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| On 16 Ott, 08:51, romyr <tizian...[at]gmail.com> wrote: - Citazione - > 1) Si invia un messaggio all' industria. Non per niente sono spuntati
L'industria risponde spesso con specchietti per le allodole.> come funghi agriturismi, negozi biologici e naturalisti, cultura, in > generale, volta in questo senso. L' industria risponde, entro limiti > "umani" a questi desideri. "Naturale" diventa un claim del marketing per attirare clienti verso prodotti che non hanno niente di speciale. - Citazione - > 2) Sebbene artefatti, nella maniera che hai indicato così
La margarina tradizionale "accompagna" l'uomo dai tempi di Napoleone,> diffusamente, gli alimenti naturali hanno accompagnato l' uomo per > periodi più o meno lunghi; ad essi o, per lo meno, alla loro base l' > uomo si è assuefatto, adattato temperato. Un po' come gli infermieri a > contatto con i malati. ma è una compagnia di cui faccio volentieri a meno. Invece le margarine di nuovo tipo grazie alla tecnologia fanno *un po'* meno schifo nutrizionalmente ;-) (io comunque uso l'olio di oliva extravergine a crudo) - Citazione - > 3) I sostenitori sono più felici, appagati, nel sapere che si
Giusto, ma forse sono troppo angosciati da minacce "artificiali" che> alimentano in modo naturale. La convinzione è la base del placebo. > Giusto ? non esistono o comunque andrebbero viste per quel che sono, cogliendone il buono ed evitando il cattivo. IMHO |
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| On 12 Ott, 14:46, use_replyto_addr...[at]devils.com (Enrico C) wrote: - Citazione - > La morte è naturale. Molti veleni sono naturali. Molti cibi non sono
Sì, tutte queste affermazioni fanno pensare.> commestibili nella forma in cui si trovano in natura e richiedono > selezioni, lavorazioni, trattamenti, come *condicio sine qua non* per > essere commestibili. *I processi di irrancidimento, contaminazione con > tossine o parassiti, in generale l'"andare a male" dei cibi, sono tutti > processi naturali. Lasciando fare alla natura il suo corso, dovremmo > rinunciare ad alimenti freschi (la refrigerazione dei frigoriferi è > infatti artificiale, per non parlare delle altre tecniche di > conservazione), oppure rinunciarvi per problemi di costi, mancanza di > confezionamento e trasporto (tecniche "innaturali"), ecc. > Ecco una serie di esempi pratici di come -sebbene sia anche giusto in > molti casi evitare cibi troppo raffinati o troppo trattati - l'equazione > "più vicino allo stato naturale" uguale "più sano" non sia sempre vera!: > Legumi. in nome del "naturale", andrebbero consumati tal quali, In realtà, > l'ammollo in acqua e in certi casi la fermentazione aiutano a ridurre la > componente di tossine di certi legumi. > Cereali. Il tipo di grano più diffuso per la pastasciutta e non solo, il > grano Creso, è frutto di una mutazione genetica casuale indotta in > laboratori nucleari. Tuttavia gli amanti dell'"alimentazione naturale" se > ne cibano senza problemi, diffidando invece dei "pericolosi OGM", nei > quali tuttavia le mutazioni genetiche sono ottenute attraverso > procedimenti molto più precisi e controllabili. > Carne. in nome del "naturale", la carne andrebbe consumata cruda e subito > dopo la macellazione, facendo a meno della frollatura > (per chi non la conosce, vedi per es.http://www.cibo360.it/alimentazione/...frollatura.htm > Peccato che esista il rigor mortis! > Pesce. Quello crudo sarà anche buono ma può contenere pericolosi > parassiti, l'Anisakis. Per evitare il problema si usa o la cottura, oppure > (tra i giapponesi) si congela il pesce per far morire il parassita. Anche > in questo caso, meglio evitare di prendere troppo alla lettera il "come > natura crea" e prendere alcune precauzioni "artificiali". * > Pomodori, patate, peperoni. in nome del "naturale", andrebbero utilizzate > le varianti selvatiche, non quelle coltivate dopo secoli di selezioni > agricole. Peccato che le varianti selvatiche siano più ricche di solanina, > alcaloide tossico. > Caffè. in nome del "naturale" bisognerebbe bere solo caffè con caffeina ed > evitare quello decaffeinato. In realtà, almeno in certe situazioni, un > buon decaffeinato può essere preferibile. > Zucchero. In questo caso il tipo integrale è effettivamente più riccodi > sali minerali e vitamine rispetto a quello raffinato, ma si tratta pur > sempre di briciole. *Quei nutrienti si trovano in abbondanza in frutta e > verdura, mentre usare un cucchiaino di zucchero raffinato o integrale fa > ben poca differenza. > Latte. in nome del "naturale" bisognerebbe bere solo latte crudo non > pastorizzato. In realtà, questo espone a qualche rischio sanitario, specie > per i bambini. E se si deve bollire il latte crudo, paradossalmente, tra > pastorizzazione industriale a temperatura controllat per pochi istanti, e > bollitura casalinga del latte crudo, la seconda è quella che usa un > trattamento termico più violento, quindi viene da chiedersi quale sia alla > fine il latte più "naturale". > Latte "bio" e aflatossine. > In questo caso, c'è qualche preoccupazione in più proprio verso la > variante "bio", quella più "naturale", almeno a quanto leggo in un > articolo del Corriere della Sera sul rischio di tossine fungine derivanti > dal mais usato nell'alimentazione delle vacche. Secondo l'articolo, le > contaminazioni sarebbero maggiori proprio nel mais da agricoltura > "biologica". Però su questo aspetto lascerei un punto interrogativo e > sarei curioso di sapere se l'articolo è confermato da altre fonti oppure > no. > http://www.corriere.it/sportello-can...1_Novembre/09/... > [...] > La prima strada per eliminare le tossine cancerogene dal mais è > rappresentata dai controlli: gli Istituti Zooprofilattici effettuano le > analisi di campioni di latte e provvedono affinché il latte contaminato > venga distrutto. Purtroppo però non tutto il latte consumato nel nostro > Paese viene sottoposto ai controlli, e grossi interrogativi riguardano > anche il latte in polvere. > Nel mais tradizionale l'infezione è controllata, anche se solo > parzialmente, con insetticidi. Ma i dati scientifici dicono che ciò non > elimina del tutto il rischio aflatossine: una recente ricerca condotta > presso l'Università Cattolica di Piacenza, per esempio, ha evidenziato > concentrazioni di aflatossine preoccupanti in oltre il 18% dei campioni di > mais analizzati. La situazione si fa ancor più critica nelle coltivazioni > "biologiche", dove è vietato l'uso di insetticidi di sintesi. Questi > vengono sostituiti con un batterio che produce una proteina insetticida, > la quale non è tuttavia altrettanto efficace nel controllo della piralide. > I dati di analisi rivelano infatti in queste coltivazioni il record della > presenza di micotossine cancerogene. > Lo stesso discorso vale anche per il latte: recenti ricerche pubblicate > dall'Istituto Zooprofilattico di Brescia hanno evidenziato che molti dei > campioni di latte di stalla analizzati presentano alte contaminazioni da > aflatossine, e questo è vero soprattutto per il "latte biologico". E ciò è > ancor più preoccupante se si considera che il problema aflatossine non è > limitato a polenta e latte, ma è allargato a tutte quelle colture che non > siano sufficientemente protette dalle infezioni fungine, come, ad esempio, > la vite e l'olivo. > [...] > -- > questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuitohttp://www.newsland.it/newssegnala gli abusi ad ab...[at]newsland.it Però non dimentichiamo che viviamo su questa terra. Nessuno, ovviamente può pretendere di alimentarsi in maniera assolutamente naturale. La scelta, però è tra il scegliere alimenti artificiali, prodotti e "costruiti" in laboratorio, oppure optare per qualcos' altro che, pur non essendo rigorosamente naturale, un po' più vi si avvicina. Gli effetti, a mio parere, sono positivi per questo motivi: 1) Si invia un messaggio all' industria. Non per niente sono spuntati come funghi agriturismi, negozi biologici e naturalisti, cultura, in generale, volta in questo senso. L' industria risponde, entro limiti "umani" a questi desideri. 2) Sebbene artefatti, nella maniera che hai indicato così diffusamente, gli alimenti naturali hanno accompagnato l' uomo per periodi più o meno lunghi; ad essi o, per lo meno, alla loro base l' uomo si è assuefatto, adattato temperato. Un po' come gli infermieri a contatto con i malati. 3) I sostenitori sono più felici, appagati, nel sapere che si alimentano in modo naturale. La convinzione è la base del placebo. Giusto ? |
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#19
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| La morte è naturale. Molti veleni sono naturali. Molti cibi non sono commestibili nella forma in cui si trovano in natura e richiedono selezioni, lavorazioni, trattamenti, come *condicio sine qua non* per essere commestibili. I processi di irrancidimento, contaminazione con tossine o parassiti, in generale l'"andare a male" dei cibi, sono tutti processi naturali. Lasciando fare alla natura il suo corso, dovremmo rinunciare ad alimenti freschi (la refrigerazione dei frigoriferi è infatti artificiale, per non parlare delle altre tecniche di conservazione), oppure rinunciarvi per problemi di costi, mancanza di confezionamento e trasporto (tecniche "innaturali"), ecc. Ecco una serie di esempi pratici di come -sebbene sia anche giusto in molti casi evitare cibi troppo raffinati o troppo trattati - l'equazione "più vicino allo stato naturale" uguale "più sano" non sia sempre vera!: Legumi. in nome del "naturale", andrebbero consumati tal quali, In realtà, l'ammollo in acqua e in certi casi la fermentazione aiutano a ridurre la componente di tossine di certi legumi. Cereali. Il tipo di grano più diffuso per la pastasciutta e non solo, il grano Creso, è frutto di una mutazione genetica casuale indotta in laboratori nucleari. Tuttavia gli amanti dell'"alimentazione naturale" se ne cibano senza problemi, diffidando invece dei "pericolosi OGM", nei quali tuttavia le mutazioni genetiche sono ottenute attraverso procedimenti molto più precisi e controllabili. Carne. in nome del "naturale", la carne andrebbe consumata cruda e subito dopo la macellazione, facendo a meno della frollatura (per chi non la conosce, vedi per es. http://www.cibo360.it/alimentazione/...frollatura.htm Peccato che esista il rigor mortis! Pesce. Quello crudo sarà anche buono ma può contenere pericolosi parassiti, l'Anisakis. Per evitare il problema si usa o la cottura, oppure (tra i giapponesi) si congela il pesce per far morire il parassita. Anche in questo caso, meglio evitare di prendere troppo alla lettera il "come natura crea" e prendere alcune precauzioni "artificiali". Pomodori, patate, peperoni. in nome del "naturale", andrebbero utilizzate le varianti selvatiche, non quelle coltivate dopo secoli di selezioni agricole. Peccato che le varianti selvatiche siano più ricche di solanina, alcaloide tossico. Caffè. in nome del "naturale" bisognerebbe bere solo caffè con caffeina ed evitare quello decaffeinato. In realtà, almeno in certe situazioni, un buon decaffeinato può essere preferibile. Zucchero. In questo caso il tipo integrale è effettivamente più ricco di sali minerali e vitamine rispetto a quello raffinato, ma si tratta pur sempre di briciole. Quei nutrienti si trovano in abbondanza in frutta e verdura, mentre usare un cucchiaino di zucchero raffinato o integrale fa ben poca differenza. Latte. in nome del "naturale" bisognerebbe bere solo latte crudo non pastorizzato. In realtà, questo espone a qualche rischio sanitario, specie per i bambini. E se si deve bollire il latte crudo, paradossalmente, tra pastorizzazione industriale a temperatura controllat per pochi istanti, e bollitura casalinga del latte crudo, la seconda è quella che usa un trattamento termico più violento, quindi viene da chiedersi quale sia alla fine il latte più "naturale". Latte "bio" e aflatossine. In questo caso, c'è qualche preoccupazione in più proprio verso la variante "bio", quella più "naturale", almeno a quanto leggo in un articolo del Corriere della Sera sul rischio di tossine fungine derivanti dal mais usato nell'alimentazione delle vacche. Secondo l'articolo, le contaminazioni sarebbero maggiori proprio nel mais da agricoltura "biologica". Però su questo aspetto lascerei un punto interrogativo e sarei curioso di sapere se l'articolo è confermato da altre fonti oppure no. http://www.corriere.it/sportello-can...atossine.shtml [...] La prima strada per eliminare le tossine cancerogene dal mais è rappresentata dai controlli: gli Istituti Zooprofilattici effettuano le analisi di campioni di latte e provvedono affinché il latte contaminato venga distrutto. Purtroppo però non tutto il latte consumato nel nostro Paese viene sottoposto ai controlli, e grossi interrogativi riguardano anche il latte in polvere. Nel mais tradizionale l'infezione è controllata, anche se solo parzialmente, con insetticidi. Ma i dati scientifici dicono che ciò non elimina del tutto il rischio aflatossine: una recente ricerca condotta presso l'Università Cattolica di Piacenza, per esempio, ha evidenziato concentrazioni di aflatossine preoccupanti in oltre il 18% dei campioni di mais analizzati. La situazione si fa ancor più critica nelle coltivazioni "biologiche", dove è vietato l'uso di insetticidi di sintesi. Questi vengono sostituiti con un batterio che produce una proteina insetticida, la quale non è tuttavia altrettanto efficace nel controllo della piralide. I dati di analisi rivelano infatti in queste coltivazioni il record della presenza di micotossine cancerogene. Lo stesso discorso vale anche per il latte: recenti ricerche pubblicate dall'Istituto Zooprofilattico di Brescia hanno evidenziato che molti dei campioni di latte di stalla analizzati presentano alte contaminazioni da aflatossine, e questo è vero soprattutto per il "latte biologico". E ciò è ancor più preoccupante se si considera che il problema aflatossine non è limitato a polenta e latte, ma è allargato a tutte quelle colture che non siano sufficientemente protette dalle infezioni fungine, come, ad esempio, la vite e l'olivo. [...] -- questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad abuse[at]newsland.it |
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