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  #40  
Vecchio 10-06-2006, 09.43.05
elledi
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Predefinito Re: La =?ISO-8859-1?Q?verit=E0?=

laila_960[at]yahoo.it,
<1149882693.238688.246310[at]h76g2000cwa.googlegroups.com> , wrote:

- Citazione -

> > Se entri in queste storie poi finisce che devi litigarci perchè
> > loro, costretti dalla falsità, devono allargarsi mentre tu vali
> > sempre meno, servi non come interlocutore o "oggetto d'amore" ma
> > come oggetto sic et simpiciter.

>
> Potresti spiegarmi per favore che cosa significa "sic et simpiciter"


Errore di battitura: "sic et simpliciter" ="così e semplicemente"
ma secondo me rende meglio l'idea "nudo e crudo" :-)

--
Ciao
elledi
Alt 10-06-2006, 09.43.05
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  #39  
Vecchio 09-06-2006, 21.51.33
laila_960@yahoo.it
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Predefinito =?iso-8859-1?q?Re:_La_verit=E0?=


elledi ha scritto:


- Citazione -

> Se entri in queste storie poi finisce che devi litigarci perchè loro,
> costretti dalla falsità, devono allargarsi mentre tu vali sempre
> meno, servi non come interlocutore o "oggetto d'amore" ma come
> oggetto sic et simpiciter.


Potresti spiegarmi per favore che cosa significa "sic et simpiciter" .
Credo sia latino, io non l'ho fatto e il discorso mi interessa, in
quanto i punti che hai toccato sono in parte familiari.

- Citazione -

> Tuttavia, se davanti a tutto questo ti perdi un attimo a chiederti "Ma
> questa cosa vale per me o vale per te? E come vale per te?", allora
> può diventare anche divertente, ti distanzi e riesci a sorriderne.


Credo che queste domande siano molto importanti per iniziare a
recuperare l'autostima.

- Citazione -

> Ovviamente anche questo post va distanziato, magari io rassicuro me
> stessa :-)


.... forse assicuri anche gli altri. Grazie.

Ciao
Laila
  #38  
Vecchio 09-06-2006, 17.10.07
elledi
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Predefinito Re: La =?ISO-8859-1?Q?verit=E0?=

meditatore, <217Z148Z98Z3Y1149772407X2069[at]usenet.libero.it> , wrote:

- Citazione -

> Ho avuto una madre sofferente di una forte
> nevrosi e un
> padre molto attaccato al suo bigottismo religioso ed entrambi hanno
> contribuito a "minare la mia autostima" e ad "aggredirmi" (mia madre
> mi prendeva
> anche a calci) e a farmi "sottomettere" sempre e comunque, avessi
> torto o ragione,
> cosa che all'autostima non fa molto bene. Adesso ho capito che erano
> molto sofferenti
> anche loro e che è illusorio pensare che tutti i genitori debbano
> corrispondere a un
> modello di genitore che abbiamo in testa noi.


Vedi, ho idea (con tutti i limiti) che la chiave stia qui.
E non serve che prendano a calci, basta che siano severi e rigidi del
tipo "o così o pomì", che non ragionino con te, che non affrontino le
inquietudini infantili o adolescenziali o il dialogo.
Quello che volevo dire, ancora al tuo primo post, ma poi non ho avuto
tempo, è che queste persone (dal "predicatore di verità" al genitore
rigido, ma anche il partner, perchè no?) molto spesso han dietro
grandi conflitti e nelle affermazioni, nelle pretese, nei richiami
all' "ordine", parlano a sè stessi, rassicurano sè stessi, moolto
prima che parlare a te (se parlano a te perchè magari non ti "vedono"
proprio.

Ti sarà capitato di ascoltare chi asserisce, scolpito nel granito,
"Io sono..., io amo..., io so essere...": tante volte questa è
un'autorassicurazione di fronte a un grossissimo dubbio, quasi una
negazione (poco consapevole) che suonerebbe come "non sono, non amo,
non so essere, ma più lo dico con forza più diventa vero".
E naturalmente nell' interlocutore dà un senso di stonato, che
qualcosa non torna.
Solo che, se si avvalla l'asserzione, se non la si dubita o non la si
ignora (dipende dai rapporti), ci si mette nella posizione di chi
accetta il teatrino dell' altro il quale "sa" benissimo che sta
vendendo una falsità, che se te la bevi gli diventa vera e dunque si
rassicura, ma intanto noi ci si trasforma in bevitori di menzogne e
come tali non non si vale molto.
O meglio, non si vale ma si conta, serviamo a far star in piedi il suo
teatrino.

Poi c'è un altro passaggio che si può dire, relativamente alle
critiche e consigli o imposizioni: facilmente in questi casi sono di
proiezione e di delega.
Di proiezione perchè l'altro critica in te quello che è invece un
aspetto suo, lo vede in te per non vederlo in sè.
Di delega perchè se tu esegui, ti sottometti, fai come dice, non solo
questo lo rassicura ("se esegue quello che voglio vuol dire che ho
ragione"), non solo con questo acquista una posizione di dominio ("se
ho ragione allora posso"), ma lo fai al posto suo e dunque lo liberi
dalla responsabilità di prendersi carico di sè e i suoi problemi
oltre che della responsabilità verso una famiglia o una qualsivoglia
collettività.

Da queste due posizioni reciproche poi i rapporti diventano di
infingimento assai pesante: "io faccio finta che, ti propino la mia
Verità ma tu stai ben attento a bertela/eseguire e far finta di
essere convinto".
Ed è sempre peggio perchè, essendo il teatrino falso, ha bisogno di
venir ripetuto e rafforzato continuamente.

A quel punto costoro hanno ricavato grandi "vantaggi": sono
rassicurati, dominano perche hanno "ragione", hanno attribuito a te i
loro difetti, ti hanno fatto fare cose che dovevano fare in proprio
ma tu hai perso valore, la capacità di critica, quindi di
indipendenza. Diventi ai loro occhi, (ma ti ci sei trasformato tu) un
subordinato a cui non è consentito alcun deragliamento.
Se entri in queste storie poi finisce che devi litigarci perchè loro,
costretti dalla falsità, devono allargarsi mentre tu vali sempre
meno, servi non come interlocutore o "oggetto d'amore" ma come
oggetto sic et simpiciter.

Tuttavia, se davanti a tutto questo ti perdi un attimo a chiederti "Ma
questa cosa vale per me o vale per te? E come vale per te?", allora
può diventare anche divertente, ti distanzi e riesci a sorriderne.

Ovviamente anche questo post va distanziato, magari io rassicuro me
stessa :-)
--
Ciao
elledi
  #37  
Vecchio 09-06-2006, 13.05.23
quivis
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Predefinito =?iso-8859-1?q?Re:_La_verit=E0?=


Amelia Ameliae ha scritto:

- Citazione -

> se non posso fare niente ... e sono dell'opinione che "niente" si puo' fare
> solo davanti alla (altrui) morte... accetto.
>
> non nel senso che prendo a colpi di accetta :-PP
> ma nel senso che accetto cio' che sta succedendo.


Lo penso anch'io e ci provo ad "accettare" ... anche se a volte è
difficile perché in noi c'è quella componente "interventista" che è
dura da tenere a freno.

Ciao e grazie :-)))
quivis.
  #36  
Vecchio 09-06-2006, 07.25.30
laila_960@yahoo.it
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Predefinito =?iso-8859-1?q?Re:_La_verit=E0?=


Silvia ha scritto:


- Citazione -

> Si che abbiamo lo stesso codice (la lingua italiana).

Informati meglio, sono due cose diverse.

- Citazione -

> Lo scontro non avviene per *incapacità di comprensione* ma perchè *ognuna*
> si aggrappa alla propria verità, senza lasciarla.
> Per questo, come ti dicevo, non si va tanto lontano dalle persone che si
> giudicavano ad inizio post.


Queta è la conferma che se avevamo lo stesso codice non daresti questo
giudizio.


quello che mi dai
- Citazione -

> non corrisponde alla mia
> > attuale esigenza.

>
> LOL alquanto contraddittorio...


Per niente sei tu che hai ascoltatao senza capire quello che dicevo e
che chiedevo.

- Citazione -

> Sei stata tu a chiedermi come distinguere la persona dal messaggio, io ti
> rispondo... ma la mia risposta non corrisponde alla tua attuale esigenza? Ma
> allora la domanda a cosa serviva?


A dimostrarti che non avendo lo stesso codice (e la stessa lingua) ci
sipuò non capire e creare malintesi.


- Citazione -

> non credo se ne
> voglia uscire ..


Da che cosa?
Dal dimostrare le tue teorie o io le mie?
  #35  
Vecchio 08-06-2006, 23.28.01
Silvia
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Predefinito Re: La verità



- Citazione -

> > sottomissione?
> No. E così via in molti altri ambiti della nostra vita...
> > Si invece e purtroppo. Ho avuto una madre sofferente di una forte

nevrosi e
> un padre molto attaccato al suo bigottismo religioso ed entrambi hanno
> contribuito a "minare la mia autostima" e ad "aggredirmi"


Lo scontro tra *logica* ed esperienze traumatiche è, a parer mio, destinato
alla sconfitta (della logica).
Le esperienze traumatiche tendono a segnare profondamente ed a mutare anche
le visioni più analitiche.
Rendendoci un po' *irrazionali*
Hai avuto una madre che ha minato la tua autostima? ...
NON è la normalità. Non deve essere stato un clima familiare positivo... ma
NON è la normalità.
*generalmente* gli ambienti familiari non minano l'autostima... ma la
favoriscono.
Non aggrediscono, ma difendono.

Quando tu trasformi le tue esperienze traumatiche, in *normalità*... in
*quotidianità*... ti stai creando una tua verità (o meglio un modello di
relazione disfunzionale).
E' il codificare una comunicazione disfunzionale, per cui se una persona ti
insegna la verità... inevitabilmente ti sta aggredendo.
Questo deriva dalla tua esperienza, poco positiva. Ma NON è la normalità. Ne
la quotidianità.
E cosa ancora peggiore, crei le premesse perchè l'evento traumatico si
ripeta ancora, ed ancora ed ancora (causalità circolare).
Il fatto che tu abbia avuto una persona (o due, o dieci) che imponendoti la
verità ti aggredivano... non significa che chiunque abbia una verità per te
ti voglia aggredire. Verità ed aggressione, sono cose separate.

L'esempio che mi viene è quello del cane che, bastonato una volta, ringhierà
sempre con diffidenza a qualsiasi bastone.
Anche quando il bastone sarà in mano al bambino, che ha solo l'intento di
lanciare il legno per giocare.

Ed è semplice, da questo esempio, scivolare a quello successivo... dove il
cane che ringhia al bambino che voleva solo giocare... viene bastonato -di
nuovo-.

Questo per dire che spesso *siamo noi* a ricreare all'infinito i nostri
problemi.
Ancor più quando questi problemi sono nati nell'infanzia, troviamo sempre il
modo di *portarceli dietro*.

Ciao

Silv
  #34  
Vecchio 08-06-2006, 19.34.12
Amelia Ameliae
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Predefinito Re: La verità


"quivis" <quivisx[at]libero.it> ha scritto nel messaggio
news:1149762251.728325.135820[at]i40g2000cwc.googlegroups.com...
- Citazione -

>
> Tu, Amelia, scriveresti, cortesemente, come fronteggi queste situazioni
> o come consigli di fronteggiarle ?


ma sai, Quivis, che mi hai fatto una domanda alla quale mi viene complesso
rispondere?!

o meglio ... trovo che necessiti di una risposta articolata, difficile da
esemplificare in breve :-)) (ossia ... e' argomento su cui mi
piacerebbe tornare con calma, ma se aspetto i miei momenti di calma ...
finisce che non ti rispondo piu').

mumble mumble

la prima cosa che mi viene in mente ... e' che trovo che sia un po' diverso
il mio modo di reagire allo stress da "situazioni lavorative" o da "altro".

e credo che le differenze principali consistano nel fatto che, mentre non
confondo (quasi) mai me stessa con il mio lavoro e, grazie all'esperienza
(:-P gli annàzzi servono pure a qualcosa, a volte), mi e' piu' facile
riconoscere come gia' vissute, o simili a quelli gia' vissute, le
esperienze lavorative stressanti, la stessa cosa non posso dirla nell'ambito
del "resto".

dove il resto e' il fronte delle normali relazioni "umane" (d'amore,
d'amicizia, d'affetto, di conoscenza e, perche' no, anche di lavoro, ecc.).

ecco... li' ... per riuscire a tenere la barra ... e non lasciare che lo
"stress positivo" (= il pizzicore di vita) sconfini nello stress
devastantemente negativo ... l'esperienza da sola non (mi) basta.

occorre anche altro.

occorrono riflessioni un po' diverse ... che certamente trovano fondamento
nel 'comune' pensiero-base di ogni chiarezza... ossia nel *non-confondere*.

non confondere me stessa con quel che mi accade e con quello che provo in un
determinato momento, per esempio.

me stessa *oggi*... con quella che ero e con cio' che ho
vissuto/provato/sentito in un momento diverso da *adesso*.

e poi, base indispensabile per non avere problemi con il prossimo, non
confondere le **mie** paturnie (ormonali, chimiche, da carenza di
sonno/riposo/piacere/conoscenza) con cio' che il prossimo mi fa/dice
davvero.

e non confondere cio' che il prossimo fa ... con cio' che mi sembra che (mi)
faccia.

cosi' ... quando mi trovo a gestire un fatto umanamente e relazionalmente
stressante, se riesco a beccarmi in tempo, prima di partire per la tangente,
o se rinsavisco dopo esser partita, cerco di fare una analisi obiettiva
(:-PPP riuscendoci) della situazione:

- io c'entro qualcosa?
- fui chiara e trasparente?
- sono stata aggressiva e l'altro/a si scanto' e mi mozzico' "di reazione"?
- ho "paturnie" mie legate a cio' che mi sta infastindendo/stressando?
- mi aspetto qualcosa che e' un mio "bisogno" e che non e' detto che l'altro
abbia percepito come tale?
- da cosa dipende il dolore (fastidio, ansia, ecc.) che sento?
- posso fare qualcosa per cambiare l'evento stressante (ossia dipende in
qualche modo da me)?

se non posso fare niente ... e sono dell'opinione che "niente" si puo' fare
solo davanti alla (altrui) morte... accetto.

non nel senso che prendo a colpi di accetta :-PP
ma nel senso che accetto cio' che sta succedendo.

sta andando cosi'. ok! non posso fare niente.

a quel punto mi "consolano" due cose:
1) il diavolo e' sempre meno brutto di come lo descrivono;
2) non tutto il male viene per nuocere.

queste due cose, da ottimista (speriamo inguaribile), imho sono due pietre
miliari dell'attivita' de-stressante.

se invece posso fare qualcosa ... beh ... ho qualcosa da fare :-)))

:-)) e fare, molte volte, de-stressa ... quantomeno me ...

;-) mio marito, al contrario, mi dice <<uuffaaaaaaaaaaaaaaaa! parti sempre
in quarta! spari con il bazooka contro le quaglie! e' possibile mai che non
sai vivere lasciando che le cose vadano per come devono 'naturalmente'
andare?????> > .

mbo' ..... e' dal confronto con lui che mi sono accorta di avere una tara
addosso di "mania di controllo".

pero'... credo che dipenda da una deformazione professionale: cerco di
pararmi dai futuri guai di ordine "evitabile".

credo che sia per questo che sono interessata agli esempi di situazioni che
mettono gli altri sotto stress.

se so che qualcuno puo' sentirsi ferito da un qualche atteggiamento (magari
involontario) ed evitabile ... perche' lasciare che (gli) si causi un danno
che dovra' essere "gestito" in seguito?

saluti pragmatici :-)) (e, mi sa, logorroici)

Amelia :-))

  #33  
Vecchio 08-06-2006, 15.41.56
meditatore
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Predefinito Re: La verità


Cara Amelia,

ti racconterei le mie esperienze ma adesso sono di nuovo sotto schiaffo
come si dice, e mi devo prendere una "vacanza mentale".
Dopo due esaurimenti da sei mesi l'uno, cerco di prendermela con calma.. :-)
Appena mi passa ti rispondo.

ciao

meditatore

Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
  #32  
Vecchio 08-06-2006, 15.13.28
meditatore
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Predefinito Re: La verità

Il 07 Giu 2006, 20:23, "Silvia" <miao[at]miao.it> ha scritto:

- Citazione -

> Un esempio?
> Tutti i nostri genitori ci hanno imposto, più o meno autorevolmente, delle
> verità in fase di crescita...
> Chi non ha mai sentito la propria madre dire "lo faccio per il tuo bene?"
> "un giorno capirai" "un giorno mi darai ragione" etc...?
> Queste verità minavano la nostra autostima? erano aggressioni? tentativi

di
> sottomissione?
> No. E così via in molti altri ambiti della nostra vita...


Si invece e purtroppo. Ho avuto una madre sofferente di una forte nevrosi e
un
padre molto attaccato al suo bigottismo religioso ed entrambi hanno
contribuito a "minare la mia autostima" e ad "aggredirmi" (mia madre mi
prendeva
anche a calci) e a farmi "sottomettere" sempre e comunque, avessi torto o
ragione,
cosa che all'autostima non fa molto bene. Adesso ho capito che erano molto
sofferenti
anche loro e che è illusorio pensare che tutti i genitori debbano
corrispondere a un
modello di genitore che abbiamo in testa noi.

- Citazione -

> La *dispensazione della verità* -imposta od amorevole- è una dinamica
> frequente, comune e normale... su cui si fonda buona parte del nostro
> sviluppo. (pensate alle dinamiche scolastiche docenti-alunni)


Si, è vero, la *dispensazione della verità* -imposta od amorevole- è molto
frequente
ma ciò che è frequente non necessariamente è anche saggio.
Anzi, a me pare che la saggezza sia una dote piuttosto rara e mi è chiaro,
per la mia
personalissima esperienza, che chi veramente ha una verità valida non sente
neppure il bisogno di imporla, né di dispensarla amorevolmente, poi ognuno
ha esperienze
diverse e c'e' chi non sopporta l'idea di astenersi dall'imporre o dal
dispensare le verità
che ha trovato, a ognuno la sua storia. Questo tipo di persone per me è
meglio evitarle finché
possibile, mentre frequento volentieri chi ha delle verità senza avere il
bisogno irrefrenabile
di impormele e per fortuna ho trovato anche questo tipo di persone.
Poi, di nuovo: de gustibus.... finché uno non va in giro ad ammazzare la
gente,
può fare come vuole.

ciao

meditatore


Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
  #31  
Vecchio 08-06-2006, 12.24.11
quivis
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Predefinito =?iso-8859-1?q?Re:_La_verit=E0?=


Amelia Ameliae ha scritto:

- Citazione -

> per deformazione professionale ..mi interessano specificatamente le
> esemplificazioni di situazioni lavorative ad alta produzione di stress e
> malessere.


Per deformazione professionale ... mi interessano le strategie che si
utilizzano per fronteggiare le situazioni lavorative "e non" ad alta
produzione di stress e di malessere.

Tu, Amelia, scriveresti, cortesemente, come fronteggi queste situazioni
o come consigli di fronteggiarle ?

Tra i tanti metodi che si possono utilizzare per questo scopo
personalmente utilizzo qualcosa di simile alla "abreazione autogena" di
W. Luthe
http://www.mondointermedio.it/Branca...togeno%202.htm

E' un po' complicato come metodo però produce, imho, buoni risultati.
Comunque non lo uso spessissimo e ho personalizzato e abbreviato il
protocollo.

Ciao, :-)))
quivis.
 

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verità
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