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| "Luigi D." <sabbb[at]libero.it> ha scritto nel messaggio - Citazione - > Un bambino di 3 anni e 7 mesi, regolarmente nato e allevato in una
Salve Luigi, capisco le difficoltà di "gestione" di questi comportamenti da> famiglia del ceto medio e a cui non è stato fatto mancare nulla, che > ha anche un fratellino di 2 anni, diventa sempre più capriccioso. > CUT > Qualcuno capisce e se tutto ciò è normale? > Esiste un sistema per ammansire il bambino e fargli capire che dei no > a ripetizione non sono indice di personalità ma di cattiveria? parte dei genitori, che tornano stanchi da lavoro e si trovano costretti a "negoziare" ogni cosa col bambino, anche la più ovvia. Eppure, questi comportamenti sono un sano indice di sviluppo del Sé, che trovi descritto su qualunque manuale di psicologia infantile, alla voce "terrible two", cioè i "terribili 2 anni", che poi oscillando da bambino a bambino, corrispondono ai 2-3 anni. Bambini mansueti che "improvvisamente" diventano oppositivi e ribelli su qualsiasi banalità, mostrando ostinazione e quasi "sfida" con i loro continui no, detti quasi per "dispetto". Eppure, questi "no", che farebbero spazientire anche i santi, in realtà indicano che il bambino è sempre più consapevole di essere una persona a se stante, con la sua personalità, staccata da quella materna , con cui nelle prime fasi di vita vive in simbiosi. Si sta quindi affermando, si sta definendo come persona "indipendente": è una sorta di "prima adolescenza", periodo turbolento che però indica una fase di separazione e di costruzione di sé molto positiva. Inoltre, i no consentono di sperimentare il limiti, di "testare" l'ambiente e capire cosa può fare, dove può arrivare, fino a dove può spingersi. Una mamma mi disse "sbatte contro la colonna per vedere quanto è solida". Quindi, di per sé sono positivi e fisiologici e, anzi, sarebbe preoccupante se non ci fossero: significherebbe ch eil bambino è sottomesso e sta sviluppando una personalità non autentica, per compiacere gli altri. Invece la comparsa "inspiegabile" di questa oppositività significa che sta maturando la sua intelligenza e la sua personalità, st acapendo di essere una persona con un'identità autonoma. Da questo si possono individuare alcuni modi di "gestire" i vari rifiuti, evitando cmq di rinforzarli, sempre sottolineando che ogni bambino e ogni famiglia è un mondo a se stante, con le sue regole non sempre valide anche per gli altri. Ad esempio, rimrpoverando o mostrandosi spazientiti, si richia di rinforzare i cosiddetti capricci, perché il bambino, che è intelligente, capisce che suscitano una qualche reazione dei genitori, come anche la rabbia, oppure la supplica, quindi sono efficaci. Dunque tenderà a ripeterli, e da fase di sviluppo sana potrebbero degenerare in strumento di ricatto. Se, classica scena, al supermercato il bambino si impunta perché vuole prendere qualcosa e la mamma gli dice di no, se poi fa i capricci, urla e si getta a terra e al quel punto la mamma, provando "vergogna", cede pur di farlo stare zitto, allora il bambino imparerà che facendo i capricci, urlando e gettandosi per terra, la madre cede e che in presenza di altri la madre è più debole e influenzabile. Dunque alcuni comportamenti cosiddetti "capricciosi" meglio ignorarli, poiché se non hanno effetto, si estingueranno dal repertorio di comportamenti efficaci. Però, al contrario, occorre premiare comportamenti che rispettino le regole, perché è utile pe ril bambino avere un'alternativa e sapere quali comportamenti sono efficaci. Poi, a volte, siccome i bambini dicono "no" a prescindere, è utile a volte non prendere troppo alla lettera questi no, che non rappresentano la vera risposta, ma solo un gesto di affermazione di sé, quindi aspettare, dirgli che in quel momento ha risposto di no, ma se poi magari ci pensa su, potrà far sapere la vera risposta, in modo che anche lui impara a distinguere il no "effettivo" dal no di "affermazione" e a modulare l'utilizzo dei no. Certo questo non si può fare riferito al fatto di vestirsi o di mangiare a tavola. E' importante in questa fase che ci siano regole, poche, ma inflessibili: quando le rispetta, rinforzarlo, quando non le rispetta, ignorarlo piuttosto che punirlo (poiché punendolo, si rafforza poi il comportamento, visto che suscita una reazione così intensa) oppure premiare comportamenti che sono opposti a quelli capricciosi. |
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#19
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| Un bambino di 3 anni e 7 mesi, regolarmente nato e allevato in una famiglia del ceto medio e a cui non è stato fatto mancare nulla, che ha anche un fratellino di 2 anni, diventa sempre più capriccioso. Qualunque cosa gli si dica di fare (coese del tutto normali: laviamoci le mani, vestiti con questa maglietta, non ti strofinare a terra, andiamo a mangiare, giochiamo col tale gioco) 8 volte su 10 risponde con un "no". Qualche volta si riesce a reimpostare la cosa come un gioco e si ottiene qualcosa altre volte gliela si impone mentre piange. Altre volte i genitori gliela danno vinta. Alcune volte la sensazione netta è che dica di no o faccia il contrario di quello che gli si chiede prprio per puntiglio e non perchè quello che gli chiediamo gli dispiaccia. All'asilo gli insegnanti non notano niente di diverso dagi altri bambini. Ha una nonna (che vede abbastanza frequentemente) che gliele passa tutte ma non penso abbia particolare rilevo perchè è uan figura comunque secondaria rispetto ai genitori. Ogni tanto quando la madre è fuori comincia a piangere e gridare "voglio mamma" e a nulla valgono i tentavi del padre di coccolarlo spiegandogli che la mamma è fuori e tornerà a breve. Qualche altro genitore, interpellato in maniera generica, dice che qualche capriccio è normale. Sarà, ma in questo modo i genitori, tra lavoro in casa, fuori casa, e resistenze del bambino su ogni minima cosa, arrivano alla sera distrutti. Qualcuno capisce e se tutto ciò è normale? Esiste un sistema per ammansire il bambino e fargli capire che dei no a ripetizione non sono indice di personalità ma di cattiveria? |
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| bambino, capriccioso |
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