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#8
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| "G. Paolo" <info[at]mednat.org> ha scritto nel messaggio news:_mabh.9$pb5.46[at]nntpserver.swip.net... - Citazione - > A Milano dove si effettua questa conferenza-dibattito ?
Bravo. E' giusto che anche i salumieri dicano la loro sull'argomento...> sarei interessato a parteciparvi. Marius. |
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#7
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| lsd wrote: - Citazione - > "Scienza per l'uomo" <scienzaperluomo[at]yahoo.it> ha scritto nel messaggio
Ovviamente solo se non gli riesce! ;-)> news:456cbdf1$1_3[at]x-privat.org... > > intervista sull'eutanasia > > > Intervista a Maria Luisa Di Pietro, Co-presidente di Scienza & Vita > > Perche' non rispolverate quel valore tanto a voi lontano, la coerenza, e non > vi preoccupate che tutte le procure perseguino in tribunale chi tenta il > suicidio? > lsd -- fulmo |
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#6
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| "Scienza per l'uomo" <scienzaperluomo[at]yahoo.it> ha scritto nel messaggio news:456cbdf1$1_3[at]x-privat.org... - Citazione - > intervista sull'eutanasia
Perche' non rispolverate quel valore tanto a voi lontano, la coerenza, e non> Intervista a Maria Luisa Di Pietro, Co-presidente di Scienza & Vita vi preoccupate che tutte le procure perseguino in tribunale chi tenta il suicidio? lsd |
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#5
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| Ciao, Scienza per l'uomo. mercoledì 29/11/2006 hai scritto: - Citazione - > [...] diritto di morire o pretendere di venire ucciso,
Ma fammi ridere! "Laicamente" in che senso?> diritto che non esiste. > E lo dico laicamente parlando. Una posizione laica rispetta la volontà altrui. |
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#4
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| "Scienza per l'uomo" <scienzaperluomo[at]yahoo.it> ha scritto nel messaggio news:456cbdf1$1_3[at]x-privat.org... - Citazione - > intervista sull'eutanasia
A Milano dove si effettua questa conferenza-dibattito ?> Intervista a Maria Luisa Di Pietro, Co-presidente di Scienza & Vita sarei interessato a parteciparvi. -- dr. G. Paolo Vanoli (I2VGP) - Consulente in Scienza della Nutrizione e Medicine Biologico Naturali www.mednat.org |
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#3
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| - Citazione - > perchè di deriva si tratta, ovvero da una richiesta più o
Questo è il tuo punto di vista e che sia una "deriva" lo dici> meno comprensibile (ma non accettabile), si arriva a proporre > una soluzione (cioè l'eutanasia attiva) [...] tu. Parti già dal presupposto che si debba prolungare la vita indipendentemente dal volere dell'individuo. Voglio dire, un conto è una persona che non lascia scritte volontà di alcun genere, va in coma e non può dire cosa vorrebbe si facesse per lei. Un altro conto è un'espressa volontà e allora "deriva" un piffero. Certo, si pongono grandi problemi per un medico e proprio per questo non trovo corretto che se ne discuta da angolazioni troppo estrenee alla medicina. - Citazione - > Ovvero dare cure palliative che possono togliere il dolore,
Certo che non esiste, al momento, per la legge. Ma siccome è un> evitare cure sproporzionate, ma anche evitare soluzioni che > palesano un diritto di morire o pretendere di venire ucciso , > diritto che non esiste. problema via via più importante grazie (o in questo caso, a causa) dei progressi della medicina, servono altri approcci. Guarda caso parecchi non la pensano come te. - Citazione - > E lo dico laicamente parlando.
Non dire balle ))) si sa molto bene quale sia il "background"dietro al tuo nick e quello che dici. La falsariga della tua posizione, per quanto ricordo, è che vuole l'eutanasia solo chi è abbandonato mentre chi è "amorevolmente assistito" no, per carità, non la vuole proprio. Trovo molto difficile dare una prova oggettiva di questo genere di affermazioni; vedo piuttosto una giustificazione "a posteriori" elaborata da un ben preciso ambiente culturale o, meglio, religioso. Va benissimo, intendiamoci, e si potrebbe pure discutere. Ma siccome nei tuoi post si parte già dal presupposto che le cose siano in un certo modo, per mio carattere, a priori la penso diversamente. Assioma per assioma... ognuno si sceglie i suoi. ciao ciao Apx. |
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#2
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| Scienza per l'uomo ha scritto: - Citazione - > perchè di deriva si tratta, ovvero da una richiesta più o meno comprensibile
Ma non nasconderti dietro giri di parole insulsi.> (ma non accettabile), si arriva a proporre una soluzione (cioè l'eutanasia > attiva), > che ha conseguenze culturali immense sul significato del valore della vita. > Gli incontri di questi giorni di Scienza&Vita (ww.scienzaevita.org), hanno > proprio il titolo nè accanimento, nè eutanasia. > Ovvero dare cure palliative che possono togliere il dolore, evitare cure > sproporzionate, ma anche evitare soluzioni che palesano un diritto di morire > o pretendere di venire ucciso , diritto che non esiste. > E lo dico laicamente parlando. Il suo medico curante può staccare le macchine SENZA essere obbligato a riattaccarle non appena il paziente perde coscienza? No! Spero non capiterai mai in una situazione del genere, perché oltre a soffrire per ovvi motivi, soffriresti per tutti coloro che hai contribuito a mantenere in questa condizione e per aver impiegato la tua vita in una lotta tanto stupida, quanto è la lotta per imporre la salvezza della nostra anima. |
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#1
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| perchè di deriva si tratta, ovvero da una richiesta più o meno comprensibile (ma non accettabile), si arriva a proporre una soluzione (cioè l'eutanasia attiva), che ha conseguenze culturali immense sul significato del valore della vita. Gli incontri di questi giorni di Scienza&Vita (ww.scienzaevita.org), hanno proprio il titolo nè accanimento, nè eutanasia. Ovvero dare cure palliative che possono togliere il dolore, evitare cure sproporzionate, ma anche evitare soluzioni che palesano un diritto di morire o pretendere di venire ucciso , diritto che non esiste. E lo dico laicamente parlando. |
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| - Citazione - > [...] A partire dalla richiesta di eutanasia di Piergiorgio > Welby, alcune forze politiche e sociali, primi fra tutti i > radicali, vorrebbero ottenere il riconoscimento del diritto > alla "dolce morte". Per contrastare questa pericolosa deriva > [...] Pericolosa di che? Ma un metro di affari vostri? Perché pretendete di decidere per la vita degli altri e quel che vogliono fare della propria? |
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#-1
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| intervista sull'eutanasia Intervista a Maria Luisa Di Pietro, Co-presidente di Scienza & Vita Dall'inizio alla fine. Il cerchio della vita si chiude, ma non smette di girare. A circa un anno e mezzo dal referendum sulla fecondazione assistita, infatti, Scienza & Vita torna a organizzare una campagna su larga scala. Stavolta non si tratta però di difendere il "nucleo germinale" della vita umana, bensì gli ultimi istanti. A partire dalla richiesta di eutanasia di Piergiorgio Welby, alcune forze politiche e sociali, primi fra tutti i radicali, vorrebbero ottenere il riconoscimento del diritto alla "dolce morte". Per contrastare questa pericolosa deriva, le oltre cinquanta associazioni che compongono il tessuto associativo di Scienza & Vita a livello locale organizzano da martedì 28 novembre una settimana di riflessione dal titolo "Né accanimento, né eutanasia". Il titolo, uguale per tutti dalla Valle d'Aosta alla Sicilia, contraddistingue una serie di manifestazioni pubbliche. L'apertura ufficiale è prevista a Firenze, mentre il convegno conclusivo si terrà a Roma il 5 dicembre (vedi box in pagina). "Abbiamo voluto impostare una campagna che aiuti a riflettere su tematiche complesse e di grande importanza per il futuro del Paese. Non è più tempo solo di emozionarsi o di assistere inermi all'incrociarsi caotico di pareri sensazionalistici. Non vogliamo né urlare né utilizzare chi sta male per sostenere le nostre idee, ma piuttosto ci rivolgiamo a quanti - e sono molti - vogliono farsi un'opinione corretta sul tema", spiega la presidente di Scienza & Vita, Maria Luisa Di Pietro, che dirige l'Associazione con il noto genetista Bruno Dallapiccola. Cos'altro vi proponete? Di riportare il dibattito pubblico su un piano diverso da quello attuale, sempre più impostato secondo un copione sempre uguale. Così è stato per l'aborto e per la fecondazione artificiale. Prima vengono i casi pietosi, poi l'allarme sulle pratiche clandestine, la difesa dell'autodeterminazione a tutti i costi, il turismo eutanasico per quanti possono permetterselo, la necessità che il nostro Paese si adegui ad altre realtà dell'Europa e del mondo per non essere tagliato fuori dalla "modernità" e dalla "civiltà". Senza mai mettere in evidenza che se esiste una pratica clandestina illecita, questa non va avvallata ma piuttosto condannata; senza interrogarsi sui veri bisogni del malato e della sua famiglia; senza pensare a sufficienza al fatto che la richiesta di eutanasia scaturisce prima dal cuore della società e, poi, arriva sulla bocca del malato. Il dibattito attuale è forzato e manipolato anche per l'uso che si fa dei termini. Basti pensare al fatto che si fa passare per eutanasia solo un atto uccisivo attivo e non anche la sospensione delle cure, dell'alimentazione e dell'idratazione. L'eutanasia viene presentata come diritto a scegliere da parte del soggetto che, non vedendo alternative e non potendo togliersi la vita da sé, chiede ad altri di porre fine a sofferenze da lui ritenute insopportabili. Sì, l'eutanasia viene presentata come la via da perseguire - in nome di un presunto diritto alla morte - per porre fine ad una sofferenza non più tollerabile. Nella realtà essa si traduce nell'uccisione del malato e nell'anticipazione della sua morte. In nome di un diritto si chiede, quindi, di annullare la ragione d'essere di questo diritto: la vita. Il termine "diritto" può essere, però, utilizzato solo nei confronti di un bene: la vita umana è un bene, la morte è solo un avvenimento. E della vita umana non si può disporre già solo per il fatto che è il presupposto per poter disporre di noi stessi. Se di diritti si vuole parlare, ricordiamo che il vero diritto di ogni malato è quello di avere una morte degna in cui non vi è spazio né per l'abbandono né per la ghettizzazione, ma solo per il sostegno da parte di un ambiente accogliente e solidale. A cosa si riferisce? A tutto quello che manca o è ancora insufficiente in Italia: efficaci reti di assistenza domiciliare, interventi a sostegno delle famiglie dei malati, carenza di hospice e di strutture per la lungodegenza, impossibilità di accedere con facilità alle cure palliative, mancanza di personale sanitario adeguato, maggiore valorizzazione del volontariato sociale e familiare. C'è un clima culturale troppo incline a rimuovere la sofferenza e la morte, dimenticando che queste esperienze sono parte integrante della vita di ciascuno. Chi si batte contro l'eutanasia viene accusato di voler imporre agli altri di soffrire. Questo non è assolutamente vero. La sofferenza, la mancanza di senso, la disperazione, non si combattono eliminando il sofferente, ma cercando di sollevarlo dal dolore fisico e di sostenerlo dal punto di vista psicologico e spirituale. E' per questa ragione che tra le nostre richieste vi è quella di implementare la conoscenza e l'accesso alle cure palliative, che sono un atto dovuto a quanti ne hanno bisogno proprio nell'ottica dell'umanizzazione della morte. Una dimensione, quella dell'umanizzazione della morte, che rischia di essere persa se si riduce tutta la gestione della malattia, soprattutto in assenza di capacità di intendere e di volere, a mettere in atto quanto scritto in un arido pezzo di carta dove sono raccolte volontà che il malato ha espresso in condizioni e in circostanze ben diverse da quelle in cui si trova. Lei introduce il tema dei cosiddetti "testamenti biologici", sui quali sono depositati diversi disegni di legge in Parlamento. Quali problemi risolverebbe una chiara presa di posizione dell'interessato riguardo al modo in cui essere curato nei casi in cui non possa più esprimere le proprie volontà? Si tratta di una questione molto complessa sulla quale è necessaria una attenta riflessione. Non mettiamo in discussione il coinvolgimento del malato nella gestione della propria malattia, quanto piuttosto cosa può essere oggetto di richiesta di volontà anticipate e quale è il modo ottimale per raccoglierle. Dall'analisi dei disegni di legge si evince che oggetto delle volontà anticipate sono l'accanimento terapeutico, le cure palliative, l'assistenza a domicilio o in ospedale, la donazione di organi ai fini del trapianto, l'assistenza religiosa. Tenendo conto che la sospensione dell'accanimento terapeutico e l'attivazione delle cure palliative sono atti dovuti, che per la donazione degli organi esiste già un'altra legge e che la scelta del luogo ove morire o del ricorso all'assistenza religiosa può essere comunicata alla famiglia o essere contenuta in un testamento spirituale, si arriva alla conclusione che una legge sul testamento biologico o sulle dichiarazioni anticipate è inutile. Se a questo si aggiungono le difficoltà legate all'intepretazione di volontà espresse "ora per allora", alla presenza della figura del fiduciario, alla vincolatività per il medico e all'obbligatorietà per cittadino di rilasciarle, ci si rende conto che lo stesso diritto di scelta in nome del quale vengono proposte non è assolutamente tutelato. Ma, allora, è meglio non legiferare sui "testamenti biologici"? Riteniamo che sia alquanto imprudente ridurre l'acquisizione di volontà anticipate a un mero strumento burocratico e pensare di risolvere per legge una materia tanto complessa. E' necessario, invece, che tali decisioni maturino all'interno del rapporto del medico con il malato e con la sua famiglia. Solo in tal modo sarà possibile decidere in scienza e coscienza nei singoli casi, per loro natura irriducibili a semplificazioni e schemi di comportamento. Senza un tale approccio vi è solo il rischio che il testamento di vita o le dichiarazione anticipate divengano di fatto un modo subdolo per legittimare pratiche eutanasiche e superare le resistenze dell'opinione pubblica alla diretta uccisione dei malati. www.scienzaevita.org www.scienzaevitapiemonte.org |
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| intervista, sulleutanasia |
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