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#56
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| "Nick Raider" <nick.raider[at]bonelli.it> ha scritto nel messaggio news:49ca1144$0$845$4fafbaef[at]reader5.news.tin.it... - Citazione - > Del tutto fuori tema. Non si discute sulla necessità di collaborare alla
conosci qualcuno che, convinto di venir buggerato, si affida 100% e> terapia ma dell'assunta necessità a "credere" fideisticamente > nell'efficacia del metodo. E, ripeto, il non credere *non implica* > necessariamente la mancanza di collaborazione. collabora con la buggerazione? conosci ben strana gente, se e' cosi'. Amelia |
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#55
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| Nick Raider ha scritto: - Citazione - > Marco ha scritto:
se ci spera, non esclude a priori la possibilità che sia efficace,> > La domanda ovvia diventa: in > > > base a cosa, dunque, il paziente dovrebbe "credere" nell'efficacia > > > della terapia? > > > Mi permetto di intervenire... > > secondo me se una persona decide autonomamente di iniziare una > > psicoterapia, significa che in qualche misura crede nella sua efficacia. > O che semplicemente ci spera*, cosa ben diversa. quindi, in qualche misura ci crede... e nel corso della terapia avrà modo di valutare se crederci di più o di meno. - Citazione - > > se un paziente inizia una psicoterapia con il presupposto che non sarà
Sì, è possibile.> > efficacie, sta solo compiendo un'operazione del tipo "ecco! in questo > > modo ho finalmente dimostrato che è impossibile per me cambiare!" > E' solo una delle possibilità. C'è la possibilità che nel corso della > terapia venga persuaso della sua efficacia. - Citazione - > Come ho risposto a Vincenzo del Piano, il mio paragone (fuorviante)
Ti sbagli.> voleva mettere in luce che necessità di credere nell'efficacia della > terapia è propria di una metafisica e non di un discorso scientifico. Credere di poter cambiare utilizzando lo strumento della terapia fa parte di un discorso scientifico che attiene alla psicologia, una scienza che riguarda il soggettivo. E' questa la sua specificità. Ignorarlo e cercare di uniformarla a una qualunque scienza naturale è un errore, perchè l'oggetto è di tutt'altra qualità. - Citazione - > Per questo provocatoriamente rilevavo che una cura medica può guarirmi
Anche nella medicina classica la fiducia del paziente gioca il suo> al di là della mia fede/fiducia nella terapia. Il discorso sulla > collaborazione del paziente è stato impropriamente infilato da Vincenzo > e si tratta di una questione logicamente distinta. ruolo... anche se secondo me rimane comunque abbastanza marginale. Il problema è paragonare discipline scientifiche con oggetti e scopi totalmente differenti. Adattare il metodo all'oggetto di studio è scienza, non metafisica. Forse è metafisica il contrario. Se tu invece ritieni che la psicoterapia non possa andare oltre ai condizionamenti pavloviani del positivismo senza cadere nella metafisica, esiste la psicoterapia comportamentale, che nega il concetto di mente e rinuncia a *comprendere* l'uomo accontentandosi di *spiegarlo* con un modello che soddisfa i criteri di un epistemologia adatta a studiare i minerali. Ce n'è per tutti i gusti quindi! ![]() |
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#54
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| Nick Raider in <49ca10a5$0$845$4fafbaef[at]reader5.news.tin.it> wrote: - Citazione - > Il tema (vastissimo) è se la psicologia sia scienza o metafisica: http://www.stillpoint.it/idpsi/index.php?p=idpsi_faqpunto 2. -- Ciao elledi |
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#53
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| Nick Raider in <49ca139e$0$845$4fafbaef[at]reader5.news.tin.it> wrote: - Citazione - > Per questo provocatoriamente rilevavo che una cura
Eh...qualche volta forse ma se non sei convinto di quello che fai, se> medica può guarirmi > al di là della mia fede/fiducia nella terapia. non c'è fiducia, af-fidamento, se dubiti del medico col cavolo che la terapia funziona. Funzionerà quella strettamente meccanicistica: gamba rotta-> gesso ma con questi presupposti la persona è sicuramente capace di farsi andare male anche quello. Si chiama resistenza. E la resistenza funziona benissimo: con le anestesie per es. Funziona egregiamente con chi crede ciecamente nel medico e segue tutto alla lettera con l'intento inconsapevole di poter dire "non ha funzionato, neanche lui è stato capace". Funziona con chi segue alla lettera e ciecamente il medico...sbagliato. No, se c'è un settore dove malgrado il meccanicismo sia sbandierato ma i risultati poi lo inficiano per via di quella robetta che si chiama psiche, beh quelle son proprio le terapie :-) Non siamo macchine dal meccanico anche se a qualcuno piacerebbe. -- Ciao elledi |
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#52
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| On 24 Mar, 19:00, Marco <nos...[at]nospam.com> wrote: - Citazione - > Mi permetto di intervenire...
Non è sempre così', io non vado dalla terapeuta per darmi ragione sul> secondo me se una persona decide autonomamente di iniziare una > psicoterapia, significa che in qualche misura crede nella sua efficacia. > se un paziente inizia una psicoterapia con il presupposto che non sarà > efficacie, sta solo compiendo un'operazione del tipo "ecco! in questo > modo ho finalmente dimostrato che è impossibile per me cambiare!" fatto che la psicoterapia sia una pratica inutile. Non lo faccio semplicemente perché non penso ( per ora...) che la psicoterapia sia una pratica inutile. Io ci vado perché *vorrei stare meglio*. Ci vado con la speranza di migliorare, quindi in parte credo che il terapeuta sia in grado di portarmi a questo miglioramento. Ma visto che sono una persona con un cervello posso avere dei dubbi ogni tanto, sia sulla professionalità del singolo terapeuta, sia sulla disciplina in genere. Non mi si può chiedere di non avere dei dubbi, perché io non sono un automa, sono un essere pensante. Non ho mai detto che il pensiero di Freud sia una scemenza, ma è anche vero che crederò fortemente nella efficacia della pratica psicoterapeutica sono quando la stessa mi avrà portato a cambiatre e a stare meglio, per il semplice fatto che il mio cambiamento sarebbe la prova tangibile dell'efficacia della psicoterapia. Nel frattempo io dalla terapeuta ci vado con tutte le mie speranze e con tutta la buona fede del mondo, quindi non me la sento di abbandonare come mi ha consigliato Vincenzo Del Piano. |
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#51
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| - Citazione - > aggiungerei solo che se vado da un fisiatra (o da un fisioterapista) e mi
vero... se io non ho fiducia nel fisioterapista e ritengo che la sua> rifiuto di "collaborare", anche solo smettendo di fare sforzi e/o non > facendo cio' che mi viene suggerito (chesso' ... smettere di scaricare > sacchi di farina da 30 kg, tutto il giorno tutti i giorni) il medico *non* > potra' fare magie, me-nolente. > o collaboro e allora ... *forse*... guarisco. > o non collaboro, e allora *e' sicuro* che *non* guarisco. idea di farmi smettere di caricare sacchi sulla schiena si basi su una teoria in cui non credo, probabilmente mi farò male... e magari potrò dire che la "fisioterapia non funziona!". ![]() |
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#50
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| Marco ha scritto: - Citazione - > La domanda ovvia diventa: in
O che semplicemente ci spera*, cosa ben diversa.> > base a cosa, dunque, il paziente dovrebbe "credere" nell'efficacia > > della terapia? > Mi permetto di intervenire... > secondo me se una persona decide autonomamente di iniziare una > psicoterapia, significa che in qualche misura crede nella sua efficacia. - Citazione - > se un paziente inizia una psicoterapia con il presupposto che non sarà
E' solo una delle possibilità. C'è la possibilità che nel corso della> efficacie, sta solo compiendo un'operazione del tipo "ecco! in questo > modo ho finalmente dimostrato che è impossibile per me cambiare!" terapia venga persuaso della sua efficacia. - Citazione - > Il paragone con la terapia medica non è corretto. > Se vado dal medico perchè ho un braccio rotto o sono malato, mi metto > nelle mani del professionista e il mio ruolo è totalmente passivo. Il > medico opera la sua "magia" e io guarisco anche se non ho idea di cosa > ha fatto il medico. > Il cambiamento della propria personalità è un lavoro totalmente > differente che *NON PUO* essere fatto da nessuno tranne che dal soggetto > stesso. La psicoterapia è quindi uno strumento di cui il soggetto si > deve servire *attivamente*. Il setting è l'ambiente protetto dove > l'individuo ha la possibilità di trovare ed esprimere il proprio essere, > superando infine le vecchie modalità relazionali e la sofferenza che > implicano. > Il terapeuta sufficientemente buono *non deve* colludere con il > paziente, e questo da una parte può causare dubbi e frustrazioni, ma in > questo modo fornisce la condizione necessaria perchè il paziente possa > risolvere i suoi problemi. > Ovviamente modificare importanti aspetti del proprio funzionamento > psichico, consolidati in decenni e lustri di esperienza, non è un lavoro > possibile nel giro di 2 mesi. Come ho risposto a Vincenzo del Piano, il mio paragone (fuorviante) voleva mettere in luce che necessità di credere nell'efficacia della terapia è propria di una metafisica e non di un discorso scientifico. Per questo provocatoriamente rilevavo che una cura medica può guarirmi al di là della mia fede/fiducia nella terapia. Il discorso sulla collaborazione del paziente è stato impropriamente infilato da Vincenzo e si tratta di una questione logicamente distinta. |
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#49
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| Amelia ha scritto: - Citazione - > aggiungerei solo che se vado da un fisiatra (o da un fisioterapista) e mi
Del tutto fuori tema. Non si discute sulla necessità di collaborare alla> rifiuto di "collaborare", anche solo smettendo di fare sforzi e/o non > facendo cio' che mi viene suggerito (chesso' ... smettere di scaricare > sacchi di farina da 30 kg, tutto il giorno tutti i giorni) il medico *non* > potra' fare magie, me-nolente. > o collaboro e allora ... *forse*... guarisco. > o non collaboro, e allora *e' sicuro* che *non* guarisco. > Amelia terapia ma dell'assunta necessità a "credere" fideisticamente nell'efficacia del metodo. E, ripeto, il non credere *non implica* necessariamente la mancanza di collaborazione. |
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#48
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| Vincenzo Del Piano ha scritto: - Citazione - > "Nick Raider" <nick.raider[at]gawab.com> ha scritto nel messaggio
Tautologia: il paziente deve credere alla terapia perché va da un> > La domanda ovvia diventa: in base a cosa, dunque, > > il paziente dovrebbe "credere" nell'efficacia della terapia? > ... "in base al fatto che" ci è andato, dallo Psicoterapeuta. terapeuta che applica una terapia alla quale deve credere. - Citazione - > Visto che ci è andato ... diventa necessario che "ci creda": se non ci crede
Non sequitur: si può non credere alla psicoterapia e andarci *comunque*> ... vuol dire che ci è andato solo per "darsi ragione". per mille altre ragioni. La più importante delle quali (IMHO) è il fatto che il paziente *voglia davvero* persuadersi della sua efficacia perché, disperato, individua nella psicoterapia l'unica possibile via d'uscita. Altri, mossi dalle stesse necessità, potrebbero rivolgersi al mago o alla cartomante. Non credo che basti la tautologia di prima a orientare la scelta verso lo psicoterapeuta piuttosto che verso il "maestro di vita " Do Nascimento. Ripeto dunque la domanda: perché il paziente ci deve "credere"? Esistono argomenti *razionali* per considerare la Psicoterapia migliore delle altre opzioni e che esulino perciò dall'acritica e dogmatica accetazione *preventiva* della sua efficacia? - Citazione - > ...
Già. Ma la risposta mi pare coinvolgere -come dimostra questo nostro> ... peraltro -e al solo scopo di non apparire protervo- osservo che mi > "limit(av)o" a rispondere a una domanda intorno a <<cosa si deve fare per > trarre vantaggio da una Psicoterapia> > . scambio- la questione generale sui presupposti per l'efficacia di un metodo. - Citazione - > Ciò che "si deve fare" ... è *credere* che possa essere efficace;
Qui siamo sempre nell'ambito del dogma e io ho chiesto argomenti razionali.- Citazione - > con
Ma se l'adesione alla terapia avviene per adesione fideistica e non per> l'aggiunta che -nella scontata ipotesi che "le certezze vacillino" (per > effetto di scontate resistenze)- "si deve fare" di parlarne con lo > psicoterapeuta; egli - sapendo che è tutto scontato ...- non se ne > dimostrerà contrariato nemmeno un po'. convincimento razionale le resistenze diventano ovvie e proprie di chiunque non sia talmente prostrato da esser disposto a credere a qualunque cosa! Cosa può dire il terapeuta al paziente la cui fede (perché di questo sembra trattarsi!) vacilla? Sarà questi in grado di fornire degli argomenti in favore della terapia che *finalmente* persuadano il paziente appellandosi alla sua razionalità? - Citazione - > > Non solo: tale
Certo, non per niente ho parlato chiaramente di possibile *abuso*> > presupposto si presta ad essere abusato con estrema facilità, riversando > > la responsabilità dell'eventuale assenza di miglioramenti in una > > presunta mancanza di fiducia (o di fede?)del paziente. > Niente affatto; se qualcosa "non funziona" può dipendere anche dallo > Psicoterapeuta. dell'argomento. Tu sei *certo* che *mai* da *nessuno* tale giustificazione al fallimento di una terapia è stata addotta in modo *abusivo* ? - Citazione - > In nessun caso, "però", potrà funzionare se il Paziente "si dà ragione"
Insomma, Padre Pio non t'ha fatto la grazia perché sei ateo. Vedi com' è> nelle sue resistenze: in questi casi ... lo stesso Psicoterapeuta -per nulla > contrariato dalle scontate resistenze ...- "inviterà" il Paziente a lasciar > perdere. insidioso questo argomento? Ci devi credere, altrimenti non funziona! Più che un argomento, questa è una minaccia! - Citazione - > > Nella generalità dei casi, una terapia *medica* non richiede che il
Mi rendo conto che il paragone con la medicina può essere fuorviante> > paziente *creda* nella sua efficacia, in quanto è efficace o meno a > > prescindere dal sistema di credenze del paziente. > E questo cosa c'entra? > Uno Psicoterapeuta non può mica intervenire chirurgicamente su un Paziente > anestetizzato. > Se vuoi "argomentare" che le cure mediche sono meno-coinvolgenti il Paziente > che una Psicoterapia ... mi sento legittimato a "contro-argomentare" che una > Psicoterapia "si fa così": non si usa il bisturi, ma la mente stessa del > Paziente, che "deve" coinvolgersi per forza. rispetto a quello che realmente volevo mettere in luce. Il tema (vastissimo) è se la psicologia sia scienza o metafisica: senza entrare nel dibattito epistemologico, è pacifico che molti approcci terapeutici (ad esempio la psicanalisi) siano pura metafisica in quanto basati su proposizioni non falsificabili. Era questo il mo rilievo: l'operato del medico si basa su presupposti scientifici, che il paziente ci *creda* o meno; lo psicoterapeuta, invece? L'insistere sul "dover credere" t'imprigiona alla metafisica. Non c'è nulla di male in questo ma è bene esserne consci. La mia osservazione perciò nulla aveva a che vedere con il coinvolgimento/partecipazione del paziente. - Citazione - > Infatti ... -stante questo tuo dubbio preliminare- sarà assai meglio che tu
Qui hai del tutto spostato il tema su un altro argomento che nulla> non ci vada mai, in una Psicoterapia. > Tu -come chiunque, beninteso ...- che andasse a chiedere che "GLI si facesse > succedere" di guarire da una nevrosi senza nè credere nel metodo > psicoterapico, nè essendo disposto a convolgerSI nel processo psicoterpico > (che convolge il mondo intra-psichico SUO) ... sarebbe immediatamente > "invitato" a lasciar perdere. c'entra con il mio rilievo iniziale. Il mio rilievo riguardava l'assunta necessità di "credere alla terapia" affinché questa possa essere efficace e non la neccessarietà della collaborazione del paziente alla terapia stessa; collaborazione che può esserci anche se persuasi della non scientificità della terapia stessa, magari perchè, parafrasando Coleridge, si opera una "momentary suspension of disbelief". |
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#47
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| "LoveHateHero" <nick88[at]simail.it> ha scritto nel messaggio news:19a8b9b8-aeb7-4965-801f-bcf88da822d9[at]o11g2000yql.googlegroups.com... - Citazione - > Di fronte alla psicoterapeuta sono spesso imbarazzato dall'idea di > dirle tutto. > Altre volte ho poco fiducia nella capacità di una ragazza qualsiasi > laureata in psicologia di curarmi attraverso la parola e l'ascolto. > Altre volte ancora mi piacerebbe affrontarla e trovare il coraggio di > chiederle come mai in questi mesi non sono migliorato, sì perché in > tutti questi mesi lei lo stipendio l'ha preso, conduce una vita > felice, io invece sono rimasto triste e disoccupato. il fatto che tu sia rimasto disoccupato... non può dipendere dalla psicoterapeuta! Casomai è più competente in materia il Centro per l'Impiego o l'Informagiovani, che appunto si occupano di orientamento lavorativo. Il fatto che sei ancora triste...quali erano le tue aspettative? Infatti se ti aspettavi che andando dalla psicoterapeuta "magicamente" diventassi felice e avresti trovato un buon lavoro, in modo "veloce, semplice e divertente" (come recitano molti manuali all'americana), questa disillusione e frustrazione è giustificabile: erano un po' troppo improprie le aspettative!!! |
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| massimo, psicoterapia, trarre, vantaggio |
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