di > assicurare il buon funzionamento dell'economia. Tra l'altro Keynes definisce il ruolo della moneta in modo molto piu' articolato, altro che queste quattro caxxate da centro sociale. - Citazione - > C) In conclusione tenendo conto di A) e B) non ci sono motivi particolari
Questa invece e' veramente comica, una conclusione che salta fuori dal> affinché si verificano condizioni di povertà fra vasti strati della > popolazione accanto a minoranza di ricchi che invece si ritrovano con > immense ricchezze. nulla, senza uno straccio di spiegazione, quando invece tutte le maggiori teorie economiche negano invece questo fatto. Ora, eliminato per carità di patria il pistolotto sulla moneta autogestita del paesello austriaco (che dal punto di vista scientifico conta meno di zero), ti chiedo se c'era la necessità di sputare fuori altre 100 e passa righe di copiaincolla selvaggio, quando mi bastava una spiegazione concisa, ma chiara e soprattutto farina del tuo sacco? |
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| <d-two[at]libero.it> ha scritto nel messaggio news:1194336430.904581.186770[at]50g2000hsm.googlegroups.com... Inoltre il fatto che tu pensi che la moneta sia un argomento "pedestre", cioe' banale, dimostra senza ombra di dubbio che non hai la minima idea di cosa si stia parlando. Comunque, visto che non ti conosco, ti concedo il beneficio del dubbio, per cui ritengo che tu non abbia difficoltà a speigarmi il significato di questa frase che tu hai scritto: "Una moneta vera e propria, cioè solo strumentale e quindi passiva, eliminerebbe i ricchi e la pretesa legittimazione giuridica della ricchezza come potere di acquisto parassitario ed anche quella del bisogno e della povertà." A me sembra una eminente cazzata, ma visto che secondo te io sono ottuso, ti prego di illuminarmi. Infine, visto che siamo in tema di moneta, anziche' smarronarti con siti internet di dubbia origine, ti consiglio la lettura di un'opera veramente formativa, scritta da un premio Nobel e IMHO il piu' grande economista di tutti i tempi: http://www.internetbookshop.it/code/...rale-dell.html Accipicchia sei peggio di quello che immaginavo. C. Viola a proposito della moneta ha sostenuto che: A) la ricchezza (beni e servizi utili prodotti con il lavoro) la si può produrre in misura sufficiente atta a soddisfare i bisogni economici della popolazione; B) la moneta (che allo stato attuale è sopratutto sotto forma di cifre sullo schermo dei computer) la si può gestire in maniera "elastica", (a piacere) al fine di permettere sia la produzione che la distribuzione della ricchezza allo scopo di assicurare alla popolazione di soddisfare i suoi bisogni economici. E questo è appunto quanto propone di fare Keynes esponendo la sua teoria su come secondo lui dovrebbe essere gestita la moneta allo scopo di assicurare il buon funzionamento dell'economia. C) In conclusione tenendo conto di A) e B) non ci sono motivi particolari affinché si verificano condizioni di povertà fra vasti strati della popolazione accanto a minoranza di ricchi che invece si ritrovano con immense ricchezze. Per comprendere i punti A,B,C, occorre avere familiarità con le esperienze di moneta locale http://it.wikipedia.org/wiki/Valuta_locale (allo stato attuale la moneta viene emessa dalle banche le quali la mettono in circolazione addebitandola con gli interessi). La moneta locale può essere emessa da qualunque ente che rappresenti una comunità (ad es. il comune) il quale la può mettere in circolazione e gestire nei modi che si ritengono più opportuni. In questo caso la moneta diventa uno strumento passivo nella gestione dell'economia e la politica economica viene a trovarsi nella condizione di dovere assicurare i punti A), B), C). Mentre al contrario attualmente la politica economica ha come obbiettivo soprattutto assicurare che i ricchi diventino sempre più ricchi, a costo di causare crisi economiche a ripetizione. Ecco un esempio di gestione di moneta locale: Nel 1931, Woergl - una cittadina del Tirolo - contava 4500 abitanti; e, fra i 2 mila adulti, 1500 disoccupati. Infuriava la grande «depressione», con il suo gelido corollario: la deflazione. Le aziende avevano chiuso, fallite. Il denaro non circolava; anzi era sparito, la crisi suggerendo a chi ne aveva di tenerlo sotto il materasso (nella deflazione, i tassi d'interesse sono troppo bassi per invogliare anche i depositi bancari). Insomma l'economia era congelata. Il paesello affondava nella miseria. Il Comune era formalmente in bancarotta, perché non riceveva più le imposte e i tributi locali e non era in grado di pagare i suoi impiegati. Fu allora che il sindaco - si introduce qui il nome di questo eroe qualunque: Michael Unterguggenberger - decise di battere la sua propria moneta. Era stato un sindacalista, socialdemocratico e anti-marxista. Voleva aiutare i suoi disoccupati, voleva mettere dei soldi nelle tasche dei suoi cittadini, perché costoro ricominciassero a pagare le tasse. Era una moneta del tutto speciale: moneta deperibile. Per tenerla in corso, chi possedeva una di quelle banconote doveva apporvi ogni mese un bollo, che costava l'I % del valore facciale della moneta. Il taglio da 10 scellini (ma l'emissione comprendeva tagli da 1 a 5 scellini) esigeva un bollo mensile di 0,1 scellini. Di fatto quella moneta perdeva ogni anno il 12% del suo valore. Herr Unterguggenberger la chiamò «banconota del lavoro». L'ammontare della nuova emissione era pari a 32 mila scellini dell'epoca, pari a circa 4500 dollari di allora. Una cifra ragguardevole per un piccolo paese, e infatti risultò presto in eccesso in proporzione alle necessità di Woergl. Saggiamente, il sindaco scongiurò l'inflazione che avrebbe potuto seguire l'eccesso di emissione, ritirando parte delle banconote; gradatamente, solo un terzo delle monete deperibili rimase in circolazione. L'emissione era «coperta» alla pari: una somma uguale di veri scellini era depositata dal Comune nella locale banca di risparmio. In ogni momento, ogni detentore di «banconote del lavoro» (moneta deperibile) avrebbe potuto presentarle all'incasso e riscuotere scellini. Ma fu stabilito che, per questa operazione, la banca avrebbe riscosso un «aggio di servizio» del 2 %. Poiché il costo di detenzione della moneta deperibile, 1%, era solo la metà del costo del suo cambio in scellini, di fatto nessuno portò mai all'incasso la nuova moneta. Tutti gli impiegati del Comune, compreso il sindaco, dal luglio 1932 cominciarono a ricevere metà del loro stipendio in moneta deperibile. Gli operai che lavoravano per il locale «Comitato di soccorso disoccupati» (ed erano impiegati dal Comune in piccole opere pubbliche) ricevevano invece integralmente il loro salario nel denaro comunale. A tutta prima, i bottegai locali si rifiutarono di accettare quello strano surrogato di moneta, che per di più perdeva - come in un'inflazione pre-programmata - ogni anno il 12 % del valore. Ma il - sindaco, abilmente ruppe il fronte dei commercianti, convincendone alcuni ad accettare la nuova moneta, promettendo agevolazioni a chi lo faceva. Anche i riluttanti alla fine saltarono su quel treno: del resto, era praticamente il solo denaro in circolazione. Presto tutti la accettarono senza esitare, per il solo fatto che chiunque altro l'accettava. Con due sole eccezioni: l'ufficio postale e la stazione ferroviaria - istituzioni dello Stato - rifiutarono le «note del lavoro» e continuarono a pretendere scellini. La presenza di quella moneta deperibile, che nessuno aveva interesse ad accumulare, fece rinascere vivacemente - a livello locale - la circolazione monetaria, e dunque risorgere l'economia. La gente si affrettava a spendere quei soldi, e riprese a comprare merci (uno dei danni terribili della deflazione è che ognuno ritarda gli acquisti, perché si aspetta che i prezzi calino ulteriormente domani); ci fu chi pagò in anticipo le tasse comunali, per non dovere comprare i bolli dell'1% necessari a tenere in valore la moneta (il Comune, ovviamente, accettava le sue note in pagamento dei tributi). Era dal 1926 che il Comune non vedeva tanti introiti. Le tasse arretrate e non pagate fino all'introduzione della moneta deperibile ammontavano a 118 mila scellini, ossia al quadruplo dell'emissione di «banconote del lavoro». Nel primo mese della nuova emissione, già 4542 scellini erano stati pagati. Il Comune non solo potè cominciare a far fronte ai suoi creditori, ma presto occupare parte di quei 1500 disoccupati in opere pubbliche. Furono asfaltate sette strade di Woergl per un totale di 6 chilometri; migliorate le fognature; piantati nuovi alberi nelle foreste; nel 1933 era in costruzione un trampolino da sci per i turisti (Woergl è una località alpina). Le opere pubbliche attivate dalla moneta deperibile ammontarono al triplo dell'emissione, 100 mila scellini. Persino la sola banca del paese (filiale locale della Reifeisen Bank) ne ebbe vantaggio. Qui, per tutto l'anno precedente l'introduzione della banconota deperibile, i prelievi avevano superato i depositi. Ma già nell'agosto 1932, dopo un solo mese di vita della nuova banconota, i depositi tornarono a crescere, superando i prelievi di 6591 scellini. Il microscopico esperimento di «moneta di popolo», insomma, funzionò. Al punto che alcune città vicine, compresa Innsbruck, cominciarono a prendere in considerazione l'idea. Giornalisti, poi economisti, accorsero a visitare quella cittadina tirolese che cominciava a prosperare, unica isola nella miseria della «grande depressione». Funzionò troppo bene. Il sindaco, felice, raccontò ai giornalisti quanto segue: che il 12% annuo estratto dalla bollatura delle banconote, lui, l'aveva reinvestito e speso per il bene della popolazione. E che, dato il ritmo della circolazione, ogni mese il Comune vedeva tornare nelle sue casse «venti volte» l'ammontare dei primi stipendi pagati con le banconote deperibili. Il 2000 %. Incauta rivelazione. Forse senza nemmeno sospettarlo, Unterguggenberger rivelava due segreti vietati. L'enorme profitto che il sistema bancario estraeva dalla circolazione, e quello immenso e occulto che l'emissione monetaria regala a chi batte la moneta. Fino a quel momento, il governo austriaco non aveva mostrato ostilità verso l'esperimento di Woergl. Fu la Banca Nazionale d'Austria - la banca privata che emette lo scellino, la moneta nazionale - a pretendere l'abolizione di quel fastidioso concorrente, quell'innocente rivelatore della frode fondamentale. A forza di legge, la moneta deperibile fu bandita nel settembre 1933, come contraria al monopolio monetario accordato alla Banca Centrale. http://www.laleva.cc/economia/storiamonetaria.html Ciao. |
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#10
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| On 5 Nov, 16:43, "Franco" <fra...[at]timx.it> wrote: - Citazione - > <d-...[at]libero.it> ha scritto nel messaggionews:1194249165.197523.76660[at]o38g2000hse.googlegroups.com...
Si dice *pedestri*, non pedastri. Visto che lo hai scritto due volte> Ti rendi conto di avere postato un'accozzaglia di parole senza ne' > capo ne' coda? > Hai visto? Nonostante che la moneta e la ricchezza rappresentino le > questioni più pedastri che più pedastri non si può, sei riuscito a escludo sia un errore di battitura. Inoltre il fatto che tu pensi che la moneta sia un argomento "pedestre", cioe' banale, dimostra senza ombra di dubbio che non hai la minima idea di cosa si stia parlando. Comunque, visto che non ti conosco, ti concedo il beneficio del dubbio, per cui ritengo che tu non abbia difficoltà a speigarmi il significato di questa frase che tu hai scritto: "Una moneta vera e propria, cioè solo strumentale e quindi passiva, eliminerebbe i ricchi e la pretesa legittimazione giuridica della ricchezza come potere di acquisto parassitario ed anche quella del bisogno e della povertà." A me sembra una eminente cazzata, ma visto che secondo te io sono ottuso, ti prego di illuminarmi. Infine, visto che siamo in tema di moneta, anziche' smarronarti con siti internet di dubbia origine, ti consiglio la lettura di un'opera veramente formativa, scritta da un premio Nobel e IMHO il piu' grande economista di tutti i tempi: http://www.internetbookshop.it/code/...rale-dell.html Ciao. |
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#9
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| Franco ha scritto: - Citazione - > http://www.comedonchisciotte.org/sit...ticle&sid=3910
Ma sei proprio innamorato di 'sti link...> http://digilander.libero.it/nereovil...ul_cretino.htm Di' la verita': ti ci specchi. bye G.L. -- Renaissance, aka Gian Luca Sole "E' assolutamente evidente che l'arte del cinema si ispira alla vita, mentre la vita si ispira alla TV" - Woody Allen |
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#8
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| "manzo" <deseptis[at]gmail.com> ha scritto nel messaggio news:1194280872.026334.121560[at]57g2000hsv.googlegroups.com... - Citazione - Quel link che consigli è la tua autobiografia ? Veramente mi pare che reciti come un attore lo stereotipo definito nel link, visto come scrivi: "manzo" <deseptis[at]gmail.com> ha scritto nel messaggio news:1194280671.445291.130990[at]y42g2000hsy.googlegroups.com... Ma ora assume un altro volto, un volto sgradevole, proprio come il volto delle altre guerre: quella contro il terrore e quella contro il riscaldamento globale causato dall'uomo. Dunque prima cazzata : Il riscaldamento globale come è già stato dimostrato non è causato dall'uomo.Tanto è vero che la Terra subì un riscaldamento maggiore nel 1700 quando l'industrializzazione non esisteva e ovviamente non c'era l'inquinamento che c'é ora. Seconda cazzata:Se non hai mai visto uno affetto da AIDS ti porto io in qualche posticino e ti rendi conto che prima di scrivere certe stronzate devi collegare le tue sinapsi se ce le hai. Con l'elenco delle cazzate mi fermo qua ma ci sarebbe ancora da scrivere assai |
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#7
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| On 5 Nov, 16:44, "Franco" <fra...[at]timx.it> wrote: - Citazione - > "manzo" <desep...[at]gmail.com> ha scritto nel messaggionews:1194250582.850060.306100[at]50g2000hsm.googlegroups.com...
Quel link che consigli è la tua autobiografia ?> > (DA: LE *****I DELLA RICCHEZZA E DELLA MONETA) > Non sai quello che dici!!! > Hai visto? Nonostante che la moneta e la ricchezza rappresentino le > questioni più pedastri che più pedastri non si può, sei riuscito a > dimostrare di non averci capito niente. Complimenti. se un giorno mi > avessero predetto che avrei saputo di un ottuso come te, non ci avrei > creduto. Non mi sorprende che ti consideri in dovere di fare sapere a tutti > quanto sei tonto: su questi link c'è la spiegazione: > http://www.comedonchisciotte.org/sit...News&file=arti.... > http://digilander.libero.it/nereovil...ul_cretino.htm |
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#6
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| "manzo" <deseptis[at]gmail.com> ha scritto nel messaggio news:1194250582.850060.306100[at]50g2000hsm.googlegroups.com... - Citazione - > (DA: LE *****I DELLA RICCHEZZA E DELLA MONETA)
Non sai quello che dici!!!Hai visto? Nonostante che la moneta e la ricchezza rappresentino le questioni più pedastri che più pedastri non si può, sei riuscito a dimostrare di non averci capito niente. Complimenti. se un giorno mi avessero predetto che avrei saputo di un ottuso come te, non ci avrei creduto. Non mi sorprende che ti consideri in dovere di fare sapere a tutti quanto sei tonto: su questi link c'è la spiegazione: http://www.comedonchisciotte.org/sit...ticle&sid=3910 http://digilander.libero.it/nereovil...ul_cretino.htm |
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| <d-two[at]libero.it> ha scritto nel messaggio news:1194249165.197523.76660[at]o38g2000hse.googlegroups.com... Ti rendi conto di avere postato un'accozzaglia di parole senza ne' capo ne' coda? Hai visto? Nonostante che la moneta e la ricchezza rappresentino le questioni più pedastri che più pedastri non si può, sei riuscito a dimostrare di non averci capito niente. Complimenti. se un giorno mi avessero predetto che avrei saputo di un ottuso come te, non ci avrei creduto. Non mi sorprende che ti consideri in dovere di fare sapere a tutti quanto sei tonto: su questi link c'è la spiegazione: http://www.comedonchisciotte.org/sit...ticle&sid=3910 http://digilander.libero.it/nereovil...ul_cretino.htm |
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| On 5 Nov, 00:04, "Franco" <fra...[at]timx.it> wrote: - Citazione - > "manzo" <desep...[at]gmail.com> ha scritto nel messaggionews:1194207610.769531.302700[at]o3g2000hsb.googlegroups.com...
Non sai quello che dici!!!> Ma lo sai che qui si parla di salute? per i soldi devi andare su > un'altro gruppo.Sveglia !!! > La società capitalista (predonomica) diventa tragico-comica quando raccoglie > sottoscrizioni per la ricerca (per es. sul cancro) dal momento che i > ricercatori potrebbero lavorare a tempo pieno e a tutto vapore senza > ricorrere alla carità pubblica, e quando non può costruire un ospedale o > illuminare una strada (di strade buie supertrafficate ce ne sono non poche!) > "per mancanza di fondi". Nel primo caso i sottoscrittori hanno un modo > specifico ("squisitamente borghese") per tacitare la propria coscienza di > "predatori" (almeno potenziali); nel secondo caso, la gente viene messa > davanti a sua maestà la moneta! > Difficilmente si pensa che la moneta è un bene di scambio naturalmente > elastico quando non è "predonomicamente" legato ai parametri di una società > ad usum domini. Una moneta vera e propria, cioè solo strumentale e quindi > passiva, eliminerebbe i ricchi e la pretesa legittimazione giuridica della > ricchezza come potere di acquisto parassitario ed anche quella del bisogno e > della povertà. In una società adulta non ci sono poveri. > (DA: LE *****I DELLA RICCHEZZA E DELLA MONETA) |
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