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#40
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| laila_960[at]yahoo.it, <1149882693.238688.246310[at]h76g2000cwa.googlegroups.com> , wrote: - Citazione - > > Se entri in queste storie poi finisce che devi litigarci perchè
Errore di battitura: "sic et simpliciter" ="così e semplicemente"> > loro, costretti dalla falsità, devono allargarsi mentre tu vali > > sempre meno, servi non come interlocutore o "oggetto d'amore" ma > > come oggetto sic et simpiciter. > > Potresti spiegarmi per favore che cosa significa "sic et simpiciter" ma secondo me rende meglio l'idea "nudo e crudo" :-) -- Ciao elledi |
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#39
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| elledi ha scritto: - Citazione - > Se entri in queste storie poi finisce che devi litigarci perchè loro,
Potresti spiegarmi per favore che cosa significa "sic et simpiciter" .> costretti dalla falsità, devono allargarsi mentre tu vali sempre > meno, servi non come interlocutore o "oggetto d'amore" ma come > oggetto sic et simpiciter. Credo sia latino, io non l'ho fatto e il discorso mi interessa, in quanto i punti che hai toccato sono in parte familiari. - Citazione - > Tuttavia, se davanti a tutto questo ti perdi un attimo a chiederti "Ma
Credo che queste domande siano molto importanti per iniziare a> questa cosa vale per me o vale per te? E come vale per te?", allora > può diventare anche divertente, ti distanzi e riesci a sorriderne. recuperare l'autostima. - Citazione - > Ovviamente anche questo post va distanziato, magari io rassicuro me
.... forse assicuri anche gli altri. Grazie.> stessa :-) Ciao Laila |
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#38
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| meditatore, <217Z148Z98Z3Y1149772407X2069[at]usenet.libero.it> , wrote: - Citazione - > Ho avuto una madre sofferente di una forte
Vedi, ho idea (con tutti i limiti) che la chiave stia qui.> nevrosi e un > padre molto attaccato al suo bigottismo religioso ed entrambi hanno > contribuito a "minare la mia autostima" e ad "aggredirmi" (mia madre > mi prendeva > anche a calci) e a farmi "sottomettere" sempre e comunque, avessi > torto o ragione, > cosa che all'autostima non fa molto bene. Adesso ho capito che erano > molto sofferenti > anche loro e che è illusorio pensare che tutti i genitori debbano > corrispondere a un > modello di genitore che abbiamo in testa noi. E non serve che prendano a calci, basta che siano severi e rigidi del tipo "o così o pomì", che non ragionino con te, che non affrontino le inquietudini infantili o adolescenziali o il dialogo. Quello che volevo dire, ancora al tuo primo post, ma poi non ho avuto tempo, è che queste persone (dal "predicatore di verità" al genitore rigido, ma anche il partner, perchè no?) molto spesso han dietro grandi conflitti e nelle affermazioni, nelle pretese, nei richiami all' "ordine", parlano a sè stessi, rassicurano sè stessi, moolto prima che parlare a te (se parlano a te perchè magari non ti "vedono" proprio. Ti sarà capitato di ascoltare chi asserisce, scolpito nel granito, "Io sono..., io amo..., io so essere...": tante volte questa è un'autorassicurazione di fronte a un grossissimo dubbio, quasi una negazione (poco consapevole) che suonerebbe come "non sono, non amo, non so essere, ma più lo dico con forza più diventa vero". E naturalmente nell' interlocutore dà un senso di stonato, che qualcosa non torna. Solo che, se si avvalla l'asserzione, se non la si dubita o non la si ignora (dipende dai rapporti), ci si mette nella posizione di chi accetta il teatrino dell' altro il quale "sa" benissimo che sta vendendo una falsità, che se te la bevi gli diventa vera e dunque si rassicura, ma intanto noi ci si trasforma in bevitori di menzogne e come tali non non si vale molto. O meglio, non si vale ma si conta, serviamo a far star in piedi il suo teatrino. Poi c'è un altro passaggio che si può dire, relativamente alle critiche e consigli o imposizioni: facilmente in questi casi sono di proiezione e di delega. Di proiezione perchè l'altro critica in te quello che è invece un aspetto suo, lo vede in te per non vederlo in sè. Di delega perchè se tu esegui, ti sottometti, fai come dice, non solo questo lo rassicura ("se esegue quello che voglio vuol dire che ho ragione"), non solo con questo acquista una posizione di dominio ("se ho ragione allora posso"), ma lo fai al posto suo e dunque lo liberi dalla responsabilità di prendersi carico di sè e i suoi problemi oltre che della responsabilità verso una famiglia o una qualsivoglia collettività. Da queste due posizioni reciproche poi i rapporti diventano di infingimento assai pesante: "io faccio finta che, ti propino la mia Verità ma tu stai ben attento a bertela/eseguire e far finta di essere convinto". Ed è sempre peggio perchè, essendo il teatrino falso, ha bisogno di venir ripetuto e rafforzato continuamente. A quel punto costoro hanno ricavato grandi "vantaggi": sono rassicurati, dominano perche hanno "ragione", hanno attribuito a te i loro difetti, ti hanno fatto fare cose che dovevano fare in proprio ma tu hai perso valore, la capacità di critica, quindi di indipendenza. Diventi ai loro occhi, (ma ti ci sei trasformato tu) un subordinato a cui non è consentito alcun deragliamento. Se entri in queste storie poi finisce che devi litigarci perchè loro, costretti dalla falsità, devono allargarsi mentre tu vali sempre meno, servi non come interlocutore o "oggetto d'amore" ma come oggetto sic et simpiciter. Tuttavia, se davanti a tutto questo ti perdi un attimo a chiederti "Ma questa cosa vale per me o vale per te? E come vale per te?", allora può diventare anche divertente, ti distanzi e riesci a sorriderne. Ovviamente anche questo post va distanziato, magari io rassicuro me stessa :-) -- Ciao elledi |
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#37
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| Amelia Ameliae ha scritto: - Citazione - > se non posso fare niente ... e sono dell'opinione che "niente" si puo' fare
Lo penso anch'io e ci provo ad "accettare" ... anche se a volte è> solo davanti alla (altrui) morte... accetto. > > non nel senso che prendo a colpi di accetta :-PP > ma nel senso che accetto cio' che sta succedendo. difficile perché in noi c'è quella componente "interventista" che è dura da tenere a freno. Ciao e grazie :-))) quivis. |
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#36
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| Silvia ha scritto: - Citazione - > Si che abbiamo lo stesso codice (la lingua italiana).
Informati meglio, sono due cose diverse.- Citazione - > Lo scontro non avviene per *incapacità di comprensione* ma perchè *ognuna*
Queta è la conferma che se avevamo lo stesso codice non daresti questo> si aggrappa alla propria verità, senza lasciarla. > Per questo, come ti dicevo, non si va tanto lontano dalle persone che si > giudicavano ad inizio post. giudizio. quello che mi dai - Citazione - > non corrisponde alla mia
Per niente sei tu che hai ascoltatao senza capire quello che dicevo e> > attuale esigenza. > > LOL alquanto contraddittorio... che chiedevo. - Citazione - > Sei stata tu a chiedermi come distinguere la persona dal messaggio, io ti
A dimostrarti che non avendo lo stesso codice (e la stessa lingua) ci> rispondo... ma la mia risposta non corrisponde alla tua attuale esigenza? Ma > allora la domanda a cosa serviva? ![]() sipuò non capire e creare malintesi. - Citazione - > non credo se ne
Da che cosa?> voglia uscire .. Dal dimostrare le tue teorie o io le mie? |
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#35
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| - Citazione - > > sottomissione?
Lo scontro tra *logica* ed esperienze traumatiche è, a parer mio, destinato> No. E così via in molti altri ambiti della nostra vita... > > Si invece e purtroppo. Ho avuto una madre sofferente di una forte nevrosi e > un padre molto attaccato al suo bigottismo religioso ed entrambi hanno > contribuito a "minare la mia autostima" e ad "aggredirmi" alla sconfitta (della logica). Le esperienze traumatiche tendono a segnare profondamente ed a mutare anche le visioni più analitiche. Rendendoci un po' *irrazionali* Hai avuto una madre che ha minato la tua autostima? ... NON è la normalità. Non deve essere stato un clima familiare positivo... ma NON è la normalità. *generalmente* gli ambienti familiari non minano l'autostima... ma la favoriscono. Non aggrediscono, ma difendono. Quando tu trasformi le tue esperienze traumatiche, in *normalità*... in *quotidianità*... ti stai creando una tua verità (o meglio un modello di relazione disfunzionale). E' il codificare una comunicazione disfunzionale, per cui se una persona ti insegna la verità... inevitabilmente ti sta aggredendo. Questo deriva dalla tua esperienza, poco positiva. Ma NON è la normalità. Ne la quotidianità. E cosa ancora peggiore, crei le premesse perchè l'evento traumatico si ripeta ancora, ed ancora ed ancora (causalità circolare). Il fatto che tu abbia avuto una persona (o due, o dieci) che imponendoti la verità ti aggredivano... non significa che chiunque abbia una verità per te ti voglia aggredire. Verità ed aggressione, sono cose separate. L'esempio che mi viene è quello del cane che, bastonato una volta, ringhierà sempre con diffidenza a qualsiasi bastone. Anche quando il bastone sarà in mano al bambino, che ha solo l'intento di lanciare il legno per giocare. Ed è semplice, da questo esempio, scivolare a quello successivo... dove il cane che ringhia al bambino che voleva solo giocare... viene bastonato -di nuovo-. Questo per dire che spesso *siamo noi* a ricreare all'infinito i nostri problemi. Ancor più quando questi problemi sono nati nell'infanzia, troviamo sempre il modo di *portarceli dietro*. Ciao Silv |
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#34
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| "quivis" <quivisx[at]libero.it> ha scritto nel messaggio news:1149762251.728325.135820[at]i40g2000cwc.googlegroups.com... - Citazione - >
ma sai, Quivis, che mi hai fatto una domanda alla quale mi viene complesso> Tu, Amelia, scriveresti, cortesemente, come fronteggi queste situazioni > o come consigli di fronteggiarle ? rispondere?! o meglio ... trovo che necessiti di una risposta articolata, difficile da esemplificare in breve :-)) (ossia ... e' argomento su cui mi piacerebbe tornare con calma, ma se aspetto i miei momenti di calma ... finisce che non ti rispondo piu'). mumble mumble la prima cosa che mi viene in mente ... e' che trovo che sia un po' diverso il mio modo di reagire allo stress da "situazioni lavorative" o da "altro". e credo che le differenze principali consistano nel fatto che, mentre non confondo (quasi) mai me stessa con il mio lavoro e, grazie all'esperienza (:-P gli annàzzi servono pure a qualcosa, a volte), mi e' piu' facile riconoscere come gia' vissute, o simili a quelli gia' vissute, le esperienze lavorative stressanti, la stessa cosa non posso dirla nell'ambito del "resto". dove il resto e' il fronte delle normali relazioni "umane" (d'amore, d'amicizia, d'affetto, di conoscenza e, perche' no, anche di lavoro, ecc.). ecco... li' ... per riuscire a tenere la barra ... e non lasciare che lo "stress positivo" (= il pizzicore di vita) sconfini nello stress devastantemente negativo ... l'esperienza da sola non (mi) basta. occorre anche altro. occorrono riflessioni un po' diverse ... che certamente trovano fondamento nel 'comune' pensiero-base di ogni chiarezza... ossia nel *non-confondere*. non confondere me stessa con quel che mi accade e con quello che provo in un determinato momento, per esempio. me stessa *oggi*... con quella che ero e con cio' che ho vissuto/provato/sentito in un momento diverso da *adesso*. e poi, base indispensabile per non avere problemi con il prossimo, non confondere le **mie** paturnie (ormonali, chimiche, da carenza di sonno/riposo/piacere/conoscenza) con cio' che il prossimo mi fa/dice davvero. e non confondere cio' che il prossimo fa ... con cio' che mi sembra che (mi) faccia. cosi' ... quando mi trovo a gestire un fatto umanamente e relazionalmente stressante, se riesco a beccarmi in tempo, prima di partire per la tangente, o se rinsavisco dopo esser partita, cerco di fare una analisi obiettiva (:-PPP riuscendoci) della situazione: - io c'entro qualcosa? - fui chiara e trasparente? - sono stata aggressiva e l'altro/a si scanto' e mi mozzico' "di reazione"? - ho "paturnie" mie legate a cio' che mi sta infastindendo/stressando? - mi aspetto qualcosa che e' un mio "bisogno" e che non e' detto che l'altro abbia percepito come tale? - da cosa dipende il dolore (fastidio, ansia, ecc.) che sento? - posso fare qualcosa per cambiare l'evento stressante (ossia dipende in qualche modo da me)? se non posso fare niente ... e sono dell'opinione che "niente" si puo' fare solo davanti alla (altrui) morte... accetto. non nel senso che prendo a colpi di accetta :-PP ma nel senso che accetto cio' che sta succedendo. sta andando cosi'. ok! non posso fare niente. a quel punto mi "consolano" due cose: 1) il diavolo e' sempre meno brutto di come lo descrivono; 2) non tutto il male viene per nuocere. queste due cose, da ottimista (speriamo inguaribile), imho sono due pietre miliari dell'attivita' de-stressante. se invece posso fare qualcosa ... beh ... ho qualcosa da fare :-))) :-)) e fare, molte volte, de-stressa ... quantomeno me ... ;-) mio marito, al contrario, mi dice <<uuffaaaaaaaaaaaaaaaa! parti sempre in quarta! spari con il bazooka contro le quaglie! e' possibile mai che non sai vivere lasciando che le cose vadano per come devono 'naturalmente' andare?????> > . mbo' ..... e' dal confronto con lui che mi sono accorta di avere una tara addosso di "mania di controllo". pero'... credo che dipenda da una deformazione professionale: cerco di pararmi dai futuri guai di ordine "evitabile". credo che sia per questo che sono interessata agli esempi di situazioni che mettono gli altri sotto stress. se so che qualcuno puo' sentirsi ferito da un qualche atteggiamento (magari involontario) ed evitabile ... perche' lasciare che (gli) si causi un danno che dovra' essere "gestito" in seguito? saluti pragmatici :-)) (e, mi sa, logorroici) Amelia :-)) |
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#33
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| Cara Amelia, ti racconterei le mie esperienze ma adesso sono di nuovo sotto schiaffo come si dice, e mi devo prendere una "vacanza mentale". Dopo due esaurimenti da sei mesi l'uno, cerco di prendermela con calma.. :-) Appena mi passa ti rispondo. ciao meditatore Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/ |
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#32
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| Il 07 Giu 2006, 20:23, "Silvia" <miao[at]miao.it> ha scritto: - Citazione - > Un esempio?
Si invece e purtroppo. Ho avuto una madre sofferente di una forte nevrosi e> Tutti i nostri genitori ci hanno imposto, più o meno autorevolmente, delle > verità in fase di crescita... > Chi non ha mai sentito la propria madre dire "lo faccio per il tuo bene?" > "un giorno capirai" "un giorno mi darai ragione" etc...? > Queste verità minavano la nostra autostima? erano aggressioni? tentativi di > sottomissione? > No. E così via in molti altri ambiti della nostra vita... un padre molto attaccato al suo bigottismo religioso ed entrambi hanno contribuito a "minare la mia autostima" e ad "aggredirmi" (mia madre mi prendeva anche a calci) e a farmi "sottomettere" sempre e comunque, avessi torto o ragione, cosa che all'autostima non fa molto bene. Adesso ho capito che erano molto sofferenti anche loro e che è illusorio pensare che tutti i genitori debbano corrispondere a un modello di genitore che abbiamo in testa noi. - Citazione - > La *dispensazione della verità* -imposta od amorevole- è una dinamica
Si, è vero, la *dispensazione della verità* -imposta od amorevole- è molto> frequente, comune e normale... su cui si fonda buona parte del nostro > sviluppo. (pensate alle dinamiche scolastiche docenti-alunni) frequente ma ciò che è frequente non necessariamente è anche saggio. Anzi, a me pare che la saggezza sia una dote piuttosto rara e mi è chiaro, per la mia personalissima esperienza, che chi veramente ha una verità valida non sente neppure il bisogno di imporla, né di dispensarla amorevolmente, poi ognuno ha esperienze diverse e c'e' chi non sopporta l'idea di astenersi dall'imporre o dal dispensare le verità che ha trovato, a ognuno la sua storia. Questo tipo di persone per me è meglio evitarle finché possibile, mentre frequento volentieri chi ha delle verità senza avere il bisogno irrefrenabile di impormele e per fortuna ho trovato anche questo tipo di persone. Poi, di nuovo: de gustibus.... finché uno non va in giro ad ammazzare la gente, può fare come vuole. ciao meditatore Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/ |
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#31
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| Amelia Ameliae ha scritto: - Citazione - > per deformazione professionale ..mi interessano specificatamente le
Per deformazione professionale ... mi interessano le strategie che si> esemplificazioni di situazioni lavorative ad alta produzione di stress e > malessere. utilizzano per fronteggiare le situazioni lavorative "e non" ad alta produzione di stress e di malessere. Tu, Amelia, scriveresti, cortesemente, come fronteggi queste situazioni o come consigli di fronteggiarle ? Tra i tanti metodi che si possono utilizzare per questo scopo personalmente utilizzo qualcosa di simile alla "abreazione autogena" di W. Luthe http://www.mondointermedio.it/Branca...togeno%202.htm E' un po' complicato come metodo però produce, imho, buoni risultati. Comunque non lo uso spessissimo e ho personalizzato e abbreviato il protocollo. Ciao, :-))) quivis. |
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