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#10
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| Lady ha scritto: - Citazione - > A questo punto posso pensare in termini psicologici, dicendo che il
Persone del genere nella PA italiana sono in base alla> bravo funzionario pubblico ha un forte senso del dovere e della > giustizia, ricevuto come educazione sin da piccolo. mia esperienza completamente assenti . faccio appena appena eccezione per il Trentino Alto Adige del quale alcuni dicono Sud Turil ist nich italien ![]() - Citazione - > Sono costoro, e non gli altri, che dovremmo ammirare e ringraziare > ogni giorno. se ci fossero , si! - Citazione - > lady -- questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad abuse[at]newsland.it |
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| On Fri, 3 Apr 2009 05:24:52 -0700 (PDT), Albert0 <never999[at]libero.itwrote: - Citazione - > Oppure la noia, ovvero il desiderio di novità.
lo stesso accade nella nostra vita privata. Ci sono periodi in cui le> Un dipendente nel pubblico è una buona scelta per osservare questi > aspetti: > ci si può aspettare buona resistenza a ripetitività e noia, e bassa > propensione a rischio/cambiamento/ gestione dello stress. nostre iniziative si moltiplicano. Per esempio quando siamo innamorati. Bisognerebbe rimanere sempre innamorati, sparirebbe la noia anche nel lavoro piu' ripetitivo : ) Ciao AlbertO ... lady |
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#8
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| On 29 Mar, 12:26, Lady <a...[at]abc.com> wrote: - Citazione - > Conosco delle persone che lavorano in un ente pubblico, che si > lamentano del carico di lavoro quotidiano. Avrebbero la possibilità, > in occasione del bando di mobilità interna, di cambiare luogo di > lavoro, ma non lo fanno. > Ci sono anche quelli che "fuggono" dalla routine. Oppure la noia, ovvero il desiderio di novità. Un dipendente nel pubblico è una buona scelta per osservare questi aspetti: ci si può aspettare buona resistenza a ripetitività e noia, e bassa propensione a rischio/cambiamento/ gestione dello stress. |
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#7
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| On Wed, 01 Apr 2009 16:15:09 +0200, karersee[at]libero.it (Boston) wrote: - Citazione - > Suggerisco di aprire una bracna di studio , > psicopatologia dell impiegato pubblico italiano. > E´ incredibile come quelli mettano sempre al primo > posto in tutto , anche durante lo svolgimento del loro lavoro, > l aspetto privato , privatistico , facendo si che > la dimensione PUBBLICA della propria attivita´ > sia annullata , l italia sembra essere priva > della dimensione pubblica , ufficiale , collettiva. io non "dipingerei" tutto in negativo. Anch'io mi sono sempre imbattuta in due tipi opposti della funzione pubblica. Uno che considera il compito che gli viene conferito come un servizio da eseguire a favore degli altri, il secondo come un privilegio dal quale approfitare. Giustamente ti chiedi quali sono le motivazioni psicologiche che spinge un lavoratore della funzione pubblica a non fare il suo dovere. La rispoosta più razionale, potrebbe essere per la mancanza di efficienza del capo. Vi sono dei leader che possiedono un carisma innato, capaci di trascinare con il BUON ESEMPIO, l'entusiasmo delle persone. Per quanto riguarda la donna, potrebbe essere un sovraccarico di lavoro, visto che quasi sempre deve accudire figli, genitori, casa e marito. Pero' ci sono anche donne, nonostante il super lavoro di casa, che sono efficentissime in ufficio. A questo punto posso pensare in termini psicologici, dicendo che il bravo funzionario pubblico ha un forte senso del dovere e della giustizia, ricevuto come educazione sin da piccolo. Sono costoro, e non gli altri, che dovremmo ammirare e ringraziare ogni giorno. lady |
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#6
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| Boston ha scritto: - Citazione - > Argomenti del genere spesso vengono usati dall impiegato
Questo perché i loro diretti superiori (e loro superiori, e i politici> anche come argomento nella discussione con il cittadino utente > e si pretende anche che siano accettati dall utente ! dai quali in definitiva prendono ordini) sono esattamente come loro. Se pensassero che il capufficio punisce atteggiamenti simili, e meglio ancora che i loro colleghi si scandalizzano a sentire certi discorsi, nessuno li farebbe e anche gli impiegati più lavativi mostrerebbero un minimo di sollecitudine. |
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#5
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| Lady ha scritto: - Citazione - > Conosco delle persone che lavorano in un ente pubblico, che si
Suggerisco di aprire una bracna di studio ,> lamentano del carico di lavoro quotidiano. Avrebbero la possibilità, > in occasione del bando di mobilità interna, di cambiare luogo di > lavoro, ma non lo fanno. > Alla mia domanda sul perchè non partecipano al bando di mobilità, mi > viene risposto : << Oh, io qui conosco gia' tutti, sono amata/to da > tutti. Se vado in un altro posto devo ricominciare daccapo, devo > lavorare di piu' per dare una buona immagine di me. Nonostante la mia > esperienza, sarei la coda anche dell'ultimo arrivato> psicopatologia dell impiegato pubblico italiano. E´ incredibile come quelli mettano sempre al primo posto in tutto , anche durante lo svolgimento del loro lavoro, l aspetto privato , privatistico , facendo si che la dimensione PUBBLICA della propria attivita´ sia annullata , l italia sembra essere priva della dimensione pubblica , ufficiale , collettiva. Argomenti del genere spesso vengono usati dall impiegato anche come argomento nella discussione con il cittadino utente e si pretende anche che siano accettati dall utente ! La cosa pero crea grossi problemi a chi non e´ impiegato pubblico , ma cittadino italiano. -- questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad abuse[at]newsland.it |
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#4
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| nessuno ha scritto: - Citazione - > Ciao, nei miei studi di sociologia ho incontrato in modo ricorrente il
Economia mentale.> concetto di routine: si dice che gli individui tendono a ripetere con > regolarità le azioni quotidiane, e quando vanno incontro ad un > cambiamento tentano di riadattare le loro giornate tendendo alla > ripetizione ordinata e regolare delle stesse attività. > Mi interesserebbe sapere perchè a livello psicologico (materia vostra =) > ) le persone hanno questa esigenza. Grazie e buon weekend! Ti sei costruito la giornata-tipo e ti va bene così, ovvio che quando devi cambiarla non la riprogetti da zero, ma se puoi adatti quella che hai già. La routine inoltre ti aiuta ad andare avanti quando "non ce la fai più": come nelle maratone o nelle lunghe camminate in montagna quando sei stanco, l'importante è non pensare a quando arriverai o a quanta strada devi fare, ma occuparsi solo di mettere un piede avanti all'altro e continuare a camminare. E così facendo, stanchezza o no macini chilometri e chilometri: questa è la forza della routine. Più psicologicamente, quando subisci un lutto o una grave perdita e sei straziato dal dolore è la routine che ti salva: aggrappandoti a quello che devi fare giorno per giorno vai avanti, sia pure meccanicamente, e mentre giri fra casa e lavoro come una macchinetta, in silenzio la tua mente elabora il lutto, e un giorno ti scopri a fare piani per il futuro, e puoi vivere di nuovo. |
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| Vincenzo Del Piano ha detto questo lunedì : - Citazione - > Saluti ... usuali/abitudinari/routinari :-))
Ma sempre graditi eheh :-)-- Cordiali saluti |
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| "nessuno" <nessuno[at]tiscalinospam.it> ha scritto nel messaggio news:gqlo4s$o86$1[at]news.albasani.net... - Citazione - > [cut] Mi interesserebbe sapere perchè a livello psicologico
IMHO, la <<routine> > è un "macro-comportamento", ed è per questo che si> le persone hanno questa esigenza. presta ad attrarre l'attenzione, esaltandone la "singolare" tendenza alla riproposizione e alla ripetitività. Se si "guarda bene" (a livello dei "micro-comportamenti") è possibile verificare che si tende *sempre* ad attuare quelli già sperimentati con successo; ciò, imho, ... toglie la caratteristica di "singolarità" (o stranezza) della tendenza alla riproposizione a ripetitività. Sul piano strettamente intra-psicologico "è anche peggio": un automatismo della mente (salvificamente semplificatorio come tutti gli altri della sua natura ...) rende addirittura "difficile" che si cambi idea, se -persino ad alto costo nevrotico- il modello e il contenuto di un pensiero risulta addattativo. In sintesi, credo che "si abbia bisogno" della routine ... perchè "funziona". Saluti ... usuali/abitudinari/routinari :-)) -- Vincenzo |
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| Il Sat, 28 Mar 2009 18:52:24 +0100, nessuno ha scritto: - Citazione - > Ciao, nei miei studi di sociologia ho incontrato in modo ricorrente il
A parte la "comodita'" di un tale comportamento che anche solo> concetto di routine: si dice che gli individui tendono a ripetere con > regolarità le azioni quotidiane, e quando vanno incontro ad un > cambiamento tentano di riadattare le loro giornate tendendo alla > ripetizione ordinata e regolare delle stesse attività. > Mi interesserebbe sapere perchè a livello psicologico (materia vostra > =) ) le persone hanno questa esigenza. Grazie e buon weekend! empiricamente possiamo desumere, tu chiedi di esigenze psicologiche. Posso provare a dire che, come molti qui sanno, Freud parlava di "coazione a ripetere" tale 'principio' guida delle azioni umane. Chiaro, la sua era (e') una nozione ampia e radicale, alla cui radice, appunto, vi sono processi reconditi e primordiali, conducibili alla pulsione di vita e\o reazione di morte. Non la si puo' certo liquidare in poche righe, in un discorso da the' che il caro Sigmund teneva tanto in orrore. Ma, pur assumendolo interno a teoria piu' ampia, IMHO possiamo calzarvi il tema 'routine'. Non occorre essere filologi francofoni per stabilire che il lemma ci parla di 'girare in tondo', alias: 'girare a vuoto' e questo gia' dice qualcosa. Infatti possiamo passare ad ardire, assumendo anche l'esempio postato sopra da 'Lady', che con la 'routine', cos'altro non facciamo se non l'annullamento della propria trasformazione, della propria crescita, ergo della propria vita! Puoi anche, ribaltando la logica, fare una riprova, per vedere se i conti tornano, con una elementare e semplicistica (non vi scaldate:-)) equazione: Vita=Trasformazione-Trasformazione=Crescita-Crescita=Morte. Che poi: la vita e' (sic) routine. Ciao -- "Ho visto i teorici delle 'coppie aperte' devastati dagli spifferi." Paolo Rossi |
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