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#7
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| On Tue, 06 Jan 2009 15:54:15 GMT, "no..."[at]spammatemi.it (Lupo Solitario) wrote: - Citazione - > In molti contesti di aggregazione, capita spesso di vedere delle persone che
ma anche perchè la paura ancestrale di essere soli è fortemente> partecipano > alle attività di un gruppo, non tanto perché trovino un reale interesse > nelle attività stesse, > ma piuttosto perché trovano nel gruppo risposta al senso di appartenenza e > socialità. radicata in ognuno di noi come foriera di morte. Inoltre una società tecnologica che porta sicuramente numerosi e irrinunciabili vantaggi, ma anche nuove minacce che influenzano fortemente la persona spaventata che tende a fissare la propia attenzione principalmente sulle situazioni e sugli aspetti ansiogeni della realtà, di cui ingigantisce la portata. La persona spaventata puo' quindi avere serie difficoltà non soltanto nel controllare le propie reazioni, ma anche nel coordinare percettivamente e mentalmente tutti gli aspetti rilevanti di una data situazione e nel considerare, in un modo che sia produttivo e vantaggioso, le varie alternative possibili. Ecco che per esorcizzare la paura allora c'è l'adattamento al gruppo perchè , comunicandosi da un individuo all'altro attraverso i richiami d'allarme, facilita il contatto sociale e la difesa collettiva. Ciao |
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#6
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| Il Wed, 07 Jan 2009 18:06:30 GMT, "no..."[at]spammatemi.it (Lupo Solitario) hai scritto: - Citazione - > - questi meccanismi dovrebbero essere evidenti a tutti dal momento che tutti
- Non tutti si comportano allo stesso modo, e qualcuno fugge dai> prima o poi li applichiamo in prima persona, (chi non ha cercato di porsi in > un certo modo per assecondare un interlocutore che gli interessa, dalla > bella > donna al "potente" che può spianarti la carriera, al cliente cui si deve > rifilare una patacca ecc..). comportamenti sopra citati. - Non è detto che il giudizio che si applica sugli altri sia di eguale severità a quello che si applica su se stessi - non è detto che io riconosca in me quel comportamento: ricordi il biblico "si vede la pagliuzza nell'occhio del vicino e non la trave nel proprio"? L'han scritto qalche centinaio di anni fa.... - Citazione - > - Come mai allora tanti ci cascano e trovano chi li applica "adeguato"?
Dipende dalle regole, sia quelle interiori che quelle esteriori.> (O chi non li applica indesiderabile). - Citazione - > Situazione immagginaria in cui un politico può far fare (o no) un lavoro sul
Qui fai un esempio sui valori e sulle regole che possono essere> territorio di forte impatto ambientale, con l'opinione pubblica > tendenzialmente contraria. diversi. L'opinione pubblica sulla base di cosa giudica a fattibilità dell'opera? Il politico sulla base di cosa giudica la necessità dell'opera? Hanno le adeguate capacità per valutarne le conseguenze? Che motivazione c'è dietro i rispettivi processi decisionali? - Citazione - > La gente voterà più facilmente il 2 che non l' 1, quando da un punto di
QUello che tu hai esemplificato è un abile processo di comunicazione.> vista pratico l'esito è esattamente lo stesso. Non dimenticare che le persone poi cambiano idea. Poi ci sono diversi metodi per ottenere qualcosa, e il fine giustifica i mezzi, per cui l'importante è raggiungere l'obiettivo. Immagina questa situazione in cui due persone sono in una stanza ed una è vicina alla finestra e l'altra non gli va di alzarsi per aprire la finestra ma vuole che la finestra venga aperta. Il secondo può dire "Idiota, apri la finestra!" oppure dire "Certo che qui fa proprio caldo e l'aria è un po' viziata" e l'altro molto probabilmente dirà "Potrei aprire la finestra". Nel primo caso c'è coercizione, nel secondo la persona potrebbe sentirsi gratificata di aver trovato la soluzione al problema e si è offerta lei per fare un qualcosa. - Citazione - > Fino all'ultima frase ero d'accordo con te. Ma la mia formazone scientifica
Se quantificabile e misurabile secondo un'unità di misura stabilita> mi > obbliga a contestare la coesisitenza di svariate verità. La verità è una > sola ed oggettiva. condivisa. Ma se la "verità" è di tipo qualitativo e valutativo, entriamo nel mondo della soggettività. - Citazione - > Il fumo FA venire il cancro. Poi ci sono quelli che ti citano il contro
Perchè effettvamente non è dimostrato il 100% della relazione> esempio del bisnonno che a 100 anni fuma come un turco ed è sano o di quello > che non fuma e si ammala, perché devono trovare una giustificazione al loro > comportamento e preferiscono autoingannarsi. La statistica dimostra che > hanno torto. cancro\fumo. Poi ti posso anche obiettare che il cancro non esiste, ma esistono diverse tipologie di cancro, ma nella fantasia popolare il cancro è una visto come una malattia unica, ma le cose non stanno proprio così. Però sicuramente il fumo è un fattore di rischio molto forte per l'organismo in generale, per cui meglio spaventare le persone per far smettere loro di fumare. Vedi, citi proprio un esempio di quella comunicazione sociale che se fatta in un certo modo ha successo, fatta in altro modo non avrebbe efficacia. Difatti la comunicazione sociale sul fumo ha svariati messaggi, però tutti ricordano solo quello che li terrorizza di più ed meglio definito, rispetto al "nuoce gravemente alla salute". - Citazione - > Quello che mi perplime è il vedere come certe persone non siano interessate
Perchè comunque siamo condizionabili e molto probabilmente è più forte> alla SAPERE coem stanno le cose, piuttosto a quello che si "autocostruiscono" in > base alla propria convenienza. Esempio quello del fumatore sopra. il condizionamento\regola per cui fumare rappresenta un vantaggio migliore rispetto al non fumare. Ricordati che molti di quelli che fumano lo fanno perchè negli 60 fumare era segno di virilità e non c'era film dove uno dei personaggi non fumasse. Sai, molti cambiamenti di mentalità avvengono naturalmente quando c'è il cambiamento generazionale. - Citazione - > sapere IN REALTA' che caratteristiche ha in assoluto il mio prodotto.
In assoluto potresti avere ragione, ma relativamente le cose poistanno in modo diverso. C'era una bella vignetta di Mafalda: Le persone quando comprano qualcosa stanno comprando 3 cose. 1 - quello che realmente stanno comprando 2 - quello che il commerciante sta vendendo 3 - quello che il compratore crede di star comprando - Citazione - > venderlo, e forse a forza di ripeterlo ai clienti cominciano a crederci
Perchè oltra alla logica, esiste anche l'emotività.> anche loro. Chiamasi psicologia delle decisioni ed un tal Kaneman ci ha preso il nobel per i suoi studi. - Citazione - > Ma non si sono mai posti realmente il problema. Ecco, io non riesco a capire
Forse perchè non tutti ragionano, sentono e valutano allo stesso modo?> come questo sia possibile. -- Fernando Bellizzi "Nulla è vero o falso, ma è il pensarlo che lo rende tale" [Sheakespeare] "L'uomo dice che il tempo passa; il tempo dice che l'uomo passa" "Difficile non è sapere, ma saper far uso di quello che si sa" [Han Fei Tzu] |
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#5
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| "Lupo Solitario" <"no..."[at]spammatemi.it> ha scritto nel messaggio news:79Z41Z181Z138Y1231257384X17676[at]usenet.libero.it... - Citazione - > [cut] Secondo voi, quale è la percentuale di persone effettivamente
Ipocrisia -come ben dici- è *fingere* consapevolmente; è mentire sapendo di> interessate dalle attività di per se stesse, piuttosto che alla > "convenienza" di trovare interazioni sociali ?? > Non trovate che vi sia uno strato di ipocrisia celato in tutto quello > che facciamo, del tipo fingere un interesse per qualcosa, quando in > realtà il fine principal è stabilire relazioni (affettive, di sesso, di > amicizia)?? mentire. Se tu intendi riferirti proprio a cose del genere, si tratta effettivamente di ipocrisia; ... "anche se" io non sarei tanto severo, se si considera che la "ipocrisia" sarebbe finalizzata a trovare interazioni sociali e/o a stabilire relazioni affettive, di sesso, di amicizia ... che "non sono monnezza"! :-)) In questa accezione di <<ipocrisia> > ... imho sarebbe addirittura buona cosa che si fosse tutti capaci di essere ipocriti! Tuttavia e in ogni caso, imho esistono altre situazioni ed altre eventualità, nelle quali i comportamenti che descrivi imho sono attribuibili non a opportunistica/opportuna "ipocrisia", ma a "facile influenzabilità", cioè al fatto di adattarsi all'ambiente omogeneizzandovisi; al cercare una *mimèsi* che -se proprio si vuole essere malevoli :-)) - si può dire che sarebbe dovuta diventare inutile una volta "cresciuti", visto che è del tutto normale nella pre-adolescenza ... ma poi "basta"! Per converso, non sono certo che si tratti (sempre e soltanto) di "tentativi mimetici", quando - ... perchè escluderlo?- si viene a contatto con idee o svaghi o interessi mai conosciuti prima, e vi si aderisce con "persino" entusiasmo. E si costruiscono interessi saldi e maturi. Ancora una volta "per converso" ... è innegabile che -se si avesse un interesse davvero "saldo e maturo" in qualechesia cosa- non dovrebbe accadere con tanta facilità che si "cambi bandiera" come se la cosa qualechesia fosse (stata) di nessuna importanza ... ma -hai ragione, *purtroppo*!- accade con sempre più sconcertante e disorientante frequenza che "gli dèi cadano nella polvere" e che si sia costretti a ricredersi anche relativamente a convincimenti che si credevano saldissimi e incrollabili. Credo di poter pensare che ... sia anche questa una conseguenza del <<post-modernismo> > , che come primo "contenuto" ha proprio quello della assoluta transitorietà di ogni "certezza"; in una simile condizione ... imho "è difficile" poter attribuire a qualcuno un comportamnento ipocrita: si tratta -piuttosto- della conseguenza della "sveltezza" con la quale "post-modernamente" si costruiscono e si fanno rotolare nella polvere ogni genere di "dèi". .... una "sveltezza post-modernista" che ha fatto rotolare nella polvere anche la concezione di <<post-modernismo> > , comparsa (giustamente!!!) qualche anno fa, e della quale nessuno parla più! :-)) Saluti svelti svelti ... prima che ci debba ripensare! :-) -- Vincenzo |
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#4
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| Il 07 Gen 2009, 08:18, MrAlfa - Fernando Bellizzi <azteca_t0gli_[at]alice.itha scritto: - Citazione - > Il Tue, 06 Jan 2009 15:54:15 GMT, "no..."[at]spammatemi.it (Lupo > Solitario) hai scritto: [...CUT...] - Citazione - > Poi c'è la *desiderabilità sociale* e il *politically correct* per cui
Sì condivido. Però la cosa che mi sono mai riuscito a spiegare è questa:> meglio fornire una certa motivazione che un altra: un medico che dice > di fare la professione per aiutare l'umanità sarà socialmente più > desiderabile di uno che ti dice che fa il medico per fare i soldi o > percè gli piace il profumo del sangue in sala operatoria. - questi meccanismi dovrebbero essere evidenti a tutti dal momento che tutti prima o poi li applichiamo in prima persona, (chi non ha cercato di porsi in un certo modo per assecondare un interlocutore che gli interessa, dalla bella donna al "potente" che può spianarti la carriera, al cliente cui si deve rifilare una patacca ecc..). - Quindi tutti *sanno* che in certe occasioni la convenienza sociale impone certi comportamenti - Come mai allora tanti ci cascano e trovano chi li applica "adeguato"? (O chi non li applica indesiderabile). ESEMPIO: Situazione immagginaria in cui un politico può far fare (o no) un lavoro sul territorio di forte impatto ambientale, con l'opinione pubblica tendenzialmente contraria. Candidato 1: porteremo lavoro e non ce ne frega niente dell'ambiente e stop. Candidato 2: finge di prendere in considerazione il problema, finanzia una mostra fotografica sull'importanza della tutela dell'ambiente, poi fa fare ugualmente il lavoro senza aver preso provvedimenti di reale impatto sul problema. La gente voterà più facilmente il 2 che non l' 1, quando da un punto di vista pratico l'esito è esattamente lo stesso. - Citazione - > > DOMANDA 2:
[...CUT...]> > Non trovate che vi sia uno strato di ipocrisia ... - Citazione - > Poi c'è anche da considerare il grado di tolleranza della verità, per
Fino all'ultima frase ero d'accordo con te. Ma la mia formazone scientifica> cui una qualche comportamento esplicitato non porta al risultato > desiderato, mentre invece mascherato ha più probabilità di successo. > Però, attenzione, che questa storia della *verità vince* nasce molto > dalla cultura cattolica; ora, non sempre la verità vince e delle volte > è meglio che la verità non venga fuori; altre volte possono pure > coesistere svariate verità. mi obbliga a contestare la coesisitenza di svariate verità. La verità è una sola ed oggettiva. ESEMPIO: Il fumo FA venire il cancro. Poi ci sono quelli che ti citano il contro esempio del bisnonno che a 100 anni fuma come un turco ed è sano o di quello che non fuma e si ammala, perché devono trovare una giustificazione al loro comportamento e preferiscono autoingannarsi. La statistica dimostra che hanno torto. Fino a quando una persona decide consapevolmente di celare la verità per conseguire un fine, non ci vedo nulla di *strano* (disdicevole, ma comunque accettabile in quanto "vantaggioso"). Quello che mi perplime è il vedere come certe persone non siano interessate alla SAPERE coem stanno le cose, piuttosto a quello che si "autocostruiscono" in base alla propria convenienza. Esempio quello del fumatore sopra. ESEMPIO 2 Ecco, se faccio il venditore e devo mostrare un prodotto, IO voglio conoscere TUTTO dello stesso, punti di forza e debolezza, per capire come si posiziona nel mercato. Poi (se è il caso), posso decidere di occultare i punti di debolezza al cliente (o meno), a seconda della mia convenienza, ma questo non toglie il fatto che io voglia e debba sapere IN REALTA' che caratteristiche ha in assoluto il mio prodotto. Ecco, invece vedo che nel mondo ci sono una stragrande maggioranza di persone che non sono per nulla interessate a SAPERE se quel prodotto E' (oppure no) effettivamente meglio degli altri. Sono pronti a giurare che sia così perché devono venderlo, e forse a forza di ripeterlo ai clienti cominciano a crederci anche loro. Ma non si sono mai posti realmente il problema. Ecco, io non riesco a capire come questo sia possibile. Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/ |
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#3
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| Il Tue, 06 Jan 2009 15:54:15 GMT, "no..."[at]spammatemi.it (Lupo Solitario) hai scritto: - Citazione - > DOMANDA 1:
Ogni persona da un significato a quello che fa, e pur dichiarandosi> Secondo voi, preso un qualunque centro di aggregazione umana (sede di > partito politico, circolo degli amici della trota marinata in carpione o del > risotto alla milanese, setta religiosa, ecc--) quale è la percentuale di > persone effettivamente interessate dalle attività di per se stesse, > piuttosto che alla "convenienza" di trovare interazioni sociali ?? uniti sotto certi valori *comuni*, poi ci sono i valori personali che giocano un ruolo altrettanto importante. Poi c'è la *desiderabilità sociale* e il *politically correct* per cui meglio fornire una certa motivazione che un altra: un medico che dice di fare la professione per aiutare l'umanità sarà socialmente più desiderabile di uno che ti dice che fa il medico per fare i soldi o percè gli piace il profumo del sangue in sala operatoria. - Citazione - > DOMANDA 2:
Chiamale pure *ipocrisia sociale*, *diplomazia* etc etc, ma rientra in> Non trovate che vi sia uno strato di ipocrisia celato in tutto quello che > facciamo (intendo noi esseri umani), del tipo fingere un interesse per > qualcosa (il ballo o il voler vedere un certo film al cinema), quando in > realtà il fine principal è stabilire relazioni (affettive, di sesso, di > amicizia)?? quel comportamento per cui non sempre è utile dichiarare i prorpri intenti esplicitamente. Poi c'è anche da considerare il grado di tolleranza della verità, per cui una qualche comportamento esplicitato non porta al risultato desiderato, mentre invece mascherato ha più probabilità di successo. Però, attenzione, che questa storia della *verità vince* nasce molto dalla cultura cattolica; ora, non sempre la verità vince e delle volte è meglio che la verità non venga fuori; altre volte possono pure coesistere svariate verità. -- Fernando Bellizzi "Nulla è vero o falso, ma è il pensarlo che lo rende tale" [Sheakespeare] "L'uomo dice che il tempo passa; il tempo dice che l'uomo passa" "Difficile non è sapere, ma saper far uso di quello che si sa" [Han Fei Tzu] |
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#2
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| "Lupo Solitario" <"no..."[at]spammatemi.it> ha scritto nel messaggio: - Citazione - > [...]
Forse anche più di uno strato, anche perché spesso il fine principale è> DOMANDA 2: > Non trovate che vi sia uno strato di ipocrisia celato in tutto quello che > facciamo (intendo noi esseri umani), del tipo fingere un interesse per > qualcosa (il ballo o il voler vedere un certo film al cinema), quando in > realtà il fine principal è stabilire relazioni (affettive, di sesso, di > amicizia)?? ancora più cruciale, come quello di mantenere relazioni di lavoro... Ci ho pensato giusto 3 settimane fa, alla festicciola pre-natalizia della mia azienda, dove puntualmente i direttori si producono in una manfrina di ringraziamenti e di lusinghe fiere che i dipendenti assecondano senza il minimo coinvolgimento reale... Io credo di essere l'unico ad andarci per consapevole bisogno di rimpinguare il mio senso di appartenenza, anche se serve a ben poco nel momento in cui l'appartenenza non è condivisa dalla maggior parte dei colleghi miei pari, viste le scarse prospettive del lavoro e le condizioni non esattamente serene, difatti alla festa tra i colleghi miei pari non ho trovato nessuno che non fosse già di turno in quel giorno specifico. Tu hai comunque sollevato un argomento che ritengo tra i più problematici oggigiorno, cioè il bisogno di appartenenza che non trova più sbocchi nell'immenso serbatoio d'identità e di opportunità che la società sembra offrire a tutti... Il lavoro non ci definisce più, perché è precario o sommerso; la famiglia non ci appartiene, perché si sfalda al minimo soffiare di vento; l'appartenenza politica neanche a parlarne, vista la continua crisi dei partiti e dei movimenti d'opinione; la nazionalità costringe a rifugiarsi quasi sempre nel passato, visti gli scandali istituzionali e culturali che inducono sempre più gente a vergognarsi di essere cittadini del proprio Paese... Cosa resta? cosa siamo, a cosa apparteniamo? forse resiste, e infatti sta risorgendo potentissima, soltanto la religione... fino alle sette rigide per chi ha bisogno di appartenenze più forti, o in forme di massa per quelli a cui basta un senso di comunanza e di appartenenza "soft", ad esempio affollare un raduno dei papaboys o una moschea per inchinarsi simultaneamente. E in molte situazioni credo che la finzione non sia neppure ipocrisia, ma una sorta di gioco: quante volte vediamo la gente impegnarsi negli hobby e nei reality-show, con passione tale che li vediamo immaginare di essere cavalieri medioevali, legionari romani, guerrieri coraggiosi, e quant'altro? E' la ricerca di identità e appartenenze forti, che hanno una carica di fierezza e di convinzione che oggi non ci sono più... Oggigiorno tutti siamo disincantati, smaliziati, ma in fondo non è vero; ci ripetiamo che ci basta una vita agiata da classe medio-borghese ma in realtà non è così... HEINZ |
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#1
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| On 6 Gen, 16:54, "no..."[at]spammatemi.it (Lupo Solitario) wrote: - Citazione - > In molti contesti di aggregazione, capita spesso di vedere delle persone che
Mi sembra inevitabile. Non tutti hanno degli interessi individuali> partecipano > alle attività di un gruppo, non tanto perché trovino un reale interesse > nelle attività stesse, > ma piuttosto perché trovano nel gruppo risposta al senso di appartenenza e > socialità. particolarmente vivi, ma manifestano gli interessi- base per la prosecuzione della società: cibo, sesso, amicizie *utili*. - Citazione - > Esempio 1: ricordo come alle superiori, gran parte del nascente "impegno
Guiarda che questo era chiaro anche a molti di quelli che> politico" di molti > miei ex-compagni sia in realtà stato prodotto dalla voglia di aggregazione e > di socializzazione che > li raccoglieva intorno ai leader della classe, spesso visti come "quelli > fighi". > Si faceva il collettivo di classe perché era sovente un pretesto per > svolgere delle attività insieme, magari con la ragazzina che ti piaceva. E > tutti a fare lo sciopero per la Palestina quando una buona metà non sarebbe > probabilmente riuscita ad indicarla su di una carta geografica. Molti si > conformavano anche nel vestire (andavano di moda in certi contesti la kefiah > palestinese, il montgomery, lo zaino invicta pieno di scritte fatte > rigorosamente con l'Uniposca, ecc..). Segni di appartenenza ad un dato > "gruppo". Ma la cosa interessante è che anche i valori propagandati dai > leader diventavano essi stessi un "segnale di appartenenza al gruppo". > Gran parte dei membri del gruppo, si vestivano a quel modo e mostravano > adesione a quei valori perché era la maniera più naturale per "essere > accettati", ad avere un riconoscimento sociale. Interessante notare come una > volta terminati quegli studi e inseriti in nuovi contesti, in alcuni casi > diversi, molti abbiano abbandonato quei "valori" o comunque li abbiano > manifestati molto meno visibilmente. > Sicuramente un X% dei "membri del gruppo", orientati "a sinistra" da un > certo ambiente e dal carisma di pochi leader, sarebbe probabilmente andato a > destra se avesse frequentato un'altra scuola nella quale i gruppi "forti" > fossero stati altri. Ovviamente il discorso è valido nei due sensi. partecipavano alle manifestazioni, ecc., e parevano i più "arrabbiati". Era chiarissimo agli "indiani metropolitani", ma, magari, loro facevano un po' più di autocoscienza. Ho sempre pensato che quella stagione così viva e irripetibile ( perchè c' è stato anche chi ci ha creduto con tutto sè stesso) abbia costituito per molti *anche* un apprendistato delle regole sociali, dei modi (*giusti*) con cui interagire proficuamente (in senso individuale) con gli altri. - Citazione - > Esempio 2:un mio conoscente si interessava di alcuni argomenti, (astrologia,
Anche qui mi pare che parli di un comportamento molto diffuso. Si può> ecc..) perché riteneva che fossero un argomento di conversazione più > affascinante per fare presa su un certo target di pubblico femminile. E pur > non dimostrando un particolare credito a questi argomenti, (tipo non l'ho > mai visto leggersi l'oroscopo o dare dimostrazione di crederci più di > tanto), in confronti aperti non si poneva più di > tanto la questione se fossero effettivamente discipline permeaste da una > certa validità. Cioè ne valutava > (è la mia impressione) più che altro la convenienza disinteressandosi alla > reale validità. anche giudicarlo semplicemente ridicolo, ma mi pare dettato più che altro da superficialità. Su quale tipo di donna potrebbe "far presa" un simile comportamento? Probabilmente solo su un tipo semplice e superficiale come l' uomo di cui parli... - Citazione - > Esempio 3: altro conoscente che di punto in bianco si lancia a frequentare
Idem. Il proverbio dice : "Il simile va col simile", e forse in alcuni> corsi di ballo latino-americano, perché dichiaratamente alla ricerca di una > donna. Ed era uno che da giovanenon lo portavi in discoteca neanche ad > ammazzarlo. casi non ha torto. D' altronde, il tuo conoscente probabilmente è un tipo talmente semplice che non apprezzerebbe un tipo di donna diverso, e, nella sua semplicità, non ha neanche degli interessi individuali specifici. Quindi, ha degli scopi semplici: cibo, sesso, ecc., come, in parte, dicevo all' inizio. - Citazione - > DOMANDA 1:
Il bisogno di "essere accolti" è vivissimo nell' essere umano, ed è> Secondo voi, preso un qualunque centro di aggregazione umana (sede di > partito politico, circolo degli amici della trota marinata in carpione o del > risotto alla milanese, setta religiosa, ecc--) quale è la percentuale di > persone effettivamente interessate dalle attività di per se stesse, > piuttosto che alla "convenienza" di trovare interazioni sociali ?? anche vitale. Può non sembrare "nobile" ricorrere ad espedienti di questo tipo per avere delle interazioni sociali (in qque cosa queste si sostanzino concretamente), ma cosa altro dovrebbe fare una persona che *non vuole* chiudersi in una routine di solitudine, senza avere peraltro una famiglia o un gruppo di amici soddisfacente? - Citazione - > DOMANDA 2:
Ti ho risposto sopra.> Non trovate che vi sia uno strato di ipocrisia celato in tutto quello che > facciamo (intendo noi esseri umani), del tipo fingere un interesse per > qualcosa (il ballo o il voler vedere un certo film al cinema), quando in > realtà il fine principal è stabilire relazioni (affettive, di sesso, di > amicizia)?? Ciao. :- ) --- Shirin3006 |
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| Effettivamente il bisogno di condividere e di identificarsi con altri porta spesso i giovani ma non solo a fare cose di cui non sono convinti pur di appartenere ad un gruppo. Questo "conformismo" come tu ben sai resta in molti per tutta la vita. C'è gente che non impara mai a ragionare con la sua testa; gente che lo fa e paga un prezzo altissimo. Sarebbe bene, quando ci si "adatta" sapere che lo si sta facendo e perchè. Sapere chi si è e cosa si vuole non è semplice ma, ti assicuro che non occorre rimanere soli. -- |
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| In molti contesti di aggregazione, capita spesso di vedere delle persone che partecipano alle attività di un gruppo, non tanto perché trovino un reale interesse nelle attività stesse, ma piuttosto perché trovano nel gruppo risposta al senso di appartenenza e socialità. Esempio 1: ricordo come alle superiori, gran parte del nascente "impegno politico" di molti miei ex-compagni sia in realtà stato prodotto dalla voglia di aggregazione e di socializzazione che li raccoglieva intorno ai leader della classe, spesso visti come "quelli fighi". Si faceva il collettivo di classe perché era sovente un pretesto per svolgere delle attività insieme, magari con la ragazzina che ti piaceva. E tutti a fare lo sciopero per la Palestina quando una buona metà non sarebbe probabilmente riuscita ad indicarla su di una carta geografica. Molti si conformavano anche nel vestire (andavano di moda in certi contesti la kefiah palestinese, il montgomery, lo zaino invicta pieno di scritte fatte rigorosamente con l'Uniposca, ecc..). Segni di appartenenza ad un dato "gruppo". Ma la cosa interessante è che anche i valori propagandati dai leader diventavano essi stessi un "segnale di appartenenza al gruppo". Gran parte dei membri del gruppo, si vestivano a quel modo e mostravano adesione a quei valori perché era la maniera più naturale per "essere accettati", ad avere un riconoscimento sociale. Interessante notare come una volta terminati quegli studi e inseriti in nuovi contesti, in alcuni casi diversi, molti abbiano abbandonato quei "valori" o comunque li abbiano manifestati molto meno visibilmente. Sicuramente un X% dei "membri del gruppo", orientati "a sinistra" da un certo ambiente e dal carisma di pochi leader, sarebbe probabilmente andato a destra se avesse frequentato un'altra scuola nella quale i gruppi "forti" fossero stati altri. Ovviamente il discorso è valido nei due sensi. Esempio 2:un mio conoscente si interessava di alcuni argomenti, (astrologia, ecc..) perché riteneva che fossero un argomento di conversazione più affascinante per fare presa su un certo target di pubblico femminile. E pur non dimostrando un particolare credito a questi argomenti, (tipo non l'ho mai visto leggersi l'oroscopo o dare dimostrazione di crederci più di tanto), in confronti aperti non si poneva più di tanto la questione se fossero effettivamente discipline permeaste da una certa validità. Cioè ne valutava (è la mia impressione) più che altro la convenienza disinteressandosi alla reale validità. Esempio 3: altro conoscente che di punto in bianco si lancia a frequentare corsi di ballo latino-americano, perché dichiaratamente alla ricerca di una donna. Ed era uno che da giovanenon lo portavi in discoteca neanche ad ammazzarlo. DOMANDA 1: Secondo voi, preso un qualunque centro di aggregazione umana (sede di partito politico, circolo degli amici della trota marinata in carpione o del risotto alla milanese, setta religiosa, ecc--) quale è la percentuale di persone effettivamente interessate dalle attività di per se stesse, piuttosto che alla "convenienza" di trovare interazioni sociali ?? DOMANDA 2: Non trovate che vi sia uno strato di ipocrisia celato in tutto quello che facciamo (intendo noi esseri umani), del tipo fingere un interesse per qualcosa (il ballo o il voler vedere un certo film al cinema), quando in realtà il fine principal è stabilire relazioni (affettive, di sesso, di amicizia)?? Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/ |
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